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Nel terzo anno di pandemia la scuola continua a pagare. Quello che il Governo non ha fatto e le richieste dei Cobas

12/01/2022

Il “governo dei migliori”, di fronte all’esponenziale aumento dei contagi delle ultime settimane, alla crescente e insostenibile pressione sul sistema sanitario, all’allarme sul peggioramento della situazione che – assicurano gli esperti – ci attende nei prossimi giorni, alza le spalle e tira dritto: la scuola può ripartire “in presenza e in sicurezza”, secondo la formula, propagandistica e beffarda, con cui ha accompagnato il suo “non fare” per la sicurezza della scuola nel primo anno di vita. Mai come oggi appare nella sua evidenza il paradosso di un governo che rivendica ossessivamente un risultato (scuole in presenza e in sicurezza) che nella realtà ha fatto di tutto per scongiurare. Niente di ciò che andava fatto per rendere le scuole più sicure è stato realizzato e tutto è rimasto nella situazione, già disastrosa, precedente alla pandemia: lasciate le classi pollaio, nessuno spazio aggiuntivo, trasporti insufficienti e sovraffollati, aule senza sistemi di areazione. Nessuna delle proposte presentate in questi due anni di pandemia sono state recepite, persino l’obbligo di distanziamento di un metro è stato di fatto abolito, preso atto che in gran parte delle scuole non è praticabile. Non è stata minimamente presa in considerazione l’opportunità di invertire la rotta della politica pluridecennale di tagli forsennati che ci ha consegnato il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti, tanto nella scuola quanto nella sanità. Così, mentre si è continuato a ripetere “mai più DAD”, le comunità scolastiche sono state lasciate da sole a fronteggiare l’emergenza, tra le mille difficoltà di sempre, a cui si sono aggiunte quelle scaturite dall’emergenza sanitaria e quelle determinate dalle incaute uscite dei “migliori”, che hanno aumentato la confusione e moltiplicato i problemi. Nonostante ciò, le scuole si sono arrangiate e hanno garantito la didattica in presenza anche nelle crescenti difficoltà applicando le regole, poco chiare, dettate dai vari decreti-legge.

Abbiamo denunciato in estate la grande manovra diversiva del green pass che è poi continuata con l’introduzione dell’obbligo vaccinale nella scuola, perché rispondeva a finalità diverse dalla gestione sanitaria della pandemia, in un contesto, quello della scuola, in cui avevamo già aderito in massa alla campagna di vaccinazione. Perfino la necessaria campagna di vaccinazione è stata infatti gestita con l’intento politico di assolvere il governo da ogni responsabilità e dopo due anni, con i vaccini disponibili, la scuola si trova ancora una volta in ginocchio. I presidenti delle regioni dal canto loro ovviamente ne approfittano e decidono, come negli ultimi due anni, di chiudere le scuole invocando ipocritamente il diritto alla salute solo per coprire le loro responsabilità in merito al disastro sanitario e di tutti i servizi pubblici essenziali della regione, mentre fanno carte false per rimanere in zona bianca per far “girare l’economia”.

La posizione dei Cobas è stata e rimane quella di mantenere le scuole aperte a meno che le condizioni di diffusione del contagio – e non sta certo a noi stabilirlo – determinino la necessità di chiudere tutto, a partire dai servizi non essenziali. Per questo, pur consapevoli dell’attuale diffusione del contagio e della rabbia diffusa nel mondo della scuola, riteniamo inaccettabili le richieste di chiudere le scuole, e solo le scuole, avanzate da numerosi dirigenti: una coazione a ripetere che rivela lo svilimento dell’importanza  del benessere e della salute psicofisica dei giovani, del diritto allo studio, che parte proprio da chi dovrebbe  sostenere che la scuola non può essere considerata un servizio superfluo, che la DAD non è scuola e che ha già prodotto abbastanza danni, che la scuola insomma deve essere l’ultima a chiudere.

Draghi ha rivendicato in conferenza stampa un cambio di passo rispetto al governo Conte 2: la scuola non è la prima a chiudere, ma l’ultima. L’accoglimento del ricorso da parte del Tar Campania contro l’ordinanza di chiusura di De Luca è sicuramente una notizia positiva, anche se dovrebbe far riflettere sugli effetti devastanti di un ulteriore autonomia regionale differenziata. Ma il governo Draghi ha la responsabilità politica di non aver fatto quello che era necessario per rendere effettivo lo slogan della scuola aperta e in sicurezza, con l’aggravante che aveva i fondi del PNRR per farlo! Per cui, il rischio è che un numero crescente di classi sia ancora una volta in larga misura consegnato alla Dad per decisione dei dirigenti, di fronte all’impossibilità di avere un tracciamento tempestivo dei contagi in classe alla notizia del primo (o secondo o terzo) alunno positivo, come ha annunciato lo stesso Giannelli. Certo il virus esiste e picchia duro, potrebbe anche essere utile e necessario fermarsi tutti/e, ma ancora una volta lo faranno solo le scuole: bambini/e e ragazzi/e pagheranno il conto. Per il resto tutto aperto, tutti a lavorare in auto sorveglianza, anche se siamo contatti stretti, il sistema economico non deve fermarsi! Chiediamo il conto a tutti, Governo, Regioni, Province e Comuni, di quanto, in questi due anni, non è stato fatto e non si intende fare. Entrati nel terzo anno chiediamo e rivendichiamo ancora provvedimenti immediati e programmi seri per il futuro.

Dai Dirigenti Vogliamo

l’utilizzo immediato delle risorse assegnate per l’emergenza e degli avanzi di bilancio per acquistare i dispositivi ffp2 e gli areatori.

Dalle Regioni e dagli Enti Locali Vogliamo

una medicina territoriale di prossimità che garantisca le tre T (testare, tracciare, trattare), e in particolare il pieno funzionamento e potenziamento delle USCA; screening periodici di protezione adeguati e gratuiti per garantire il rientro a scuola in presenza, continuità, serenità e sicurezza; Tamponi gratuiti per tutti: alunni, docenti, ATA, famiglie; riorganizzazione del TRASPORTO PUBBLICO, con maggiori risorse; reperimento di spazi ulteriori per le scuole e adeguamento immediato di tutte le strutture esistenti.

Dal governo Centrale e dal Ministero Istruzione vogliamo

indicazioni chiare a salvaguardia del diritto all’istruzione che non aggravino le differenze tra Nord e Sud, centro e periferie e tra scuole; assunzione massiva di personale e risorse necessarie per ridurre il rapporto alunni-classe; presìdi sanitari e abolizione dell’ obbligo vaccinale nelle scuole, riammissione del personale docente e ATA sospeso con tamponi periodici e riconoscimento del diritto al lavoro e alla retribuzione; indicazioni chiare e tempestive in merito alla valutazione e alle modalità di svolgimento degli esami di stato.

Esecutivo Nazionale Cobas Scuola

NO all’obbligo vaccinale nella scuola, SI’ alla campagna di vaccinazione

“Dal 15 dicembre 2021, l’obbligo vaccinale si applica anche alle seguenti categorie di personale: a) al personale scolastico del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”, così il CdM del 24 novembre. La stragrande maggioranza di lavoratori della scuola (intorno al 95%) è già vaccinata, ma il governo, per nascondere incapacità e inefficienza, nonostante nelle scuole si stia lavorando regolarmente, impone la vaccinazione obbligatoria. Una vessazione di cui non si comprendono le ragioni scientifico-sanitarie, poiché le aule continueranno a essere frequentate da una maggioranza (gli alunni) non vaccinata e, quindi, per evitare la diffusione della pandemia continuerà a essere determinante il rispetto delle regole (mascherine, uso del gel…), come ha fatto, dall’inizio dell’anno, tutto il personale, vaccinato e non. Questi ultimi, in particolare, per lavorare si sono sottoposti, a loro spese, ogni 48 ore a una verifica dello stato di salute mediante un tampone.E’ quindi evidente che questo provvedimento serve solo a nascondere lo stato disastroso della scuola pubblica ulteriormente accentuato dalle politiche del governo Draghi. Infatti, all’apertura di questo nuovo anno scolastico ci siamo ritrovati nelle stesse pessime condizioni precedenti:- Personale (Docente e ATA) in numero insufficiente- Presenza diffusa delle classi pollaio- Nessun intervento significativo sull’edilizia scolastica- Mancato rispetto della distanza di un metro fra gli alunni, grazie alla possibilità di deroga quando le classi sono numerose e/o le aule piccole- Trasporti in condizioni disastroseL’obbligo vaccinale non servirà certo a modificare tutto questo, mentre, di fatto, viene rimesso in discussione il delicato equilibrio che deve essere garantito tra i diversi diritti costituzionali: all’ istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 34 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13). All’interno di un clima generale che punta sempre più sulla repressione per risolvere i problemi sociali, come è già avvenuto con le pesantissime limitazioni del diritto di manifestare. Poiché i Cobas Scuola hanno sin dall’inizio sostenuto che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale, anche se non l’unico, per combattere la pandemia, ma al contempo hanno ribadito il carattere volontario di tale scelta, chiedono che il CdM revochi immediatamente l’obbligo vaccinale, garantendo una prosecuzione serena della vita scolastica per lavoratori e studenti. Esecutivo Nazionale COBAS Scuola

Lettera dei 4 docenti COBAS sospesi per non aver presentato il Green Pass a scuola

https://www.tecnicadellascuola.it/lettera-dei-4-docenti…

Da quando è iniziata la pandemia ci siano sempre battuti perché le scuole fossero le ultime a chiudere: i nostri studenti, costretti alla DAD, troppo hanno perso sia in termini di apprendimenti che di socialità. Nell’ultimo anno siamo arrivati all’assurdo: i ragazzi potevano andare praticamente ovunque tranne che a scuola. Abbiamo gridato nelle piazze che il governo doveva fare cose concrete e cioè ridurre i parametri del numero minimo di alunni per classe assumendo più personale e intervenire sugli edifici scolastici, ma dopo tre anni di “emergenza” niente è stato fatto e nuovamente ci troviamo con classi pollaio in aule che mettono a dura prova il concetto di “assembramento”. Siamo entrati a scuola esattamente come ne siamo usciti e il rischio di tornare in DAD è di nuovo dietro l’angolo, come già sta succedendo con intere classi in quarantena in molte città italiane.Siamo rientrati però con la novità del Green Pass: i lavoratori/trici della scuola sono stati i primi a sperimentarlo, nonostante molti ragazzi e oltre il 90% della personale della scuola abbia scelto volontariamente il vaccino (strumento fondamentale per combattere la pandemia nella situazione attuale determinata da decenni di tagli alla sanità, ma certo non l’unico). In tale situazione il Green Pass è un surrettizio obbligo vaccinale, dato che l’alternativa dei tamponi resta poco praticabile fin quando è invasiva, a pagamento e con efficacia di sole 48/72 ore.L’obbligo del green pass a scuola si sarebbe potuto e dovuto evitare grazie all’uso dei test salivari gratuiti, al rispetto del distanziamento fisico – non più obbligatorio e di fatto impossibile da mantenere in classi sovraffollate – e all’uso coerente dei dispositivi (gel, mascherine, sanificatori dell’aria). E anche grazie alla presenza di presìdi sanitari nelle scuole per valutare l’andamento della pandemia e tutelare la salute di lavoratori/ lavoratrici e studenti. In questo quadro, a nostro avviso, è venuto meno quel necessario equilibrio che deve esserci fra diversi diritti costituzionali: il diritto all’ istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 34 Cost.); il diritto alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); il diritto al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4, 35 e 36); il diritto alla libertà personale (art.13).Dunque, per difendere la scuola pubblica statale, luogo di formazione del pensiero critico, e per difendere la dignità del lavoro di tutti i lavoratori/trici (vaccinati e non vaccinati), abbiamo scelto volontariamente di sottrarci all’obbligatorietà del Green Pass, cui è seguita automaticamente la nostra sospensione dal lavoro (con un procedimento che non prevede neanche il contraddittorio); tutto ciò affinché un giudice possa valutare se le misure individuate dal governo Draghi e confermate dal Parlamento violino il diritto al lavoro e alla retribuzione previsto dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Per sottolineare che la difesa del diritto al lavoro è un obiettivo di tutti i lavoratori (vaccinati e non vaccinati), dopo la sospensione e l’avvio del ricorso, due di noi si vaccineranno. Non appena il procedimento giudiziario sarà avviato, rientreremo in classe; siamo consapevoli e dispiaciuti perché questo gesto determinerà per i nostri alunni un’ interruzione della continuità didattica; nel tentativo di ridurre al minimo gli svantaggi per i nostri alunni abbiamo comunicato con anticipo le nostre intenzioni ai Dirigenti Scolastici affinché, utilizzando gli appositi fondi stanziati dal Ministero, potesse attivarsi da subito per individuare i sostituiti. Interrompere il percorso appena avviato con i nostri alunni è senz’altro per noi la cosa più pesante, ma anche assumere comportamenti coerenti con le proprie convinzioni e rivolgersi alle istituzioni quando si ritiene, a torto o a ragione, di aver subito un provvedimento incostituzionale crediamo sia un modo concreto per contribuire alla crescita delle giovani generazioni che certo meriterebbero una scuola pubblica aperta, sicura e finanziata adeguatamente.

Ferdinando Alliata Flavio Coppola Antonino De Cristofaro Serena Tusini

Noi ci facciamo sospendere per il diritto al lavoro

Lunedì 18 sarà il 5° giorno di sospensione per 4 componenti l’Esecutivo Nazionale dei Cobas Scuola. Il giorno dopo sarà avviato il ricorso.
Li incontriamo in diretta alle 17 al seguente link: https://us02web.zoom.us/j/84312479301… ID riunione: 843 1247 9301 Passcode: 875042
Sarà presente l’avv. G. Nobile dell’Ufficio Legale Nazionale.
I Cobas Scuola intendono, attraverso loro, fare ricorso al Giudice del lavoro e sollevare la questione di costituzionalità del cosiddetto Green Pass, con particolare riferimento alla sanzione della sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio dopo 5 giorni di assenza “ingiustificata”, che viola pesantemente il diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione, previsti dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Mostra meno

Togliamo la mascherina al green-pass… e vediamo cosa si nasconde dietro

07 settembre 2021

Inizia il nuovo anno scolastico, questa volta sotto l’insegna del green-pass; questa misura del governo che per quanto riguarda la scuola assume aspetti particolarmente illogici e sembra manifestare una sorta di punitiva volontà di rivalsa nei confronti di una categoria che si è vaccinata oltre il 90%.

Sosteniamo che il green-pass svolge un’opera di distrattore, che fa seguito alla campagna propagandistica sulla scuola estiva, e gioca un ruolo chiave nel nascondere i reali problemi che, anche nella nostra regione, funestano questo inizio di anno scolastico a causa di ciò che la politica non ha voluto fare.

Gli organici non sono stati adeguati alle necessità: ci troviamo con un numero di classi complessivo addirittura diminuito rispetto allo scorso anno con un conseguente aumento del numero di studenti per classe (alla faccia dell’abolizione delle classi pollaio). Le risorse previste per il cosiddetto organico covid sono notevolmente ridotte e limitate a contratti che scadranno il 31 dicembre 2021 rendendo di fatto impossibile quello sdoppiamento delle classi che lo scorso anno aveva consentito di rispettare le norme sul distanziamento, almeno in alcune situazioni. Tutte quelle classi sono state tagliate in organico di diritto e non è stato possibile ripristinarle in organico di fatto né sarà possibile farlo con l’arrivo dell’organico covid. Tutto ciò è possibile anche grazie alla scomparsa dei vincoli di distanziamento, derubricati a mera raccomandazione, per risparmiare sugli spazi e sugli organici.

Il ministro Bianchi millanta un impegno straordinario a favore delle singole scuole con emergenza classi pollaio, ma ciò si tradurrà, nella migliore delle ipotesi, in qualche risorsa aggiuntiva assegnata a giochi fatti, con la formazione delle classi già ultimata; si tratterà di risorse finalizzate ad estemporanei e limitati interventi-cerotto per mitigare lo scempio che continua a protrarsi anche dopo due anni di scuola a distanza.

Ma per il ministro Bianchi e per l’intero governo, bisogna ricordarlo, 27 alunni per classe vanno comunque bene, rappresentano la norma e non pongono nessun problema educativo, vengono infatti definite classi pollaio solo quelle con 30 e passa studenti! Nessuna forza politica di governo infatti ha pensato che sarebbe stato il momento buono per prendere di petto il problema, facendosi promotrice di un intervento legislativo che ridefinisse i parametri sul numero massimo di studenti per classe e ponesse fine allo scempio della Legge Gelmini-Tremonti del 2008 che ne ha imposto l’innalzamento!

A ciò si aggiunge la gravissima e disarmante situazione dei corsi serali. L’impossibilità di assicurare l’inizio regolare delle lezioni a tutti gli studenti iscritti ai corsi serali per carenze di organico rappresenta uno schiaffo alla scuola intera e alla sua funzione sociale, tanto più nel periodo che attraversiamo: un livello di inettitudine politica e amministrativa che rasenta l’impensabile. Quasi ci vergogniamo a dover chiedere oggi un intervento immediato straordinario sugli organici dei serali (e non certo utilizzando l’organico covid al 31 dicembre!) per garantire il mero diritto ad andare a scuola alle e agli studenti adulti regolarmente iscritti.

Sul fronte precariato come previsto le assunzioni hanno rappresentato una goccia nel mare: si prevedono ancora oltre 150.000 posti assegnati a supplenza annuale lasciando sostanzialmente inalterato il problema del precariato.

Le richieste di Tempo Pieno delle scuole e delle famiglie continuano a rimanere in gran parte disattese e rifiutate. Inoltre nella scuola primaria assistiamo all’endemica difficoltà nel reperire supplenti. Com’è possibile che la facoltà di Scienze della Formazione Primaria sia a numero chiuso, quando il numero di insegnanti è così scarso?

Intanto si assiste all’ennesima farsa generata dal nuovo “algoritmo” che ha già presentato problemi ed è stato “riavviato” nel corso delle assegnazioni delle supplenze, generando, come prevedibile, disguidi e disparità che daranno luogo a ricorsi e revisioni delle nomine con gravi danni per tutti, a partire dagli studenti.

Infine rimane critico il nodo degli spazi: non solo si è derogato alle norme sul distanziamento che imponeva il reperimento di spazi aggiuntivi, ma diverse scuole superiori non sono in grado neppure di far fronte all’aumento di iscrizioni e stanno programmando il ricorso straordinario alla DAD, cosa che peraltro non è assolutamente né prevista nè permessa dalle attuali normative e circolari. Come avevamo denunciato già lo scorso anno lo sdoganamento della DAD avrebbe comportato il rischio concretissimo di incorporarla come elemento strutturale del funzionamento delle scuole e quindi come via di fuga per far fronte a situazioni, come l’attuale mancanza di aule, che nulla hanno a che fare con l’emergenza.

Come Cobas, insieme a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della scuola pubblica, rifiutiamo di farci schiacciare su una discussione che cerca di spostare l’attenzione sulla esigua minoranza che non ha ancora ricevuto il vaccino per creare un nuovo capro espiatorio (che non sarà certo l’ultimo) su cui scaricare le responsabilità dei problemi che si verificano e si verificheranno nel corso dell’anno scolastico e in definitiva le inefficienze di chi governa.

Siamo assolutamente distanti da qualsiasi posizione no-vax; non è in discussione l’importanza del vaccino nella lotta alla pandemia, ma piuttosto l’uso politico dell’emergenza per finalità diverse e per certi versi addirittura in contrasto con le misure di tutela della sicurezza nelle scuole, nelle quali il distanziamento è stato derubricato a semplice raccomandazione e continua a non essere adottata alcuna misura di tracciamento come se il virus fosse magicamente scomparso con il controllo del green-pass di una parte peraltro minoritaria di chi frequenta quotidianamente le scuole.

Per questi motivi aderiamo e sosteniamo la mobilitazione lanciata da PaS per il 20 settembre (primo giorno di scuola in Puglia e Campania, due delle regioni dove la scuola ė stata più martoriata) e, come passo di avvicinamento, lanciamo un presidio il giorno 13 (primo giorno di scuola nella nostra regione) alle ore 15 sotto l’ufficio scolastico in via de’ Castagnoli 1 per sostenere con forza le misure di cui ha bisogno il rilancio della scuola pubblica:

  • la riduzione del numero di alunni per classe
  • l’assunzione dei precari e delle precarie per coprire le carenze di organico
  • l’assegnazione degli organici per il funzionamento regolare delle scuole serali
  • l’accoglimento delle richieste di ampliamento del tempo pieno
  • il reperimento di spazi adeguati
  • il rifiuto totale e assoluto della DAD
  • il rifiuto del green-pass
  • l’istituzione di presidi sanitari nelle scuole, che svolgano anche funzione di tracciamento e monitoraggio
  • la predisposizione, nell’ambito di questa opera di tracciamento, di tamponi rapidi gratuiti per tutta popolazione scolastica

Lunedì 13 Settembre ore 15

presidio sotto l’Ufficio scolastico regionale,

in via de’ Castagnoli 1

COBAS SCUOLA BOLOGNA

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Incredibile marcia indietro del Ministro! I Cobas chiedono tamponi salivari gratuiti con efficacia settimanale e l’abolizione del green pass a scuola

Cobas Scuola

18/08/2021 

Avevamo accolto favorevolmente il passaggio del Protocollo d’ Intesa per la sicurezza a scuola del 14 agosto 2021 laddove  prevede, con riferimento alle risorse straordinarie erogate alle scuole, che “fermo restando il raccordo istituzionale, a livello nazionale, con il Commissario straordinario e valutate le effettive necessità di contrasto alla diffusione della pandemia, le istituzioni scolastiche, mediante accordi con le Aziende Sanitarie Locali o con strutture diagnostiche convenzionate, utilizzeranno tali risorse anche per consentire di effettuare tamponi diagnostici al personale scolastico, secondo le modalità previste dall’Autorità sanitaria”

Da cui si evince la gratuità dei tamponi per tutto il personale che non può o non vuole vaccinarsi, senza alcuna distinzione, come avevamo chiesto nel comunicato del 6 agosto. Ma prontamente un comunicato del MI e lo stesso Ministro con sue dichiarazioni fanno marcia indietro, sostenendo che la gratuità sarebbe solo per soggetti fragili che non possono vaccinarsi. Per cui il Protocollo sarebbe carta straccia e, in ogni caso, il governo confermerebbe e rafforzerebbe il carattere punitivo del DL sul green pass a scuola.

La gratuità dei tamponi per il personale non vaccinato per qualsiasi motivo va garantita in modo uniforme su tutto il territorio nazionale e non con il meccanismo farraginoso e foriero di differenziazioni territoriale, previsto dal Protocollo e basato su accordi tra singole scuole e ASL. Inoltre, è assurdo applicare alla scuola l’efficacia temporale dei tamponi previsto per eventi una tantum, come un concerto o una partita di calcio: a scuola ci si va tutti i giorni per tutto l’anno scolastico e non si possono prevedere centinaia di tamponi a persona ogni 48 ore, che di fatto rendono obbligatorio il vaccino. Tamponi con efficacia temporale settimanale, il 90% del personale vaccinato volontariamente, l’uso di dispositivi e il rispetto rigoroso e senza deroghe opportunistiche del distanziamento di un metro garantiscono la sicurezza della scuola in presenza. Infatti, la raccomandazione del rispetto della distanza interpersonale di almeno un metro è stata di fatto cancellata nel caso in cui “le condizioni strutturali-logistiche degli edifici non lo consentano”.

 Infine, lo stesso Ministero della salute ha sancito che “il campione di saliva può essere considerato un’opzione per il rilevamento dell’infezione da SARSCoV-2 in individui asintomatici sottoposti a screening ripetuti per motivi professionali o di altro tipo, per aumentare l’accettabilità di test ripetuti”. Per cui, va garantita la possibilità di optare per i tamponi salivari, che sono decisamente meno invasivi.

Chiediamo, quindi: la gratuità dei tamponi garantita a livello nazionale; l’efficacia settimanale dei tamponi; la possibilità di optare per i test salivari.

Ribadiamo che “la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale per combattere la pandemia”. Anche Medicina Democratica sostiene: “levaccinazioni disponibili sono, allo stato delle conoscenze, uno strumento essenziale, non l’unico, per il contrasto della diffusione della pandemia da Covid 19 e, nel contempo, per ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e permettere un graduale ritorno alle attività lavorative, ludiche e culturali.(..)Pur considerando che le autorizzazioni all’utilizzo dei vaccini non hanno potuto seguire le procedure previste e adeguati test, la necessità di avere questo strumento disponibile in tempi brevi è stata confermata dall’efficacia in particolare nella riduzione della occupazione delle strutture sanitarie anche in presenza di incrementi nella diffusione.”

Ma al tempo stesso ribadiamo il carattere inaccettabile dell’obbligo vaccinale per il personale scolastico, la categoria che si è vaccinata di più in modo volontario e che non è a contatto con persone particolarmente fragili, che è la motivazione usata per il personale sanitario. La sanzione della sospensione dello stipendio dopo 5 giorni e la multa da 400 a 1000 euro (raddoppiabili in caso di recidiva) violano pesantemente il diritto al lavoro e alla retribuzione, previsti dagli artt. 4 e 36 della Costituzione. Per cui chiediamo, in sede di conversione in legge del DL n.111/2021, la cancellazione del comma 6 dell’art.1. In caso contrario, valuteremo con i ns legali l’opportunità di ricorsi campione per sollevare la questione di costituzionalità delle sanzioni previste dal decreto e la compatibilità con la normativa UE.

Riteniamo assolutamente tardivi e generici gli impegni previsti nel Protocollo d’intesa in riferimento al piano sperimentale per la riduzione del numero degli alunni per classe, al prolungamento dei contratti Covid oltre il 31 dicembre, all’assunzione a tempo determinato di personale Ata. Vi è, infatti, in alcuni casi solo un generico e non quantificato riferimento a risorse aggiuntive, mentre quelle già stanziate e richiamate nella Nota tecnica del 13 agosto sono esigue, in particolare sono risibili i 22 milioni per ridurre le classi pollaio.

  • Durante i due ultimi anni scolastici pandemici i Cobas si sono mobilitati più volte, insieme a Priorità alla scuola, per chiedere (inascoltati) quegli interventi strutturali indispensabili per garantire l’unica vera scuola, che è quella in presenza: riduzione del numero di alunni per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni disabili), assunzione di tutti i docenti con tre anni di servizio e gli ATA con due, investimenti nell’ edilizia scolastica e nei trasporti. Su questo il governo Draghi ha gravi responsabilità politiche come il governo Conte, ma con l’aggravante di non aver usato a tali scopi le ingenti somme del Recovery fund.

Su questi obiettivi aderiamo alle mobilitazioni locali del 20 settembre indette dal movimento Priorità alla Scuola.

Ma, in generale, le ingenti risorse del Recovery Plan devono essere usate per un’inversione di rotta a 180 gradi da un punto di vista sociale, economico e ambientale, mentre il PNRR italiano è caratterizzato da pesanti elementi di continuità con il modello di sviluppo che ha segnato la lunga fase neoliberista. Per tali scopi la Confederazione Cobas, insieme a tutto il sindacalismo di base, ha indetto lo sciopero generale dell’11 ottobre e, insieme ad un ampio arco di organizzazioni e movimenti sociali, la manifestazione nazionale del 30 ottobre, in occasione del G20

Roma, 18 agosto 2021

 Esecutivo nazionale dei Cobas – Comitati di base della scuola

No all’obbligo vaccinale per il personale della scuola, Sì alla vaccinazione volontaria

5 agosto 2021

​La regolamentazione dell’apertura delle scuole deve garantire un delicato equilibrio tra diversi diritti costituzionali: all’istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 33 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo“, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e alla retribuzione che garantisca libertà e dignità (art. 4 e 36); alla libertà personale (art.13).

I Cobas Scuola ritengono che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale per combattere la pandemia. Come sostiene anche Medicina Democratica, “le vaccinazioni disponibili sono, allo stato delle conoscenze, uno strumento essenziale, non l’unico, per il contrasto della diffusione della pandemia da Covid 19 e, nel contempo, per ridurre la pressione sulle strutture sanitarie e permettere un graduale ritorno alle attività lavorative, ludiche e culturali.(..) Pur considerando che le autorizzazioni all’utilizzo dei vaccini non hanno potuto seguire le procedure previste e adeguati test, la necessità di avere questo strumento disponibile in tempi brevi è stata confermata dall’efficacia in particolare nella riduzione della occupazione delle strutture sanitarie anche in presenza di incrementi nella diffusione.

Ma, al tempo stesso, i Cobas ritengono assolutamente inaccettabile l’obbligo vaccinale per il personale scolastico con una sanzione la cui rapidità non è stata usata neanche per il personale sanitario: chi non è ammesso a scuola per mancanza del green pass viene considerato assente ingiustificato e dopo 5 gg scatta la sospensione del rapporto di lavoro senza retribuzione con una pesante violazione del diritto costituzionale al lavoro e alla retribuzione stessa. E’ vero che il vaccino può essere sostituito dal tampone che, però, ha validità solo per 48 ore e dovrebbe essere ripetuto di continuo e non è gratuito, ma costa 15 euro. Sarebbe, in ogni caso, opportuno garantire la gratuità dei tamponi.

Non sussistono le motivazioni che sono state usate per l’obbligo per il personale sanitario, che è a contatto con persone in condizioni di particolare fragilità, mentre non sono tali gli studenti. Ma l’introduzione dell’obbligo è particolarmente assurda perché lo stesso Ministro Bianchi rileva che l’86% del personale è già vaccinato e stima che siamo di fatto al 90% perché molti docenti e Ata si sono vaccinati registrandosi per fascia di età o altro. Tale livello di vaccinazione, il rispetto delle norme sul distanziamento fisico e l’uso dei dispositivi garantiscono il regolare svolgimento delle lezioni in presenza e in sicurezza (sicuramente maggiore di quella, per esempio, dei luoghi di culto per i quali non è previsto il green pass).

È, inoltre, un ossimoro la richiesta di consenso informato per chi si vaccina per poter lavorare: se si tratta di obbligo non si può chiedere il consenso e deve essere lo Stato ad assumersene la responsabilità. Il decreto non rispetta neanche la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa n. 2361/2021 secondo cui: “i cittadini devono essere informati che la vaccinazione non è obbligatoria e che nessuno è politicamente, socialmente o altrimenti sotto pressione per vaccinarsi, se non lo desidera”.

La didattica in presenza andava e va garantita riducendo il numero di alunni per classe, assumendo tutti i docenti con tre anni di servizio e gli ATA con due, investendo nell’ edilizia scolastica e nei trasporti. Su questo il governo Draghi ha gravi responsabilità politiche come il governo Conte, ma con l’aggravante di non aver usato a tali scopi le ingenti somme del Recovery Fund.

I Cobas sosterranno i lavoratori della scuola colpiti con la sospensione del rapporto di lavoro e dello stipendio.Esecutivo nazionale dei Cobas – Comitati di base della scuola

I COBAS lanciano un allarme a governo e famiglie: in queste condizioni a settembre la scuola non può aprire01/07/2021Cobas scuola

Nelle ultime settimane i COBAS hanno presentato presso le Istituzioni alcune proposte di modifica all’art. 59 del  Decreto Legge 73/2021 (Sostegni bis) attualmente in discussione presso la la Camera dei Deputati. Di fronte alla totale indifferenza di tutti i partiti di maggioranza ed opposizione, i COBAS lanciano l’allarme a governo e famiglie in vista dell’apertura delle scuole a settembre che si prevede più caotico dello scorso anno, considerato che circa il 25% di tutte le cattedre in organico di diritto e di fatto sarà scoperto.

La nostra organizzazione, da sempre favorevole ad un sistema di reclutamento basato strutturalmente sul “doppio canale”,  ritiene le misure introdotte dal D.L. Sostegni bis insufficienti a garantire il corretto avvio del prossimo anno scolastico, con tutti i docenti in cattedra, ed a risolvere lo storico problema del precariato. In particolare, il progressivo svuotamento delle Graduatorie ad Esaurimento (GaE) e delle Graduatorie di Merito (GM) regionali (2016 e 2018) ha reso impossibile coprire lo scorso anno scolastico ben 65000 cattedre vacanti e disponibili, ed ha portato a livelli record le cattedre assegnate annualmente ai supplenti (circa 240000, cioè oltre un quarto di tutto il personale docente). Sebbene il D.L. 73/2021 introduce alla possibilità di reclutare il personale docente attraverso la  prima fascia (GPS, Graduatorie provinciali per le supplenze) con tre anni di servizio statale, rimane totalmente irrisolto il problema della copertura oltre 112000 cattedre vacanti e disponibili per l’A.S. 2021/22, ed al contempo il problema della stabilizzazione del personale scolastico con oltre 3 anni di servizio che attualmente si trova nella seconda fascia delle GPS. Per i motivi sopra esposti, chiediamo un intervento del Ministero dell’Istruzione in sede di conversione in legge del D.L. 73/2021 per risolvere immediatamente, strutturalmente e definitivamente il problema del reclutamento del personale scolastico, in modo da garantire il corretto e funzionale avvio del prossimo anno scolastico.

Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della scuola

A settembre tutti/e a scuola in sicurezza

Anche a Bologna, come in altre 50 città italiane, GIOVEDI 25 GIUGNO si terrà una nuova manifestazione per la riapertura in sicurezza delle scuole a settembre. I Cobas insieme ad altri gruppi, associazioni e sindacati promuovono la nuova giornata di mobilitazione nazionale indetta da Priorità alla scuola.

La comunità scolastica ha bisogno di ripartire in presenza a settembre: bambine, bambini, giovani, insegnanti, Ata, lavoratori, lavoratrici e famiglie hanno resistito per tre mesi – materialmente e psicologicamente – per far fronte a un’emergenza.
Dopo questo enorme sforzo collettivo e quando ormai tutte le attività produttive del Paese sono già riavviate, è ora di dire BASTA: la comunità scolastica ha bisogno di RIPARTIRE IN PRESENZA E SENZA DAD O FORME MISTE IN TUTTI GLI ORDINI DI SCUOLA a settembre, perché senza scuola non c’è politica, non c’è giustizia, non c’è uguaglianza, non c’è crescita – né umana, né economica.
Per questo ribadiamo alcune richieste fondamentali, che sono già state enunciate nei presidi del 23 maggio e del 6 giugno:

  • risorse straordinarie per il rilancio della scuola;
  • riduzione del numero degli alunni per classe (massimo 15);
  • consistente incremento dell’organico docente, a cominciare dall’immissione in ruolo dal primo settembre 2020 di TUTTI i 200.000 precari che hanno lavorato quest’anno e di quelli che comunque hanno alle spalle 3 anni di servizio;
  • consistente incremento del personale ATA che garantisca la riapertura delle scuole in sicurezza senza che questo si traduca in un sovraccarico di lavoro sulle spalle di un personale numericamente insufficiente;
  • utilizzo di tutte le risorse interne alla scuola (ore di potenziamento e tutte le risorse legate al FIS) per attività e progetti legati all’aiuto degli alunni e delle alunne in difficoltà e per l’attività didattica ordinaria;
  • ricerca e utilizzo di risorse esterne alla scuola (dai PON ai finanziamenti di enti pubblici e soggetti privati) che abbiano esclusivamente lo stesso obiettivo del punto precedente;
  • immediato conferimento di supplenze temporanee, fin dal primo giorno di assenza del personale docente e ata e conseguente divieto di distribuire gli/le studenti nelle altre classi in caso di assenza del docente;
  • divieto, salvo casi di estrema necessità, dell’utilizzo di ore eccedenti, delle ore di contemporaneità, di ore aggiuntive retribuite col FIS, dell’organico dell’ autonomia, a fini della copertura delle assenze ;
  • impegno di Comuni e Provincia a trovare spazi nuovi o dismessi per tutte le scuole di ogni ordine e grado;
  • investimenti strutturali per l’edilizia scolastica;
  • prevenzione sanitaria nelle scuole;
  • emanazione, entro il mese di luglio 2020, di un protocollo chiaro e puntuale sulle procedure da mettere in atto nelle scuole in caso di assenza di personale scolastico o studenti per sindrome influenzale non essendo possibile diagnosticarne da subito la sua origine escludendone il Covid-19 come causa.
  • diritto universale di congedo retribuito a tutti i genitori fin dal primo giorno di malattia del figlio, al fine di preservare il diritto alla salute e all’istruzione.
  • Interventi inclusivi di welfare studentesco: trasporti e libri di testi gratuiti, per tutti gli ordini e gradi di scuola, bonus studio, interventi previdenziali per genitori.
    Di contro, non sono accettabili la riduzione del tempo scuola, le esternalizzazioni per completare il tempo scuola, le lezioni di 40 minuti e la conferma della DAD come parte strutturale dell’orario di scuola.

Purtroppo, il Ministero dell’Istruzione e gli USR si stanno muovendo in tutt’altra direzione: hanno applicato i vecchi criteri per la formazione delle classi, arrivando a produrre l’effetto di un ulteriore taglio alle superiori, dovuto alla mancanza di “ripetenti”, ciò ha significato l’assegnazione di un numero di classi inferiore a quello che sarebbe stato concesso in assenza dell’emergenza COVID!!! provocando di fatto un incremento di alunni per classe e numerose classi con anche più di 30 alunni!!!
Con questi numeri come si fa a garantire il distanziamento?
Non sono più accettabili la confusione e i continui cambi di posizione delle ultime settimane e, soprattutto, lo stanziamento di soli 1,5 miliardi di euro per il rilancio della scuola, peraltro destinati in buona parte alle attrezzature digitali e alla didattica a distanza. Tali fondi vanno moltiplicati almeno per 10 volte per un intervento straordinario per l’edilizia scolastica e il potenziamento degli organici. E questa volta i fondi ci sono, visto che con il Recovery Fund arriveranno dall’Unione Europea circa 170 mld, che vanno destinati prevalentemente a scuola, sanità, trasporti e ai servizi pubblici in generale oltre a garantire il reddito della parte della popolazione più colpita dalla crisi.

25 GIUGNO 2020: MANIFESTAZIONE A BOLOGNA

ORE 18 PIAZZA XX SETTEMBRE

Cobas Scuola Bologna

Comunicato-stampa Studente sottoposto di forza a trattamento sanitario obbligatorio (TSO) perché rifiuta di indossare la mascherina in classe

Abbiamo appreso dagli organi di stampa che un ragazzo di 18 anni, studente dell’istituto Olivetti di Fano, è stato prelevato dalle forze dell’ordine, trasferito nel reparto psichiatrico dell’ospedale di Fano e sottoposto a trattamento sanitario obbligatorio (TSO) perché rifiutava di indossare la mascherina in classe. Il Telefono Viola denuncia da anni gli abusi che si continuano a perpetrare attraverso il TSO che incatena i diversi e i non conformi al manicomio “chimico” degli psicofarmaci, attraverso la pratica del trattamento sanitario obbligatorio, facendone dei lobotomizzati farmacologici. In realtà i trattamenti sanitari psichiatrici obbligatori sono veri e propri residui manicomiali e il giudizio psichiatrico si contrassegna per la sua particolare ottusità e ridicolaggine rispetto a giudizi di altro tipo: antropologico, filosofico, poetico, culturale, religioso, sociologico, psicologico, letterario, ecc.. dimostrando che il manicomio non è solo un luogo, ma un criterio e che sino al momento in cui lo Stato si potrà permettere di sequestrare un cittadino per il suo pensiero, i manicomi saranno ovunque. Oggi, a quarantatre anni dall’abolizione dei manicomi, di fronte a questo caso (come nei molti che l’hanno preceduto) dobbiamo drammaticamente constatare come l’azione di controllo sociale della psichiatria continua ad imperversare, arrivando persino ad entrare nelle scuole, psichiatrizzando ragazzi che manifestano atteggiamenti “non conformi”.Questo episodio conferma al Telefono Viola – che è già intervenuto, insieme al CESP e ai COBAS, con seminari e convegni rivolti a docenti e ATA proprio sul tema della “medicalizzazione” del disagio psico-relazionale che sembra essere diventata l’ottica prevalente in taluni contesti scolastico/educativi – quanto sia diffuso il rischio di leggere i comportamenti degli studenti e delle studentesse con la lente deformante della diagnosi clinica. Per questo abbiamo dato mandato all’avvocato Gioacchino Di Palma (con il quale il Telefono Viola si è già costituito parte civile nel processo Mastrogiovanni e in quello contro lo Stella Maris di Pisa per gli abusi farmacologici ai danni dei propri pazienti, anche minori), di seguire il caso, chiedendo la revoca del TSO, al Giudice Tutelare (che ha tra le sue prerogative anche quella di annullare il provvedimento di trattamento sanitario obbligatorio adottato dal Sindaco), e intervenendo presso il Sindaco di Fano (che quel TSO ha firmato), la Direzione Sanitaria dell’Ospedale di Pesaro (che ha permesso il ricovero e ha trattenuto il ragazzo nel reparto psichiatrico per una settimana) e presso il Ministero dell’Istruzione, affinché chieda spiegazioni sull’accaduto, visto che un Dirigente scolastico a fronte di una pacifica protesta del giovane studente, non sa fare altro che chiamare il 118, determinandone il “sequestro” psichiatrico.

Anna Grazia Stammati presidente Telefono Viola7 maggio 2021