Seminari del Cesp

Dopo il successo dello scorso anno, sono ricominciati i Seminari del CESP, organismo autorizzato dal Ministero dell’Istruzione per l’aggiornamento e la formazione del personale scolastico.

La partecipazione ai Seminari del CESP è gratuita e aperta a tutti, ATA e docenti, precari e non.📆Il calendario e i temi degli incontri sono visibili nella locandina allegata.Per iscriversi occorre compilare il seguente modulo: https://forms.gle/Et48qzs4NcHaUsjQ7

ATTENZIONE I seminari sono on line, ma per una partecipazione più efficace, È CONSIGLIATA LA PARTECIPAZIONE DI PERSONA presso la sede Cobas disponibile più vicina

A scuola senza stipendio per docenti e ATA, la sede Cobas Scuola di Bologna offre consulenza legale

“Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa” (articolo 36 della Costituzione).Il diritto ad una adeguata retribuzione è dunque garantito dalla Costituzione indipendentemente dalla tipologia di contratto, e non è un optional dipendente dagli umori ministeriali.Il Ministero dell’Istruzione è in ritardo di mesi col pagamento degli stipendi dei dipendenti a tempo determinato, docenti e ATA, così come di molti neoimmessi in ruolo da concorso straordinario o dalla prima fascia delle GPS che permettono, in molti casi dall’inizio dell’anno scolastico, il regolare svolgimento dell’attività didattica.Da maggio il Ministero continua a rimandare, in maniera illegittima, l’ordine per effettuare i pagamenti a lavoratori e lavoratrici della scuola e molti di loro continuano a non ricevere gli stipendi per i mesi di lavoro effettuati, trovandosi in una situazione di difficoltà economica illegale e lesiva dei loro diritti di lavoratori.I COBAS della Scuola mettono a disposizione degli iscritti che si trovano in attesa di stipendio una consulenza legale per presentare diffida e messa in mora.Il personale interessato dovrà trasmettere la diffida, consegnandola al protocollo oppure inviandola con posta elettronica certificata PEC, o spedendola con raccomandata A/R alla Ragioneria territoriale della propria provincia e presso la scuola attuale sede di servizio.Allo scadere degli otto giorni di tempo, entro cui l’amministrazione dovrà liquidare le somme non percepite, in caso di esito negativo, sarà possibile adire alle vie legali per il recupero forzoso delle somme non corrisposte.Per informazioni e appuntamenti i precari iscritti che si trovano in questa condizione si mettano rapidamente in contatto con la la nostra sede di BolognaCOBAS – Comitati di base della scuola, Bologna

APPELLO DEL SINDACALISMO DI BASE E CONFLITTUALE: 4 dicembre No Draghi Day

VIDEO https://www.facebook.com/cobasscuola/videos/320835533187877

4 dicembre No Draghi Day – Giornata nazionale di protesta contro le misure economiche del governo Draghi, contro licenziamenti, privatizzazioni, delocalizzazioni e carovita.📢Cortei regionali nelle principali città: la libertà di manifestare è un diritto democratico non negoziabileLa Legge di Bilancio prodotta dal governo Draghi conferma il nuovo e pesante attacco allecondizioni di vita deisettori sociali più deboli del paese mentre stanzia ulteriori risorse per le grandiimprese e le rendite finanziarie.Si conferma la linea politica dell’aumento delle disuguaglianze, anziché invertire rotta.Gli aumenti dei prezzi delle materie prime e dell’energia provocano un rincaro delle bollette e del caro vita che colpiscono lavoratori e lavoratrici, che hanno salari bloccati da contratti non rinnovati, pensionati e ancor peggio gli strati più poveri della popolazione, come i pensionati al minimo o i percettori del reddito di cittadinanza. Sulle pensioni si mantiene il famigerato impianto della Fornero, quindi un rialzo dell’età pensionabile, anche se per ammorbidire si propone quota 102 per il prossimo anno, sempre molto al di sotto delle aspettative anche per garantire un necessario ricambio generazionale.Sul Reddito di Cittadinanza si introducono misure per restringerne la platea e per forzare i percettori ad accettare qualsiasi lavoro: part-time, a tempo determinato e a grande distanza dalla residenza. Sul fisco si preannuncia l’abolizione dell’IRAP, cioè dell’unica tassa ineludibile per le imprese, mentre le riduzioni per i lavoratori verranno indirizzate verso i redditi medio-alti (tra i 28 e i 55mila euro).In una fase in cui è ormai operativo lo sblocco totale dei licenziamenti e sono ancora visibili gli effetti pesantissimi della crisi pandemica, la manovra economica concentra le risorse sulle grandi imprese, esattamente con la stessa logica con cui si è elaborato il PNRR, e non si pone il problema drammatico della riduzione delle fortissime disuguaglianze sociali attraverso la redistribuzione del reddito. Quasi inesistenti gli investimenti pubblici nei settori chiave della vita sociale, come sanità, scuola e trasporti urbani, fondamentali anche per contrastare, oltre ai necessari vaccini, la diffusione della pandemia. Non ci sono né sono previsti interventi per rialzare i salari in un paese dove è in forte crescita il lavoro povero. Viene inoltre riesumato il pericolosissimo progetto di autonomia differenziata, destinato ad aumentare le differenze territoriali e sociali. E ancora una volta non ci sono interventi sulla drammatica questione abitativa per incrementare l’offerta di alloggi popolari, né ci sono risposte al dramma degli sfratti. A completare il piano di Draghi c’è invece il disegno di legge del governo sulla concorrenza che prepara una privatizzazione selvaggia di tutto ciò che resta ancora di pubblico nel nostro paese: dai trasporti locali all’energia, dall’acqua all’igiene ambientale, dai porti fino alla liberalizzazione dei taxi e ad un rilancio in grande stile della sanità privata. È l’apertura liberista definitiva alla ferrea legge del mercato, in spregio a qualsiasi preoccupazione per i diritti sociali, la salvaguardia dei beni comuni, il riequilibrio e la giustizia sociale. Una conferma della vuota retorica governativa in materia di salvaguardia dell’ambiente e di lotta al cambiamento climatico poiché mettere i beni comuni, a cominciare dalle risorse idriche ed energetiche, nelle mani delle grandi società private non potrà che favorire nuovi disastri ambientali ed abbassare ulteriormente le tutele in materia disalute e sicurezza di lavoratori e cittadini.Con la legge di bilancio e il disegno di legge sulla concorrenza Draghi sta realizzando i diktat dell’Unione Europea e soddisfacendo tutte le richieste di Confindustria, senza incontrare alcuna vera opposizione sul piano politico e con il silenzio complice di Cgil, Cisl, Uil. Forte del sostegno che ha da parte dell’intero arco parlamentare questo governo marcia compatto nella direzione di ridurre i diritti della classe lavoratrice, utilizzando le tecniche repressive del decreto Salvini e dando copertura alle azioni illegali da parte del padronato quando utilizza le squadracce pagate per picchiare lavoratori e lavoratrici in sciopero.Il riuscito sciopero generale dell’11 ottobre, promosso da tutto il sindacalismo conflittuale e di base, con la sua piattaforma di lotta ha individuato con precisione i temi sui quali proseguire la mobilitazione. No ai licenziamenti e alle privatizzazioni. Lotta per il salario e il reddito garantito.Cancellazione della Legge Fornero, contrasto al carovita e ai diktat dell’Unione Europea. Rinnovi contrattuali e lotta alla precarietà per la piena occupazione. Forti investimenti per scuola, sanità, trasporti e previdenza pubblica, contro le spese militari e le missioni all’estero, a favore di una necessaria spesa sociale. Per un fisco equo che aggredisca le rendite e riduca le disuguaglianze sociali. Il programma di lotta dell’11 ottobre oggi esce rafforzato dai nuovi provvedimenti presentati da Draghi, che ne confermano l’indirizzo fortemente antipopolare.È dunque urgente la costruzione di un vasto movimento popolare che contrasti con la mobilitazione e la lotta questo disegno autoritario destinato ad approfondire le disuguaglianze e ad aumentare la povertà.Il sindacalismo di base propone e si impegna a costruire una Giornata di protesta nazionale per il prossimo 4 dicembre denominata “No Draghi Day” e invita, pertanto, tutti i movimenti e le realtà sociali e politiche a costruire la mobilitazione in forma unitaria e condivisa. La Giornata sarà caratterizzata da cortei regionali che avranno l’obiettivo di difendere la libertà di manifestare contro ogni odioso divieto a sfilare nei centri storici e sotto i palazzi delle istituzioni.ADL COBAS, CLAP, CONFEDERAZIONE COBAS, COBAS SARDEGNA,CUB,FUORI MERCATO, ORSA, SIAL COBAS, SGB, UNICOBAS, USB, USI-

MOLTOPIUDIZAN – RIVOLTA PRIDE! Aderiamo al presidio e invitiamo a partecipare

dal link https://www.facebook.com/events/913617149270966

𝐋𝐚 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐬𝐮𝐫𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐭𝐞𝐫 𝐩𝐚𝐫𝐥𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐚𝐫𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐃𝐝𝐥 𝐙𝐚𝐧, 𝐟𝐚𝐫𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐞 𝐯𝐞𝐫𝐛𝐚𝐥𝐢 𝐢𝐫𝐫𝐢𝐜𝐞𝐯𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢, 𝐜𝐢 𝐩𝐨𝐫𝐭𝐚 𝐢𝐧 𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚, 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐢𝐧 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐨 𝐩𝐚𝐞𝐬𝐞, 𝐚𝐥 𝐠𝐫𝐢𝐝𝐨 𝐌𝐎𝐋𝐓𝐎𝐏𝐈𝐔𝐃𝐈𝐙𝐀𝐍!💥𝐈𝐥 𝟐𝟕 𝐎𝐭𝐭𝐨𝐛𝐫𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟏 𝐬𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐭* 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥’𝐚𝐟𝐟𝐨𝐬𝐬𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐋𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐙𝐚𝐧. Atto inaspettato, quanto sospetto e preventivato, è stato espressione dell’𝐨𝐦𝐨𝐥𝐞𝐬𝐛𝐨𝐛𝐢𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐟𝐨𝐛𝐢𝐚 diffusa in questo Paese. Non solo, dimostra ancora una volta quanto la 𝐯𝐢𝐨𝐥𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 sia intrinseca al nostro sistema e ai suoi “rappresentanti”, che esultano mentre privano le persone dei propri diritti. Questo non fa che sommarsi alle 𝐝𝐢𝐬𝐜𝐫𝐢𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐜𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐦𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐋𝐆𝐁𝐓𝐐𝐈𝐀+ 𝐝𝐨𝐧𝐧𝐞 𝐞 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐯𝐢𝐯𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐪𝐮𝐨𝐭𝐢𝐝𝐢𝐚𝐧𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐩𝐞𝐥𝐥𝐞. 💥Come se non bastasse, la Legge Zan è morta anche perché è diventata terreno di battaglia per la resa dei conti tra partiti, compiendo un 𝐠𝐢𝐨𝐜𝐨 𝐚𝐥 𝐫𝐢𝐛𝐚𝐬𝐬𝐨 𝐬𝐮𝐢 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐢 𝐜𝐨𝐫𝐩𝐢, che non abbiamo accettato fin dall’inizio del dibattito parlamentare. 💥Sappiamo che ad aver guidato la mano dei senatori nel segreto del voto è soprattutto la 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐟𝐨𝐛𝐢𝐚 𝐩𝐨𝐢𝐜𝐡𝐞́ 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐥’𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐡𝐚 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐟𝐮𝐥𝐜𝐫𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐩𝐨𝐥𝐞𝐦𝐢𝐜𝐚 contro questo provvedimento, con l’aiuto di una minoranza di “femministe” allineate al potere e lontane dalle posizioni del femminismo contemporaneo, quello che riempie le piazze e non le pagine dei giornali.💥Durante questo anno siamo sces* in piazza gridando #moltopiudizan, consapevoli che quella legge rappresentava il minimo di ciò che davvero vogliamo. 𝐍𝐨𝐧 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐜𝐜𝐢𝐬* 𝐨 𝐚𝐠𝐠𝐫𝐞𝐝𝐢𝐭* 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐢𝐥 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐨𝐫𝐢𝐞𝐧𝐭𝐚𝐦𝐞𝐧𝐨 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐞, 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐝𝐢𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐨 𝐚 𝐜𝐚𝐮𝐬𝐚 𝐝𝐢 𝐨𝐝𝐢𝐨 𝐦𝐢𝐬𝐨𝐠𝐢𝐧𝐨. Abbiamo sperato nell’articolo 4 e di poter così sedimentare le azioni positive contro le discriminazioni nelle scuole con un’𝐞𝐝𝐮𝐜𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐞𝐫𝐞𝐧𝐳𝐞, 𝐚𝐥 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐞 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐞𝐬𝐬𝐮𝐚𝐥𝐢𝐭𝐚̀. Abbiamo sperato di poter fare un primo passo verso quello di cui abbiamo veramente bisogno: una 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥’𝐚𝐮𝐭𝐨𝐝𝐞𝐭𝐞𝐫𝐦𝐢𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐠𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 che garantisca a tutte le persone trans l’accesso alla transizione gratuita e al cambio dei documenti senza l’avvallo dei tribunali. 𝐕𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐦𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐢𝐮̀, e lo abbiamo dimostrato a Bologna in 30.000 durante il Rivolta Pride del 3 Luglio 2021.𝐕𝐎𝐆𝐋𝐈𝐀𝐌𝐎 𝐓𝐔𝐓𝐓𝐎!𝐒𝐀𝐁𝐀𝐓𝐎 𝟑𝟎.𝟏𝟎.𝟐𝟎𝟐𝟏
𝐏𝐢𝐚𝐳𝐳𝐚 𝐌𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨𝐫𝐞 𝐨𝐫𝐞 𝟏𝟐:𝟎𝟎
*𝑅𝑖𝑣𝑜𝑙𝑡𝑎 𝑃𝑟𝑖𝑑𝑒: 𝑟𝑒𝑡𝑒 𝑐𝑖𝑡𝑡𝑎𝑑𝑖𝑛𝑎 𝑑𝑖 𝑎𝑠𝑠𝑜𝑐𝑖𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑖, 𝑐𝑜𝑙𝑙𝑒𝑡𝑡𝑖𝑣𝑖 𝑒 𝑝𝑒𝑟𝑠𝑜𝑛𝑒 𝐿𝐺𝐵𝑇𝑄𝐼𝐴+

VOI G20, NOI IL FUTURO

Cobas Scuola

26/10/2021 16:21

SABATO 30 OTTOBRE (ore 15) A ROMA, PORTA SAN PAOLO/PIRAMIDE, INSIEME CONTRO I SIGNORI DEL MONDO

Il 30 e 31 ottobre si riuniranno a Roma i governi del G20, ossia dei 20 Paesi che rappresentano i due terzi del commercio planetario, l’80% del PIL mondiale ma anche il 75% delle emissioni di gas serra globali. In quella sede i rappresentanti di soli 20 Paesi continueranno a decidere le sorti dell’intero pianeta, silenziando le richieste della società civile, sempre esclusa dalle discussioni e dalle decisioni.

Noi saremo in piazza all’interno di una grande coalizione di lavoratori/trici, studenti, giovani, ambientalisti, organizzazioni femministe, antirazziste, antifasciste, pacifiste, per la giustizia economica, sociale, ambientale, climatica, per la dignità delle persone e del lavoro, per costruire un futuro – quell’altro mondo possibile e necessario per cui ci siamo battuti, e ci battiamo, fin da Genova e Porto Alegre 2001 con il movimento altermondialista – libero da guerre, muri, razzismi, dittature e fascismi.

In particolare come COBAS ci rivolgeremo ai capi di governo e di Stato europei per ricordare loro, come abbiamo fatto nell’assai positivo sciopero generale dell’11 ottobre scorso insieme a tutto il sindacalismo conflittuale, che nel corso della pandemia l’Unione Europea con il Recovery Fund ha sì avviato una politica economica incentrata sulla spesa pubblica in deficit, in controtendenza rispetto alla fase dell’”austerità”, ma che il PNRR  italiano e degli altri paesi europei non costituisce affatto una svolta nell’uso pubblico e sociale dell’ingente massa di denaro a disposizione: anzi, prospetta una lunga serie di regalie ai settori più forti, economici e politici, della nostra società e delle altre europee.

 Noi, come già tramite lo sciopero generale citato, lottiamo – e lo ricorderemo in piazza il 30 ottobre ai signori del G20 – per una radicale inversione di tendenza, rivendicando l’utilizzo di tale rilevante massa monetaria per la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario; per garantire a tutti/e un lavoro dignitoso, con il contratto a tempo indeterminato come regola generale; per l’innalzamento dei salari reali e un salario minimo europeo; per la parità salariale per le donne; per un reddito universale, esteso anche alle/ai migranti; per una netta inversione di tendenza rispetto ai disastri ecologici e al cambiamento climatico; per massicci investimenti nella scuola e nella sanità pubbliche, contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione della sanità; per la sospensione dei brevetti e l’esportazione dei vaccini e della tecnologia per produrli in loco per la lotta alla pandemia.

Per dire tutto questo ai signori del G20, e in particolare ai rappresentanti dei governi europei e del governo Draghi nello specifico, saremo in piazza sabato 30 alle ore 15 a Porta San Paolo/Piramide per un corteo che raggiungerà Bocca della Verità, in un blocco unitario di tutto il sindacalismo di base e conflittuale, di nuovo insieme dopo il successo dello sciopero generale dell’11 ottobre e come ulteriore passaggio di un percorso che avrà altre tappe rilevanti nei mesi di novembre e dicembre durante la discussione e le decisioni alle Camere sulla manovra finanziaria e sull’uso delle risorse del PNRR.

Piero Bernocchi   portavoce nazionale COBAS – Confederazione dei comitati di base

26 ottobre 2021

I COBAS dicono no all’Autonomia differenziata e alla regionalizzazione della scuola

Nella NADEF (Nota di Aggiornamento Documento di Economia e Finanza) del 29 settembre scorso apprendevamo, con un certo sollievo, che nell’elenco dei 20 DDL allegati, non compariva il riferimento all’autonomia differenziata; purtroppo si è trattata di  un’illusione durata lo spazio di una notte, giacché al mattino del 30 settembre lo abbiamo puntualmente ritrovato.

Un cambiamento non da poco che, anzi, potrebbe risultare decisivo in quanto tale provvedimento potrebbe essere approvato in Consiglio dei Ministri senza la possibilità di sottoporlo a referendum abrogativo.

Ecco più precisamente com’è andata la votazione sullo stralcio dell’Autonomia Differenziata dal Nadef.

Il 6 ottobre scorso alla Camera un gruppo di 26 senatori ha presentato un’interrogazione parlamentare affinché venisse votato lo stralcio dell’allegato che conteneva l’autonomia differenziata dalla NADEF. I risultati della votazione parlano chiaro: chi ha votato a favore era per lo stralcio (quindi per il rinvio del provvedimento); chi ha votato contro era contrario allo stralcio (quindi per l’accelerazione del provvedimento):

Favorevoli           Contrari

Forza Italia                   1                          29

Fratelli d’Italia             tutti astenuti

Gruppo Misto               23                        9

Italia Viva – P.S.I.         0                          8

Lega                              0                          50

M5s                               1                          49

PD                                 1                          31

Per le Autonomie          0                       6

Concretamente cosa accadrebbe se l’autonomia differenziata andasse in porto?

Cosa accadrebbe se le norme generali sull’istruzione e ambiente, attualmente di competenza esclusiva della legge dello  Stato, passassero interamente alla legislazione regionale, così come prevedono le bozze di intesa di Veneto, Lombardia ed Emilia, in virtù dell’art. 116 riformato nel 2001? 

Che ne sarebbe delle principali materie attualmente concorrenti, previste nel terzo comma dell’art. 117 della Costituzione (sanità, sicurezza sul lavoro, beni culturali, infrastrutture, ricerca, tra le altre)? In virtù del novellato articolo 116 del Titolo V, comma terzo, tutte le Regioni che rivendicano “ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia” possono chiedere di intervenire con competenza legislativa esclusiva anche sulle “norme generali dell’istruzione”.

In pratica, con  la legge ordinaria del Parlamento non si potrebbe più intervenire su tale materia! Si configurerebbe un sistema di istruzione del tutto autonomo rispetto al sistema nazionale statale, unitario e garante di un livello di istruzione analogo in tutte le regioni italiane, destinato a mantenere una residuale funzione di cornice. Le regioni autonomamente gestiranno temi fondamentali come il reclutamento del personale, la valutazione, la programmazione dell’offerta formativa, l’orientamento, l’alternanza scuola-lavoro, con il rischio dell’inserimento del sistema formativo negli interessi del libero mercato a discapito del diritto allo studio configurando cittadini di serie A e di serie B. L’esempio lo abbiamo sotto gli occhi: è il modello della Provincia di Trento, autonoma dal 1988. L’Ente locale dimensiona le istituzioni scolastiche, razionalizza la rete sul territorio, definisce gli organici, gestisce il personale docente, che è dipendente provinciale, cui impone molto più lavoro a fronte di uno scarno incremento stipendiale. L’organizzazione autonoma della scuola, intesa non più come istituzione dello Stato ma come agenzia di servizio sul territorio, incide direttamente anche sulla programmazione dell’offerta formativa, sottoposta a valutazione locale attraverso il Comitato provinciale di valutazione del sistema scolastico, che mette a disposizione della giunta provinciale i propri indicatori di qualità ed efficienza.

Alla luce di tutto questo, per fare il punto sull’avanzamento del DDL annunciato e  intraprendere iniziative concrete di mobilitazione contro tale progetto eversivo per l’unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti, come COBAS parteciperemo il 31 ottobre prossimo, a Roma, alle 9,30, presso il Liceo Tasso all’Assemblea nazionale, convocata dai Comitati Per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti, di cui, nei territori, siamo parte attiva fin dalla prima costituzione.

Carmen D’Anzi     Esecutivo nazionale COBAS – Comitati di base della Scuola

Centinaia di migliaia di lavoratori/trici in sciopero e decine di migliaia in piazza in 30 città

Sciopero delL’ 11 ottobre, Comunicato stampa

Davvero una giornata di grande soddisfazione per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori/trici che hanno scioperato, e in particolare per le decine di migliaia di essi/e che hanno manifestato in almeno 30 città: l’unità dei COBAS e di tutto il sindacalismo di base e conflittuale ha pagato, convincendo a mobilitarsi lavoratori/trici non appartenenti a nessuna organizzazione ma attratti da questa positiva unità. E la stessa attrazione abbiamo esercitato verso settori studenteschi e giovanili, a partire dall’ambientalismo e dal climatismo. Particolarmente rilevanti i numeri delle manifestazioni di Roma e Firenze (circa 10 mila presenze in entrambe le città) ma anche quelle di Torino, Napoli, Bologna e Milano con 5 mila manifestanti, seguite da Palermo, Catania, Trieste, Cagliari, Padova e tante altre. In tutte le piazze e nei cortei si è levata la protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Draghi e sul tentativo di far credere che la vaccinazione di massa, pur utile e necessaria (ma senza imporla di fatto come obbligatoria per tutti/e), sia sufficiente a far sparire la pandemia se tale imortante intervento vaccinale non è accompagnato dai provvedimenti che come COBAS e sindacalismo conflittuale rivendichiamo fin dall’inizio della pandemia. Soprattutto su questo si sono addensate le proteste, su quanto non è stato fatto in primo luogo nei tre settori.chiave della vita associata: la scuola, la sanità e i trasporti. Per la scuola nessuna delle richieste che avanziamo da più di un anno e mezzo é stata accolta: nè la riduzione del numero di alunni/e per classe, nè l’aumento delle aule, nè la stabilizzazione dei precari docenti ed Ata per garantire più personale per più classi, nè gli indispensabili presidi sanitari nelle scuole. La stessa inadempienza ha colpito la Sanitàò il cui personale non è affatto aumentato, così come non è cresciuta quella medicina territoriale che può garntire una medicalità che non debba finire per intasare gli ospedali, se non nelle forme davvero gravi della pandemia. E altrettanto clamorosa l’assenza degli interventi nei trasporti urbani, il cui parco vetture avrebbe dovuto essere significativamento aumentato per evitare le carrozze-“bestiame” con centinaia di persone ammassate a massimo rischio contagio: processo che andava accompagnato dalla piena ripubblicizzazione del trasporto. Ma le manifestazioni hanno espresso anche la più ferma ostilità allo sblocco dei licenziamenti, richiedendo anzi la salvaguardia dei tanti lavoratori minacciati (come nel caso Alitalia, GKN, Ilva, Stellantis e altri) di pagare le colpe di gestioni sciagurate, che hanno dilapidato cifre enormi di denaro pubblico. Si è poi ricordato come i salari del lavoro dipendente siano fermi a venti anni fa, tra i più bassi d’Europa e con un tasso di precarietà sempre crescente e insopportabile. Oltre a vari altri temi, presenti nella piattaforma dello sciopero,abbiamo espresso la nostra indignazione per l’ignobile assalto alla sede della Cgil (alla quale è stata rinnovata la piena solidarietà), evento senza precedenti nella storia repubblicana, da parte di gruppi fascisti ben noti e che però hanno potuto utilizzare almeno la tolleranza di migliaia di manifestanti che volevano protestare contro vaccini e Green pass ma che non hanno saputo scindere le loro rivendicazioni da una gestione violenta di fascisti che hanno contato anche sul comportamento inqualificabile delle “forze dell’ordine” che li hanno lasciati agire indisturbati malgrado i loro intendimenti fossero chiari assai prima dell’assalto. Infine, in particolare nella manifestazione romana, ci si è dati come prossimo impegno unitario l’organizzazione, insieme a tutte le altre forze disponibili, di una manifestazione a carattere nazionale in occasione del summit del G20 del 30 ottobre prossimo.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS – Confederazione dei comitati di base

11 ottobre 2021

Senza la base scordatevi le altezze