Tutti gli articoli di Cobas Scuola Bologna

Siamo tutte/i Comitato Besta

Esprimiamo piena solidarietà a Giovanni e a tutte le persone che in questi giorni sono state vittime della repressione militare della lotta in difesa del parco Don Bosco e delle scuole Besta.

Come Cobas sosteniamo le rivendicazioni del comitato Besta fin dalla sua nascita nell’estate del 2023, quando è iniziata una raccolta firme che in pochi giorni è arrivata a 1300 adesioni, poi depositate in Comune.

Da allora l’amministrazione, che fino a quel momento aveva cercato di far passare l’opera senza un attivo coinvolgimento della comunità scolastica e della cittadinanza, ha rifiutato ogni confronto reale sulle alternative.

L’incontro in quartiere di novembre aveva dimostrato che c’era un’ampia contrarietà dei residenti, nient’affatto convinti dai tentativi tardivi del Comune di spiegare la necessità di abbattere gli alberi di 1/3 del parco per un progetto che costerà 18 mln (di cui solo 2 pagati con fondi PNRR), invece di valutare la ristrutturazione o ricostruzione in loco.

Da lì nasce la decisione di alcune/i di resistere pacificamente all’abbattimento proteggendo giorno e notte con i propri corpi gli alberi.

Comitato Besta Bologna

Consideriamo inaccettabile quanto successo in questi giorni:

  • La risposta violenta al dissenso pacifico ma determinato di chi difende un parco pubblico in nome dei principi ambientali tanto sbandierati anche dal Comune di Bologna;
  • Il tentativo maldestro di Questore e Sindaco di dividere i buoni dai cattivi per chiudere la questione con i manganelli, come avvenuto tante altre volte;
  • L’uso strumentale, amplificato da tanti giornali, della sentenza del tribunale che non ha dato torto al comitato, ma ha rimandato ad altre sedi la decisione che rimane politica;
  • La decisione illegittima della ditta appaltatrice di procedere all’abbattimento degli alberi, nonostante non fossero garantite le condizioni minime di sicurezza per i lavoratori e le persone presenti la cui incolumità è stata messa a rischio di fronte agli/alle alunni/e che facevano lezione, pur di compiere lo sfregio del parco;
  • La violenza delle forze dell’ordine che, sia nella giornata delle proteste sia nella scorsa notte nei confronti di uno studente disarmato e che non rappresentava nessuna concreta minaccia, hanno mostrato un uso spropositato della forza che ci ha ricordato non solo i casi recenti di Pisa, ma anche altri tragici eventi della storia degli ultimi anni.

Quello che rende forte questa lotta è

la partecipazione trasversale e intergenerazionale che ha reso questo angolo di città vivo come non mai, luogo di incontri, solidarietà dal basso, creatività e scambio culturale che sta arricchendo tutte/i.

Questa “pericolosa commistione”, come l’ha definita il Questore di Bologna, è frutto del nostro NO chiaro alla cementificazione dilagante coperta dal greenwashing. Intorno a questa lotta si stanno connettendo tanti altri comitati cittadini.

Sono tanti i luoghi a Bologna che meriterebbero la stessa strenua difesa.

Invitiamo, quindi, tutte e tutti a partecipare alle iniziative del comitato Besta nel parco Don Bosco.

In particolare, ci rivolgiamo alle/agli insegnanti, educatori/trici e personale scolastico che quotidianamente lavorano per far crescere una generazione di cittadini/e attivi/e e consapevoli della crisi ambientale in atto.

Siamo tutte/i Comitato Besta.

Cobas Scuola Bologna

Riunioni per le Elezioni del C.S.P.I. COBAS SCUOLA

Il 7 maggio ci sarà l’elezione del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione. Per presentare la lista “COBAS SCUOLA” e discutere la piattaforma stiamo organizzando alcune assemblee/riunioni in orario di servizio, divise per ordine di scuola.

Di seguito l’elenco delle prime tre in presenza:

Per partecipare si ha diritto all’esonero dal servizio.

Leggi qui i e le candidati/e.

Leggi qui l’opuscolo informativo

Confederazione Cobas: Il TAR del Lazio sancisce che lo sciopero degli autoferrotranvieri del 15.12.2023 era legittimo!

Leggi la sentenza qui

Leggi sul sito della confederazione

tar sciopero legittimo

La sentenza del TAR del Lazio del 28.3.2024 chiarisce che: lo sciopero di 24 ore degli autoferrotranvieri  del 15.12.2023 era legittimo.

L’ordinanza di Salvini che lo ha ridotto a 4 ore è stato un vero e proprio abuso di potere esercitato con lo scopo sabotare la mobilitazione.

Il TAR conferma la validità dell’indizione di sciopero del 15.12.2023  Adl Cobas, Al Cobas, Confederazione  Cobas, Cub Trasporti, Sgb.

Che l’ordinanza di Salvini, con cui impose la riduzione a 4 ore dello Sciopero dell’intera giornata del 15.12.2023 degli autoferrotranvieri, fosse un vero e proprio abuso di potere era chiaro a tutta la categoria, in lotta per migliorare le condizioni salariali, normative, di sicurezza e contro le privatizzazioni.

D’altra parte, gli autoferrotranvieri avevano già subito una ordinanza di riduzione dello sciopero del 27.11.2023, decidendo di rinviarlo al 15.12.2023.

Ora anche il Tar del Lazio ha riconosciuto la legittimità di quella mobilitazione del 15.12.2023 e l’illegittimità della ordinanza di riduzione dello Sciopero emanata da Salvini, considerandola, di fatto, un vero e proprio abuso di potere del Ministro che è intervenuto senza una fondata ragione di urgenza e senza “la sussistenza nel concreto dei presupposti sostanziali per provvedere”.

Il TAR del Lazio, nel riconoscere la possibilità, in astratto, del Ministro dei Trasporti ad intervenire sugli scioperi per limitarne o revocarne l’effettuazione, conferito gli dalla legge antisciopero, conferma i limiti entro cui tale potere deve essere esercitato.

In realtà, come avevano denunciato le sigle dei sindacati di base che avevano proclamato unitariamente la mobilitazione del 15.12.2023, Salvini ha abusato del potere conferitogli dall’art. 8 della L.146/90 e L.83/00 – norme che limitano l’esercizio del diritto di sciopero in Italia – solo per fare la sua campagna elettorale, quale Ministro capace di usare il pugno di ferro contro i lavoratori e l’esercizio del “diritto dei diritti”, qual è quello di Sciopero.

Finalmente anche i giudici del Tribunale Amministrativo del Lazio hanno riconosciuto l’illegittimità di un atto antidemocratico ed inaccettabile che NON PUÒ E NON DEVE RIPETERSI NÉ CONTRO GLI AUTOFERROTRANVIERI, NÉ CONTRO I LAVORATORI IN GENERE.

28.3.2024

ADL COBAS – AL COBAS – CONFEDERAZIONE  COBAS – CUB TRASPORTI – SGB


Stralcio della sentenza del Tar del Lazio del 28.3.2024

Orbene, atteso che l’ordinanza impugnata è stata adottata senza la previa segnalazione da parte della Commissione, risultavano indispensabili la chiara esplicitazione delle speciali ragioni di necessità e di urgenza, relative a fatti sopravvenuti eventualmente occorsi a ridosso dell’astensione, tali da legittimare l’intervento officioso del Ministro.

Sennonché, nessuna adeguata indicazione in tal senso è dato rinvenire nel provvedimento avversato, in cui il Dicastero si è limitato a far riferimento a fatti e a circostanze già conosciute dalla Commissione ed evidentemente non ritenute idonee a concretizzare l’invito a provvedere ex art. 8 l.n. 146/1990.

Ciò è a dirsi, in particolare: i) per la concentrazione nella stessa fascia oraria delle varie iniziative di astensione collettiva; ii) per gli effetti concreti dello sciopero, tenuto conto del sistema di trasporto intermodale e dell’intensità del traffico N. 16464/2023 REG.RIC. passeggeri nelle giornate dell’agitazione; iii) per i disagi degli scioperi, susseguitisi nello stesso torno di tempo; iv) per le avversità atmosferiche, che hanno colpito parte del Paese, elemento questo che, sempreché sopravvenuto, avrebbe al più potuto legittimare un intervento territorialmente più circoscritto, in omaggio al principio di proporzionalità (cfr. per tali aspetti pagg. 2 e 3 dell’ordinanza).

Nessun ulteriore tassello valutativo concernente la necessità e l’urgenza dell’intervento è stato allora aggiunto al pregresso quadro già cristallizzato e valutato dalla Commissione come non idoneo a suffragare la segnalazione ex art. 8 della l.n. 146/1990

Normativa sui permessi per motivi personali

Normativa dei permessi per motivi personali a scuola.

Permessi normativa scuola

Per i dipendenti a tempo determinato

In merito a normativa dei permessi per motivi personali a scuola, per i dipendenti a tempo determinato il nuovo contratto 2019-2021 ha stabilito quanto previstoall’art. 35 comma 12 e 13:

comma 12. Il personale docente, educativo ed ATA assunto con contratto a tempo determinato per l’intero anno scolastico (31 agosto) o fino al termine delle attività didattiche (30 giugno), ivi compreso quello di cui al comma 5, ha diritto, a domanda, a tre giorni di permesso retribuito nell’anno scolastico, per motivi personali o familiari, documentati anche mediante autocertificazione. Per il personale ATA tali permessi possono anche essere fruiti ad ore, con le modalità di cui all’art. 67 (permessi orari retribuiti per motivi personali o familiari).

comma 13. Al personale docente, educativo ed ATA assunto con contratto a tempo determinato diverso da quello di cui al comma 12 sono, invece, attribuiti permessi non retribuiti, fino ad un massimo di sei giorni ad anno scolastico, per i motivi previsti dall’art.15, comma 2 del CCNL 29/11/2007.

Per il personale ATA a tempo indeterminato si fa riferimento agli articoli 67 e 68 del CCNL 2019-2021:

Art 67. comma 1: Il personale ATA ha diritto, a domanda, a 18 ore di permesso retribuito nell’anno scolastico, per motivi personali o familiari, documentati anche mediante autocertificazione

Art. 69. Ai dipendenti ATA sono riconosciuti specifici permessi per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche od esami diagnostici, fruibili su base sia giornaliera che oraria, nella misura massima di 18 ore per anno scolastico, comprensive anche dei tempi di percorrenza da e per la sede di lavoro.

Per le docenti a tempo indeterminato


La normativa di riferimento per i permessi a scuola per le docenti a tempo indeterminato è l’art.15, comma 2, del CCNL scuola 2006-2009, rimasto in vigore ai sensi dell’art.1, comma 10, del CCNL scuola 2016-2018.


Nella norma è scritto: “Il dipendente, inoltre, ha diritto, a domanda, nell’anno scolastico, a tre giorni di permesso retribuito per motivi personali o familiari documentati anche mediante autocertificazione. Per gli stessi motivi e con le stesse modalità, vengono fruiti i sei giorni di ferie durante i periodi di attività didattica di cui all’art. 13, comma 9, prescindendo dalle condizioni previste in tale norma”.

Si precisa, quindi, che nell’ultimo periodo del comma 2 dell’art.15 del CCNL scuola 2006/2009 è chiarito senza ombra di dubbio che è possibile fruire, dopo i tre giorni di permessi retribuiti, anche dei sei giorni di ferie, che verrebbero fruiti anziché come semplici ferie, allo stesso modo dei permessi retribuiti.


Giurisprudenza a senso unico


È ormai nota e reperibile facilmente in rete la giurisprudenza riguardo alle modalità di fruizione dei permessi personali e in particolare del godimento del diritto dei 6 giorni di ferie, previsti dal comma 9 art. 13 del CCNL scuola, ma fruiti ai sensi dell’art.15, comma 2 del medesimo contratto.

Il Tribunale di Velletri, con sentenza n. 378/2019 pubblicata il 05/03/2019, riconosce ad un docente il diritto a fruire, al posto dei sei giorni di ferie, ai sensi dell’art.13, comma 9 del CCNL scuola, di sei giorni di permesso retribuito per motivi familiari e personali senza la necessità che vi sia un atto di concessione da parte del Dirigente Scolastico.


Il Tribunale di Cuneo con la sentenza n.15 del 28 gennaio 2020, riconosce che la legge di bilancio 2013 all’art. 1 comma 54 si riferisce solamente alle ferie fruibili con l’art.13 del CCNL e in nessun modo abroga l’art.15 comma 2 e il suo ultimo periodo. Per cui è acclarato che i giorni di permesso retribuito possono essere fruiti fino ad un massimo di nove giorni e non solo tre come credono alcuni Ds.

Il Tribunale di Ferrara con sentenza n.54 del 2019, pubblicata il 2 aprile 2019, ha chiarito che l’articolo 15 del CCNL prevede il diritto del dipendente ad utilizzare sino a 6 giorni delle proprie ferie per motivi familiari o personali trasformandole in un’altra tipologia di assenza, cioè nel permesso retribuito per motivi personali e familiari.

La sentenza del Tribunale di Fermo n.53 del 26 maggio 2020 ha stabilito che: “Dal tenore letterale della norma (art. 15 c. 2 CCNL Scuola) si evince chiaramente che i permessi retribuiti per motivi personali o familiari sono da qualificarsi come un vero e proprio diritto del lavoratore non subordinato a valutazioni del Dirigente scolastico e fruibili per effetto della mera presentazione della relativa domanda”.

Il Tribunale di Milano ha cancellato, con sentenza n.2272 dell’ottobre 2019, una sanzione disciplinare inflitta da un dirigente scolastico ad un docente che si era assentato da scuola dopo avere comunicato alla scuola la fruizione di alcuni giorni di permesso retribuito per motivi personali.

Sulla base della disciplina contrattuale, specifica la sentenza di Milano, se il personale docente chiede di poter fruire di sei giorni non come ferie ma come permessi retribuiti per “motivi personali e familiari”, tali giorni devono essere attribuiti a semplice domanda e sono sottratti alla discrezionalità del Dirigente Scolastico.

Sull’Invalsi nel curriculum dellə studente

Il Decreto Legge 19 (Ulteriori  disposizioni  urgenti  per  l’attuazione  del  Piano nazionale di ripresa e resilienza), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 marzo 2024, prevede che gli esiti delle prove Invalsi facciano parte del curriculum dello studente, curriculum che, dal DL 62 del 13 aprile 2017, deve essere allegato al diploma. 

Sull'Invalsi nel curriculum dellə studente

Purtroppo quest’ultimo tassello era prevedibile sin dalla nascita, con la riforma Berlinguer del 1999, dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema d’Istruzione ed è per questo che, come Cobas, vi ci siamo sempre opposti.

Alla trasformazione della scuola-azienda, infatti, hanno concorso tutti i governi che si sono succeduti a prescindere dal colore politico mentre oggi, a completare la creazione della scuola neoliberista, interviene massicciamente il PNRR, del tutto estraneo alle reali necessità della comunità educante ma determinante per far accettare, attraverso enormi somme di denaro, il cambiamento.

Quali ricadute ?

Il triste destino di Cassandra, però, non ci impedisce di continuare a ricordare quali saranno le ricadute sul nostro lavoro, su* nostr* studenti e sulla nostra società:

  1. I/le docenti delle materie interessate dall’INVALSI saranno spinti ad allenare gli/le studenti ai test, visto che il risultato di quest’ultimi potrebbe influire – considerato l’inserimento nel curriculum – sulla loro vita futura. 
  2. Dirigenti, genitori e studenti, per la medesima ragione, daranno sempre più importanza ai risultati dei test e, di conseguenza, subiremo sempre più pressioni affinché la nostra didattica sia finalizzata al raggiungimento di un risultato standardizzato e non alla formazione dell’individuo. 
  3. L’introduzione dei risultati dei test all’interno del curriculum concorre alla considerazione de* maturand* come “capitale umano” e alla visione della scuola come mero ente certificatore, ignorando – oltre lo sviluppo della persona – le differenze sociali di partenza e le difficoltà strutturali che alcune zone d’Italia presentano. 
  4. Il punto precedente consente alla politica, in piena ottica neoliberista, di deresponsabilizzare se stessa e di colpevolizzare invece i singoli individui dei propri insuccessi, ignorando ancora una volta l’art. 3 della Costituzione.
  5. Ne è una dimostrazione il fatto che l’INVALSI, grazie all’obiettivo del PNRR di “ridurre i divari”, dal 2022 schedi gli/le studenti apponendo il bollino di “fragile” a chi consegue pessimi risultati, bollino che annulla totalmente il soggetto e le sue complessità, così come previsto dalla tanto osannata “valutazione oggettiva”. 
  6. In quest’ottica, presto o tardi, verrà sostenuta la piena inutilità dell’Esame di Stato e del valore legale del titolo di studio ed esso sarà sostituito dai risultati INVALSI utilizzati come certificati di competenze. A questo punto la Scuola sarà definitivamente risucchiata dal mercato, il quale venderà – a seconda di quanto ci si può permettere – pacchetti di competenze atti a cristallizzare la disuguaglianza di partenza. 

Per tutte queste ragioni

abbiamo sottoscritto insieme ad altri sindacati e associazioni il reclamo al garante della privacy promosso da Roars per denunciare la schedatura non consensuale delle alunne e degli alunni valutat* come fragili sulla base di metodologie docimologiche automatizzate e non trasparenti. Sosteniamo quindi l’opposizione di famiglie, studenti e docenti alla conversione in legge di questa modifica della normativa introdotta per decreto, partecipando a tutte le iniziative che saranno proposte a tal fine, incluso lo sciopero di maggio contro le prove INVALSI alla scuola primaria. 

Non rimaniamo indifferenti, non diciamo che tutto è inutile, non facciamoci vincere dall’impotenza: reagiamo. 

CARTA DEL DOCENTE: A che punto siamo?

carta docente link

CARTA DEL DOCENTE 

A che punto siamo? 

Dopo il grande successo dei ricorsi per ottenere la carta anche per i/le docenti precari/e il Ministero è stato costretto a riconoscerla anche a chi ha contratti con scadenza ad agosto 

ma lasciando fuori ancora tutte/i le/gli altre/i!!! 

Nel frattempo, chi ha vinto le cause e avrebbe diritto all’attivazione della carta e agli arretrati 

sta ancora aspettando!! 

Facciamo il punto della situazione e vediamo cosa si può fare per obbligare il Ministero dell’Istruzione a rispettare le sentenze. 

ASSEMBLEA ONLINE   sulla carta docente

con alcuni avvocati che hanno seguito e vinto i ricorsi: ARIOTTO (Torino), LIZZI (Bologna), LEONCINI (Lucca)    

Venerdì 22 Marzo – ore 17, 30   

Per partecipare all’assemblea compilare il seguente form:

https://forms.gle/YBEByzUmMKQpMFHH8

MANIFESTAZIONE CITTADINA “per il Don Bosco che resiste!

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Per il Don Bosco che resiste .
Manifestazione 9 marzo ore 14.30, piazza XX SETTEMBRE

per aggiornamenti visita qui

“A Bologna nei giorni scorsi si sono raggiunti livelli di inquinamento mostruosi.

L’avviso dei climatologi ai cittadini: non andate a correre e le dichiarazioni dei dirigenti della sanità sull’aumento, in particolare tra i bambini e gli anziani, delle patologie correlate alle pessime condizioni dell’aria,rendono bene l’immagine di cosa ci sta succedendo.

Come è trattato l’ambiente a Bologna ?

Ce lo dicono le reti arancioni che stiamo vedendo dappertutto, le troviamo in almeno trenta giardini e parchi cittadini, ce lo mostrano le centinaia di alberi tagliati ai bordi della tangenziale, lo respiriamo con le polveri che salgono dai cantieri un po’ ovunque in città.

Nonostante il disastro ambientale in atto, il consumo di suolo non si arresta, nella regione Emilia-Romagna si costruisce e si costruisce…al ritmo di 2mq al secondo. Edifici e strade, asfalto e cemento a non finire. In cantieri che si ramificano nella giungla dei subappalti che calpestano i diritti dei lavoratori.

Non c’è una pianificazione sensata della risorsa suolo, la logistica e la grande distribuzione in primis, sono i soggetti che dettano legge e le amministrazioni sostengono questo processo, senza la minima attenzione alle conseguenze su clima e salute.

A Bologna l’economia del cemento prevede altri interventi devastanti in zona Fiera-San Donato con migliaia di mq per costruire le nuove infrastrutture che chiamano “distretto del futuro”.

Allo stesso tempo non c’è un orientamento verso un potenziamento del trasporto pubblico: abbiamo un servizio ferroviario metropolitano totalmente al di sotto delle necessità, il tram avrà meno fermate di quelle degli autobus lungo lo stesso percorso e gli stessi bus hanno ridotto la frequenza oraria delle corse. Solo per fare alcuni esempi.

Ma il mostro per eccellenza rimane il passante che ha l’obiettivo primario di aumentare il numero di automobili che lo percorreranno.

E come è trattata la partecipazione ?

Tema da sempre ritenuto caratterizzante l’amministrazione del Comune di Bologna, la tanto sbandierata partecipazione è in realtà ingabbiata in percorsi istituzionali le cui procedure sembrano studiate per separarla dai processi reali dell’organizzazione e della presa di parola della cittadinanza.

Quando invece alcune minoranze attive chiedono di essere ascoltate la distanza e la chiusura sono le modalità prevalenti nel mondo istituzionale.

Ma c’è anche di peggio:


la terribile sentenza che ha condannato a pagare più di 60 mila euro (di cui 12 mila al Comune) un’associazione di cittadini che si era permessa di fare un normale ricorso al Tar in merito al Passante un inquietante segnale di quanto le istituzioni sembrano voler passare ad un approccio punitivo nei confronti del dissenso.

Un chiarissimo messaggio: attenti perché ve la facciamo pagare cara.

Oppure, altro esempio del rapporto tra istituzioni e cittadini che pare mostrare unicamente un’odiosa volontà di controllo: alle case della cultura, assegnate dal comune alle associazioni, ora viene richiesta preliminarmente la programmazione mensile, da inviare a Comune e Questura.

Farà anche rima ma il binomio cultura-questura è un rimando a momenti che non vorremmo rivivere.

Il parco e la scuola

In questo contesto la questione Scuole Besta/Parco Don Bosco assume un ruolo centrale rivelando tutte le contraddizioni della giunta Lepore/Clancy proprio sui temi dell’ambiente e della partecipazione a fronte di una lotta pacifica e creativa che si sta svolgendo nel parco.

don bosco resiste manifestazione

La vicenda è presto detta: l’amministrazione intende costruire una nuova scuola e per farlo vuole devastare una gran fetta di parco. Si taglieranno decine di alberi ad alto fusto – capaci di assorbire CO2 e particolati fini, e mitigare gli effetti delle sempre più frequenti ondate di calore – e si distruggerà la biodiversità, costituita da una ricca varietà di flora e fauna tra cui quattro specie protette.

Il punto è che le scuole esistono già

e potrebbero essere facilmente ristrutturate senza consumare suolo, spendendo molto meno dei 18 milioni previsti (di cui 2 dal Pnrr e gli altri con un mutuo cioè debito dei cittadini).

La giunta invece, senza il documento delle analisi delle alternative, ovvero il DOCFAP, documento di fattibilità delle alternative progettuali, senza portare alcuna evidenza, senza alcun progetto di ristrutturazione ma con semplici dichiarazioni degli assessori, ha deciso che è meglio costruire un nuovo edificio.

Una scuola con 18 aule, al costo di 1 milione per aula. Un bel regalo dell’assessore alla scuola Ara.

In verità, va precisato che nel progetto è prevista anche una palestra omologata CONI, che però sarebbe la terza nel raggio di poche centinaia di metri, accanto a quelle del Liceo Copernico e del nuovo Polo dinamico.

Qui la costituzione del Comitato mostra come la partecipazione concreta si realizza in risposta a problemi sentiti dai residenti che non hanno alcuna intenzione di vedersi tolto un prezioso polmone
verde in quartiere, che non accettano che un progetto nonsense metta a maggior rischio la loro salute, che vogliono più verde e più ossigeno invece che inquinamento e cemento.

Dopo aver fermato il 29 gennaio la recinzione del cantiere che avrebbe portato al taglio degli alberi e alla conseguente cementificazione del parco, un presidio permanente sta resistendo al folle progetto del Comune.

Le cittadine e i cittadini bolognesi, ne siamo certi, simpatizzano più con i ragazzi che dormono nelle casette sugli alberi che con i poliziotti con i manganelli, che l’assessore Borsari ha chiesto di mandare contro di loro per risolvere la questione.

Noi crediamo, invece, che soluzioni più civili e intelligenti siano possibili. Basta volerle!

Questa lotta, finora vincente e capace di mettere in difficoltà l’amministrazione Lepore/Clancy, non solo ha bisogno di essere sostenuta e rinforzata ma può esser un forte volano per nuove lotte estese al resto della città.

[Stay tuned per eventuali cambiamenti sul ritrovo]

il Comitato Besta”

Salviamo il Parco – Ristrutturiamo le Besta

8 marzo: SOSTENIAMO LO SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA 

  • contro ogni discriminazione e violenza di genere, contro  l’omolesbobitransfobia, per una scuola sicura per chi ci lavora (in particolare donne e soggettività LGBTQI+) e per chi ci studia, per il diritto ad un ambiente accogliente con educazione di genere, all’affettività, alla sessualità; contro le ingerenze esterne e i condizionamenti da parte di organizzazioni fondamentaliste e clerico- fasciste; 
  • per la difesa della Legge 194 e del diritto all’autodeterminazione, della rete nazionale dei consultori pubblici e privi di obiettori; 
  • contro la retorica dell’insegnamento come lavoro di cura e occupazione contigua al lavoro domestico-familiare e, per questo, scarsamente retribuita; contro ogni ingerenza del privato nella scuola pubblica statale che deve essere laica e gratuita per tutt*; 
  • contro l’uso sistemico del precariato che tiene in piedi la scuola italiana in una logica di sfruttamento che colpisce soprattutto la componente femminile; contro la divisione sessuale del lavoro nel lavoro produttivo e riproduttivo; per la difesa e il potenziamento delle case rifugio, dei centri antiviolenza e l’adozione di misure di fuoriuscita dalla violenza; 
  • contro la violenza economica, la disparità salariale, i part time involontari e i licenziamenti; contro ogni forma di discriminazione, molestia e ricatto sessuale nell’accesso e sui luoghi di lavoro; 
  • contro lo smantellamento e la privatizzazione dello Stato Sociale e le politiche familiste del governo, per la redistribuzione della ricchezza, la giustizia sociale e ambientale; 
  • per aumenti salariali che garantiscano il recupero del potere d’acquisto sulla base dell’inflazione reale a fronte del forte aumento dei costi energetici e del carovita; 
  • per il diritto ai servizi pubblici gratuiti e accessibili, al reddito, al salario minimo per legge, alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, alla casa, all’educazione scolastica, alla sanità e ai trasporti pubblici; contro l’abolizione del Reddito di Cittadinanza come misura di contrasto alla povertà, anche lavorativa; 
  • per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; 
  • contro il progetto di autonomia differenziata che aumenta e cristallizza le disuguaglianze territoriali; 
  • contro il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele e per un cessate il fuoco immediato e permanente; 
  • contro le spese militari, la militarizzazione della società e della scuola; per la difesa del diritto di sciopero. 

INVITIAMO TUTT* ALLA MANIFESTAZIONE E ALLE ALTRE INIZIATIVE PREVISTE NELLA GIORNATA

8 marzo: SOSTENIAMO LO SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA 

volantino 8 marzo - 9

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Uso pubblico e politico della storia: cantieri della memoria europea

Venerdì 12 aprile 2024 presso l’ IIS Belluzzi – Fioravanti, BOLOGNA, via Giovanni Domenico Cassini 3 (in presenza) ci sarà il prossimo convegno Cesp storia su “Uso pubblico e politico della storia” per il personale della scuola.

Link per iscriversi:  https://forms.gle/KHDF9uXyCzqWSr4y7

Scarica la locandina e il modulo per richiedere il permesso

convegno Cesp storia

Convegno Nazionale di Formazione

Ricordiamo che il personale ispettivo, dirigente, docente e ATA ha diritto all’ESONERO DAL SERVIZIO con diritto alla sostituzione in base all’art.36 del CCNL2019/2021 (che sostituisce gli articoli 63 e 64 del CCNL 2006/2009). Il CESP è Ente Accreditato/Qualificato per la formazione del personale della scuola (D. M. 25/07/06 prot.869, Circolare. MIUR PROT. 406 DEL 21/02/06, Direttiva 170/2016-MIUR)

—> Fai richiesta alla segreteria del tuo istituto del permesso per formazione oppure utilizza il modulo in allegato alla locandina


L’attività di formazione è stata pensata per proporre al personale scolastico una riflessione sulle fondamentali questioni della memoria e dell’uso pubblico della storia nel dibattito culturale e politico dell’intera Europa.

I nuovi conflitti, il rinnovato spazio occupato dal nazionalismo nella politica europea hanno trovato nella storia un terreno di scontro e di polarizzazione che poco spazio lascia invece al dibattito scientifico.

Esigenze già forti che risultano ancora più urgenti alla luce delle spinte che provengono dai paesi dell’Europa dell’Est che risultano portatori di una diversa memoria rispetto al Novecento.

Le storiche e gli storici presenti andranno ad analizzare il ruolo che la memoria ha avuto nel processo di costruzione politica dell’Europa quanto dei vari identitarismi.


PROGRAMMA:

8.30-9.00: registrazioni partecipanti. Introduce e coordina Jacopo Frey, CESP Bologna

  • Uso pubblico della storia e politiche della memoria al tempo del revisionismo? Davide Conti, storico e consulente della procura di Bologna
  • Le politiche della memoria dell’Unione europea: vecchi e nuovi paradigmi, Filippo Focardi, Università di Padova
  • La resistenza femminile tra violenza e nonviolenza: dalla memoria alla pratica educativa, Elena Monicelli, Scuola di Pace di Monte Sole

h. 11.00 – 11.30 Pausa caffè

  • Il calendario civile (intervento in videoconferenza), Alessandro Portelli, storico
  • Politiche della storia nello spazio post-sovietico: sovranità culturale e strategie di sicurezza, Antonella Salomoni, Università di Bologna
  • La memoria delle stragi e l’eredità del secondo conflitto mondiale, Toni Rovatti, responsabile del comitato scientifico dell’Istituto Parri di Bologna

13.00 – 14.00 Domande e dibattito


Abstract degli interventi

L’attività di formazione è stata pensata per proporre al personale scolastico una riflessione sulle fondamentali questioni della memoria e dell’uso pubblico della storia nel dibattito culturale e politico dell’intera Europa. I nuovi conflitti, il rinnovato spazio occupato dal nazionalismo nella politica europea hanno trovato nella storia un terreno di scontro e di polarizzazione che poco spazio lascia invece al dibattito scientifico. Esigenze già forti che risultano ancora più urgenti alla luce delle spinte che provengono dai paesi dell’Europa dell’Est che risultano portatori di una diversa memoria rispetto al Novecento.

Le storiche e gli storici presenti andranno ad analizzare il ruolo che la memoria ha avuto nel processo di costruzione politica dell’Europa quanto dei vari identitarismi.

Uso pubblico della storia e politiche della memoria al tempo del revisionismo 

di Davide Conti 

Nella società contemporanea, segnata dalla diffusa presenza di revisionismi, l’uso pubblico della storia si va sempre più configurando come forma di definizione del passato finalizzata al governo del presente.

Le politiche della memoria dell’Unione europea: vecchi e nuovi paradigmi 

di Filippo Focardi 

A partire dagli anni Novanta le istituzioni dell’Unione europea hanno sviluppato un’attiva politica della memoria allo scopo di costruire un patto di cittadinanza comunitario. Il primo pilastro di tale patto è stato edificato sulla memoria della Shoah come “mito fondante negativo” dell’Europa, strumento di tutela dei diritti umani fondamentali. Dopo l’allargamento ad est della Unione europea, è stato promosso un secondo pilastro memoriale, incentrato sul paradigma antitotalitario, cioè sull’equiparazione dei crimini del comunismo ai crimini del nazismo. L’obiettivo di creare una memoria comune europea si è però scontrato con le frizioni scaturite dalla competizione  fra paradigmi memoriali differenti, dietro cui si stagliano letture diverse della storia europea e dei suoi valori di fondo.

La resistenza femminile tra violenza e nonviolenza: dalla memoria alla pratica educativa

di Elena Monicelli 

La Resistenza è quel movimento che si oppone alla dittatura fascista e questo richiede di tenere presente che la resistenza è un fenomeno di lungo periodo che inizia ad essere attivo non appena si diffonde il fascismo. Non è solo una questione di opposizione armata al regime durante il periodo 1943-1945.

Mettere in relazione alcune caratteristiche generali del fenomeno e le rappresentazioni che di esso vengono tramandate con l’esperienza della resistenza femminile e soprattutto la sua relativa svalutazione può aiutare a lavorare su questioni ancora aperte in relazione ad alcune rivendicazioni che sono state lanciate in quegli anni e alle strategie che ancora operano contro l’emancipazione femminile.

Politiche della storia nello spazio post-sovietico: sovranità culturale e strategie di sicurezza

di Antonella Salomoni

Nell’intervento si porterà attenzione alla progressiva radicalizzazione, in Russia, delle politiche della storia, esplicatesi in un ampio ventaglio di misure di controllo e sorveglianza, che hanno posto la storia al servizio delle “strategie di sicurezza nazionale”. Ad esempio: definizione e tutela della “verità” e “memoria storica”; redazione di un manuale unico di storia; creazione su mandato statale di opere storiche, letterarie e artistiche, prodotti cinematografici, teatrali, televisivi, video; fornitura di servizi volti a preservare i “valori tradizionali”; salvaguardia normativa della lingua russa.

La memoria delle stragi e l’eredità del secondo conflitto mondiale

di Toni Rovatti

La metà degli anni Novanta è stata contrassegnata, in Italia e in Europa, da un momento di svolta nella prospettiva della ricerca storica sulla violenza di guerra, che ha dato l’avvio ad una massiccia stagione di studi sui massacri ai danni delle popolazioni civili, sulle politiche della memoria pubblica della seconda guerra mondiale, sulle matrici culturali e le forme della violenza politica e di guerra. A trent’anni di distanza – nel quadro di una rinnovata centralità della guerra – diviene essenziale provare a tracciarne un bilancio dei risultati e dei relativi riflessi sulla memoria pubblica. Tentare di storicizzare quella fase di rilievo negli studi sulle pratiche e le memorie della violenza di guerra in età contemporanea, ricollegandone i passaggi al quadro politico nazionale e internazionale, nonché il parallelo imporsi dell’egemonia di un paradigma incentrato sul testimone-vittima, a rischio di una codificazione semplificata e statica delle stesse memorie di guerra sulle stragi.

Generi Plurali: un convegno del CESP pieno di entusiasmo e riscontri positivi

Ieri 22 febbraio 2024, presso l’istituto Belluzzi-Fioravanti di Bologna, si è tenuto il convegno nazionale CESP di formazione per il personale scolastico Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola, che ha visto la partecipazione di 250 persone, 190 delle quali si sono trattenute anche per i laboratori pomeridiani.

CONVEGNO CESP GENERI PLURALI

Oltre alla ovvia soddisfazione per i numeri raggiunti, che costituiscono la risposta più chiara ed efficace agli attacchi che Pro Vita & C. hanno voluto per l’ennesima volta riservarci nelle settimane immediatamente precedenti il convegno, vogliamo condividere la gioia per una giornata perfettamente riuscita da tutti i punti di vista, per i sorrisi di docenti, educatori/rici, studenti, attivistǝ, per i tanti riscontri positivi che a voce o per iscritto ci sono pervenuti. 

Non è stato semplice gestire poco meno del doppio delle presenze che mediamente registriamo alle nostre iniziative, ma grazie all’impegno collettivo ce l’abbiamo fatta. Ci fa particolarmente piacere aver raggiunto l’obiettivo di garantire la partecipazione ai laboratori pomeridiani a tuttǝ coloro che ne avevano fatto richiesta. Per farlo abbiamo dovuto organizzare e aggiungere in corsa (nelle ultime due settimane) due laboratori in più rispetto ai quattro che avevamo inizialmente previsto: fondamentale, a questo proposito, anche la disponibilità delle compagnǝ di NUDM a sdoppiare il proprio (occupandosi in pratica di due laboratori invece di uno). 

Qui trovate il programma del convegno.

Qui un esempio degli attacchi di Pro Vita e qui la risposta del Cesp 

Alcune foto.

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Di seguito un articolo uscito oggi sul Manifesto

Generi plurali: un convegno dei Cobas scuola per educare alla sessualità e all’affettività 

– Giuditta Pellegrini, 23.02.2024 

Educazione 

È uno dei primi tentativi concreti di proporre al personale scolastico uno spazio di elaborazione comune nel contrasto al fenomeno della violenza maschile sulle donne e di genere quello del convegno nazionale Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola che si è tenuto ieri a Bologna presso l’istituto Belluzzi- Fioravanti.

Come ha riferito il gruppo organizzatore del CESP, il Centro studi accreditato per la formazione presso il Ministero dell’istruzione e nato all’interno di Cobas scuola, l’incontro nasce dalla necessità di affrontare l’educazione all’affettività e alla sessualità in maniera plurale, senza appiattire la complessità che caratterizza naturalmente l’ambiente scolastico, a partire dalle istanze delle realtà che da tempo si occupano di questi temi.

Quelle che l’attuale ministro dell’Istruzione Valditara non ha chiamato in causa al momento di redigere il progetto Educazione alle relazioni, di cui mettono in risalto i punti critici.

Per esempio l’affidamento della formazione agli insegnanti a personale non qualificato sulla specificità del problema, come i Centri Anti Violenza, che lavorano sul campo quotidianamente, consapevoli di come esso vada inserito in un contesto culturale ampio di cui bisogna scardinare gli stereotipi. Su questi ha lavorato anche la rete Educare alle differenze, redigendo un manuale pratico dal titolo “che fare” scaricabile dal sito.

“La violenza assume diverse forme, a volte la chiamiamo bullismo, cyberbullismo, stalking, revenge porn, diffusione di video e foto senza consenso. Le iniziative che la scuola assume per contrastarla non tengono mai conto della prospettiva di genere. Il bullismo esercitato su un ragazzo che indossa una felpa rosa, su una ragazza che ti ha lasciato, su una persona transessuale ha connotazioni diverse delle quali bisogna tener conto per essere efficaci nell’intervenire, seppure tutte abbiano la stessa radice nel sistema patriarcale. Perché la violenza non è fine a se stessa, ma impone una norma sociale che punisce chiunque se ne ponga al di fuori”.

Lo ha spiegato Teresa Rossano, insegnante del Cesp di Bologna e fra le organizzatrici del convegno, mettendo in luce l’inefficacia di parlare di relazioni con gli adolescenti senza considerare la sessualità o la scoperta di se attraverso il corpo, che nelle linee guida del progetto governativo sono omesse già a partire dal nome.

È da questo punto che si è espresso anche il Movimento Identità Trans attraverso la voce di Mazen Masoud, che ha ricordato la necessità del diritto di riconoscere l’identità delle persone trans e non binarie all’interno dell’istituzione scolastica, in parte assolta dall‘introduzione delle carriere Alias, pur con dei limiti, e del sostegno del corpo insegnante laddove spesso manca quello famigliare. “L’inclusione non è qualcosa che si aspetta, ma qualcosa che viene raggiunta con la lotta”, ha ricordato Masoud.

A contestare gli aspetti del piano Valditara è anche il movimento transfemminista Non Una Di Meno, presente al tavolo del convegno, che nel suo intervento ha denunciato la pericolosità di linee guida che puntano a impaurire sulle conseguenze di atti impropri e non a portare consapevolezza di un senso di giustizia più profondo e sul consenso.

“Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin molte persone si sono appellate alla scuola come luogo per una sana educazione sessuo-affettiva, ma da allora poco è cambiato” hanno evidenziato le attiviste, elencando i punti che saranno parte delle rivendicazioni dello sciopero indetto per l’8 marzo: un’educazione che riconosca i desideri senza stigma o tabù, non soggetta alla privatizzazione che crea divario tra le classi, che dia spazio anche alle persone trans e alle libere soggettività con carriere alias di difficile attivazione e che superi la precarizzazione del personale.

“I nostri silenzi non ci hanno mai salvato” hanno concluso le attiviste citando la poetessa afroamericana Audre Lorde, alludendo all’attacco che il tavolo ha ricevuto da parte delle associazioni provita negli scorsi giorni: “non staremo zitte proprio ora”.

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