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PEr il clima Fuori dal fossile

Riceviamo e volentieri invitiamo a

  Assemblea  web  26 gennaio, ore 17:30

AMBIENTE, CLIMA, ENERGIA, BOLLETTE, LAVORO, SALUTE, DEMOCRAZIA

Costruiamo e proponiamo soluzioni dal basso da condividere ed applicare nella realtà per uscire dal fossile. 

Cambiare la realtà opprimente che viviamo e smontare le narrazioni tossiche che portano all’inazione. Salvare il pianeta e noi stessi dal modello estrattivista delle grandi opere inutili e dannose è urgente e necessario.
Ma non basta riunirsi, opporsi con le sole parole anche se importanti, dobbiamo costruire il futuro che vogliamo.
L’alternativa non può venire dallo stesso sistema che ci opprime!

Possiamo vincere le lotte ambientali, sociali, per la giustizia climatica solo organizzandole e vivendole in prima persona. È quello che cerchiamo di fare attraverso la campagna nazionale Per il Clima Fuori dal Fossile. 

Siamo comunità territoriali, comitati, realtà di lotta e cittadini che si battono per la giustizia climatica, la difesa degli ecosistemi e che lottano per uscire dal fossile, causa prima di devastazioni, inquinamenti climalteranti e danni alla salute.

Le politiche energetiche governative continuano a favorire le fonti fossili, con la costruzione di nuovi gasdotti, centrali a gas, l’autorizzazione a nuove trivellazioni e miliardi di incentivi o sgravi fiscali erogati ogni anno in favore di filiere energivore e inquinanti. 

Eppure essere movimento, camminare cambiando, praticare il conflitto, costruire la società a nostra misura, non è impossibile.

Possiamo agire già da ora per costruire vertenze, spazi, comunità, energie ed economie alternative e dal basso.
Facciamolo insieme!

Ti invitiamo all’assemblea via web che abbiamo organizzato per il 26 gennaio, ore 17:30. 

Per partecipare invia una mail a perilclimafuoridalfossile@gmail.com

L’assemblea sarà trasmessa in diretta sulla pagina Facebook 

https://www.facebook.com/perilclimafuoridalfossile

 Campagna “Per il clima, Fuori dal Fossile!”

Assemblea sindacale della scuola primaria regionale a distanza Giovedì 20 gennaio dalle 17.30 alle 19.30

La scuola primaria è in affanno. Le fatiche della pandemia si aggiungono alla scarsa cura posta dagli ultimi governi, incapaci di valorizzare una storia di grande qualità. Il personale opera sempre più spesso con risorse insufficienti e si trova a dover garantire con il proprio impegno un diritto allo studio a rischio.

Per discutere dei molteplici aspetti di questa situazione abbiamo deciso di organizzare la

Assemblea sindacale regionale a distanza
per i lavoratori e le lavoratrici della scuola primaria
Giovedì 20 gennaio dalle 17.30 alle 19.30

Per iscriversi compilare il form qui

Ordine del giorno:
• Il Tempo pieno non cresce e non è garantito e le compresenze vanno assicurate anche alle sezioni a tempo normale.
• La controversa questione dell’inserimento dei docenti di educazione fisica nelle quarte e quinte classi.
• Il problema annoso delle supplenze (mancata chiamata di supplenti, uso delle compresenze e di insegnanti con attività già progettate, ecc).
• Contrazione delle ore di sostegno e delle ore delle educatrici/educatori.
• Retribuzione inferiore delle/dei docenti della primaria rispetto agli altri livelli di scuola.
• Figure degli insegnanti potenziati e loro uso disinvolto da parte delle dirigenze
• Situazione crescente di carico di lavoro e di disagio del personale ata, sia di segreteria che collaboratori scolastici.
• Difficoltà di accesso e di utilizzo dei servizi di neuropsichiatria.
• Scarsi investimenti nell’inclusione e nelle ore di alfabetizzazione per le/gli alunne/i NAI.
• Diritto all’aggiornamento e illegittimità dell’obbligo fuori dall’orario di lavoro.

Cobas Scuola Emilia Romagna

INFO Via San Carlo, 42 – cobasbol@gmail.comhttps://www.cobasbologna.org 051.241336

Nel terzo anno di pandemia la scuola continua a pagare. Quello che il Governo non ha fatto e le richieste dei Cobas

12/01/2022

Il “governo dei migliori”, di fronte all’esponenziale aumento dei contagi delle ultime settimane, alla crescente e insostenibile pressione sul sistema sanitario, all’allarme sul peggioramento della situazione che – assicurano gli esperti – ci attende nei prossimi giorni, alza le spalle e tira dritto: la scuola può ripartire “in presenza e in sicurezza”, secondo la formula, propagandistica e beffarda, con cui ha accompagnato il suo “non fare” per la sicurezza della scuola nel primo anno di vita. Mai come oggi appare nella sua evidenza il paradosso di un governo che rivendica ossessivamente un risultato (scuole in presenza e in sicurezza) che nella realtà ha fatto di tutto per scongiurare. Niente di ciò che andava fatto per rendere le scuole più sicure è stato realizzato e tutto è rimasto nella situazione, già disastrosa, precedente alla pandemia: lasciate le classi pollaio, nessuno spazio aggiuntivo, trasporti insufficienti e sovraffollati, aule senza sistemi di areazione. Nessuna delle proposte presentate in questi due anni di pandemia sono state recepite, persino l’obbligo di distanziamento di un metro è stato di fatto abolito, preso atto che in gran parte delle scuole non è praticabile. Non è stata minimamente presa in considerazione l’opportunità di invertire la rotta della politica pluridecennale di tagli forsennati che ci ha consegnato il disastro che oggi è sotto gli occhi di tutti, tanto nella scuola quanto nella sanità. Così, mentre si è continuato a ripetere “mai più DAD”, le comunità scolastiche sono state lasciate da sole a fronteggiare l’emergenza, tra le mille difficoltà di sempre, a cui si sono aggiunte quelle scaturite dall’emergenza sanitaria e quelle determinate dalle incaute uscite dei “migliori”, che hanno aumentato la confusione e moltiplicato i problemi. Nonostante ciò, le scuole si sono arrangiate e hanno garantito la didattica in presenza anche nelle crescenti difficoltà applicando le regole, poco chiare, dettate dai vari decreti-legge.

Abbiamo denunciato in estate la grande manovra diversiva del green pass che è poi continuata con l’introduzione dell’obbligo vaccinale nella scuola, perché rispondeva a finalità diverse dalla gestione sanitaria della pandemia, in un contesto, quello della scuola, in cui avevamo già aderito in massa alla campagna di vaccinazione. Perfino la necessaria campagna di vaccinazione è stata infatti gestita con l’intento politico di assolvere il governo da ogni responsabilità e dopo due anni, con i vaccini disponibili, la scuola si trova ancora una volta in ginocchio. I presidenti delle regioni dal canto loro ovviamente ne approfittano e decidono, come negli ultimi due anni, di chiudere le scuole invocando ipocritamente il diritto alla salute solo per coprire le loro responsabilità in merito al disastro sanitario e di tutti i servizi pubblici essenziali della regione, mentre fanno carte false per rimanere in zona bianca per far “girare l’economia”.

La posizione dei Cobas è stata e rimane quella di mantenere le scuole aperte a meno che le condizioni di diffusione del contagio – e non sta certo a noi stabilirlo – determinino la necessità di chiudere tutto, a partire dai servizi non essenziali. Per questo, pur consapevoli dell’attuale diffusione del contagio e della rabbia diffusa nel mondo della scuola, riteniamo inaccettabili le richieste di chiudere le scuole, e solo le scuole, avanzate da numerosi dirigenti: una coazione a ripetere che rivela lo svilimento dell’importanza  del benessere e della salute psicofisica dei giovani, del diritto allo studio, che parte proprio da chi dovrebbe  sostenere che la scuola non può essere considerata un servizio superfluo, che la DAD non è scuola e che ha già prodotto abbastanza danni, che la scuola insomma deve essere l’ultima a chiudere.

Draghi ha rivendicato in conferenza stampa un cambio di passo rispetto al governo Conte 2: la scuola non è la prima a chiudere, ma l’ultima. L’accoglimento del ricorso da parte del Tar Campania contro l’ordinanza di chiusura di De Luca è sicuramente una notizia positiva, anche se dovrebbe far riflettere sugli effetti devastanti di un ulteriore autonomia regionale differenziata. Ma il governo Draghi ha la responsabilità politica di non aver fatto quello che era necessario per rendere effettivo lo slogan della scuola aperta e in sicurezza, con l’aggravante che aveva i fondi del PNRR per farlo! Per cui, il rischio è che un numero crescente di classi sia ancora una volta in larga misura consegnato alla Dad per decisione dei dirigenti, di fronte all’impossibilità di avere un tracciamento tempestivo dei contagi in classe alla notizia del primo (o secondo o terzo) alunno positivo, come ha annunciato lo stesso Giannelli. Certo il virus esiste e picchia duro, potrebbe anche essere utile e necessario fermarsi tutti/e, ma ancora una volta lo faranno solo le scuole: bambini/e e ragazzi/e pagheranno il conto. Per il resto tutto aperto, tutti a lavorare in auto sorveglianza, anche se siamo contatti stretti, il sistema economico non deve fermarsi! Chiediamo il conto a tutti, Governo, Regioni, Province e Comuni, di quanto, in questi due anni, non è stato fatto e non si intende fare. Entrati nel terzo anno chiediamo e rivendichiamo ancora provvedimenti immediati e programmi seri per il futuro.

Dai Dirigenti Vogliamo

l’utilizzo immediato delle risorse assegnate per l’emergenza e degli avanzi di bilancio per acquistare i dispositivi ffp2 e gli areatori.

Dalle Regioni e dagli Enti Locali Vogliamo

una medicina territoriale di prossimità che garantisca le tre T (testare, tracciare, trattare), e in particolare il pieno funzionamento e potenziamento delle USCA; screening periodici di protezione adeguati e gratuiti per garantire il rientro a scuola in presenza, continuità, serenità e sicurezza; Tamponi gratuiti per tutti: alunni, docenti, ATA, famiglie; riorganizzazione del TRASPORTO PUBBLICO, con maggiori risorse; reperimento di spazi ulteriori per le scuole e adeguamento immediato di tutte le strutture esistenti.

Dal governo Centrale e dal Ministero Istruzione vogliamo

indicazioni chiare a salvaguardia del diritto all’istruzione che non aggravino le differenze tra Nord e Sud, centro e periferie e tra scuole; assunzione massiva di personale e risorse necessarie per ridurre il rapporto alunni-classe; presìdi sanitari e abolizione dell’ obbligo vaccinale nelle scuole, riammissione del personale docente e ATA sospeso con tamponi periodici e riconoscimento del diritto al lavoro e alla retribuzione; indicazioni chiare e tempestive in merito alla valutazione e alle modalità di svolgimento degli esami di stato.

Esecutivo Nazionale Cobas Scuola

17 gennaio, Roma. Convegno Cesp “Liberi di… conoscere e riconoscere le differenze. Tuttə a scuola: come educarci all’inclusione”

Lunedì 17 gennaio 2022 il CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica e GAY HELP LINE organizzano a Roma il Corso di formazione per il personale della scuola Liberi di… conoscere e riconoscere le differenze. Tuttə a scuola: come educarci all’inclusione“. In allegato trovate la locandina con tutte le informazioni. Il corso prevede un limite massimo di 40 partecipanti.

15 dicembre 2021, presidio in regione per la petizione contro la richiesta di Autonomia della giunta.

La nostra manifestazione del 15 sarà un punto di arrivo e, al contempo, la base per la ripartenza delle lotte contro l’Autonomia regionale differenziata e per l’attuazione della Costituzione che faremo nel 2022, nel quadro politico che verrà a determinarsi dopo l’approvazione della Legge di Bilancio 2022 e le vicende che porteranno all’elezione del nuovo Capo dello Stato.

Per questi motivi chiediamo a tutti voi la massima partecipazione e presenza al presidio e la massima diffusione possibile, oltre ad un ennesimo sforzo a diffondere il link per la firma on line della Petizione Popolare (di seguito riportato) e a riempire un modulo di firme (in allegato) da consegnare prima o durante il presidio.

La nostra lotta contro lo sciagurato progetto di autonomia differenziata – che divide il Paese ed  aumenta le diseguaglianze dando diritti diversi a seconda del luogo di residenza – non finisce certo il 15 dicembre.

info: comitato.er.cad@gmail.com

link petizione on line: https://forms.gle/uD7j4GQCvRjUJ1T2A
evento FB: https://www.facebook.com/noademiliaromagna/photos/a.115616970331628/353558983204091/

pagina FB: https://www.facebook.com/noademiliaromagna

Comitato regionale Emilia Romagna NO AD

Per il clima fuori dal fossile: 10 dicembre alle 17

Venerdì 10 Dicembre alle ore 17.00 presso il Centro sociale CostaArena, in via Azzo Gardino, 48 organizziamo un incontro per supportare anche nella nostra città la campagna “Per il clima/Fuori dal fossile.”Una campagna nata tre anni fa dalla convergenza di associazioni e movimenti presenti in tutta Italia e che nel rispetto delle reciproche specificità si concentra verso due obiettivi comuni:

  1. la messa in questione del sistema e del modo di produzione causa dell’attuale crisi ecologica economica pandemica epocale, e per questo FUORI DAL FOSSILE;
  2. ma anche PER IL CLIMA, nel prefigurare una giusta e diversa transizione ecologica che verta sul protagonismo dei movimenti per la giustizia sociale e climatica e di quelli insorgenti che rivendicano nuovi diritti e garanzie sul terreno del lavoro.

A differenza di qualche anno fa, oggi il tema della transizione ecologica è oramai di “pubblico dominio”, spazia nella comunicazione mainstream, viene assunto dagli stessi responsabili del disastro ecologico del pianeta come dispositivo di legittimazione delle loro scelte e dei loro piani. Dietro al paravento della “transizione ecologica” si veicolano progetti e programmi che, in realtà, mantengono ben salda al centro delle strategie la salvaguardia dei profitti, gli adeguamenti necessari al sistema per sopravvivere, con il suo portato di distruzione e sfruttamento, nell’epoca della crisi climatica ed ambientale. Ma in questi anni anche la consapevolezza sociale dell’urgenza di cambiamenti radicali si è diffusa, ha preso corpo ed ha espresso una ricca molteplicità di forme di opposizione e contrasto alle politiche di devastazione ambientale e sociale.Dal loro sito https://fuoridalfossile.wordpress.com/

Parleremo con Renato De Nicola, tra i fondatori di Fuori dal fossile, dei contenuti della campagna, delle iniziative in atto e delle possibili ricadute sul nostro territorio di mega progetti quali la Rete Adriatica (Brindisi-Minerbio), o il CCS di Ravenna.

Venerdì 10 Dicembre alle ore 17.00

presso il Centro sociale CostaArena, via Azzo Gardino, 48

Se sei interessat* scrivi a cobasbol@gmail.com

10 dicembre Sciopero generale della Scuola con manifestazioni locali

Come i governi precedenti, anche l’esecutivo Draghi, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei, prosegue, con il PNRR e la legge di bilancio, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola, visto che i provvedimenti sono caratterizzati da:

  • proposte salariali per il rinnovo del contratto (scaduto nel 2018) ridicole e offensive, come nel caso del premio per la “dedizione al lavoro”, che ricorda le campagne del ventennio;
  • nessuna stabilizzazione del personale precario, docenti e ATA;
  • nessun investimento nell’edilizia scolastica, con conseguenti problemi per la sicurezza, cresciuti ulteriormente con la pandemia;
  • nessuna riduzione strutturale del numero degli alunni/e per classe;
  • nessuno stop ai progetti di Autonomia differenziata con i quali si vuole regionalizzare l’istruzione, che anzi vengono di nuovo allegati alla Legge di bilancio.

In questo contesto, a fronte di una stragrande maggioranza di lavoratori/trici (intorno al 95%) che ha scelto di vaccinarsi, il governo, per nascondere incapacità e inefficienza, nonostante nelle scuole si stia lavorando regolarmente, impone la vaccinazione obbligatoria, che non tutela la sicurezza sul luogo del lavoro e di cui non si comprendono le motivazioni scientifiche. Determinando, così, una situazione paradossale per cui nelle aule sarà comunque presente una maggioranza di persone, gli alunni/e, non vaccinati, né controllati (per questi ultimi, sia chiaro, non si chiede la vaccinazione obbligatoria, che violerebbe il diritto all’istruzione). Al tempo stesso, riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti strumenti indispensabili, anche se non unici, per combattere la pandemia

Chiediamo:

  • Stipendi europei, con il recupero del 20% circa del potere d’ acquisto perso negli ultimi decenni, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”
  • Un piano straordinario di assunzioni, a partire dai “precari”, docenti (3 anni di lavoro) e ATA (2 anni)
  • Conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA
  • Massimo 20 alunni per classe, da ridurre a 15 con studenti diversamente abili
  • Formazione e aggiornamento in orario di servizio
  • Centralità della scuola nel PNRR, innanzitutto attraverso un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza
  • Ritiro di qualsiasi progetto sull’Autonomia differenziata
  • Ritiro dell’obbligo vaccinale

Esecutivo nazionale COBAS Scuola

NO all’obbligo vaccinale nella scuola, SI’ alla campagna di vaccinazione

“Dal 15 dicembre 2021, l’obbligo vaccinale si applica anche alle seguenti categorie di personale: a) al personale scolastico del sistema nazionale di istruzione, delle scuole non paritarie, dei servizi educativi per l’infanzia, dei centri provinciali per l’istruzione degli adulti, dei sistemi regionali di istruzione e formazione professionale, dei sistemi regionali che realizzano i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore”, così il CdM del 24 novembre. La stragrande maggioranza di lavoratori della scuola (intorno al 95%) è già vaccinata, ma il governo, per nascondere incapacità e inefficienza, nonostante nelle scuole si stia lavorando regolarmente, impone la vaccinazione obbligatoria. Una vessazione di cui non si comprendono le ragioni scientifico-sanitarie, poiché le aule continueranno a essere frequentate da una maggioranza (gli alunni) non vaccinata e, quindi, per evitare la diffusione della pandemia continuerà a essere determinante il rispetto delle regole (mascherine, uso del gel…), come ha fatto, dall’inizio dell’anno, tutto il personale, vaccinato e non. Questi ultimi, in particolare, per lavorare si sono sottoposti, a loro spese, ogni 48 ore a una verifica dello stato di salute mediante un tampone.E’ quindi evidente che questo provvedimento serve solo a nascondere lo stato disastroso della scuola pubblica ulteriormente accentuato dalle politiche del governo Draghi. Infatti, all’apertura di questo nuovo anno scolastico ci siamo ritrovati nelle stesse pessime condizioni precedenti:- Personale (Docente e ATA) in numero insufficiente- Presenza diffusa delle classi pollaio- Nessun intervento significativo sull’edilizia scolastica- Mancato rispetto della distanza di un metro fra gli alunni, grazie alla possibilità di deroga quando le classi sono numerose e/o le aule piccole- Trasporti in condizioni disastroseL’obbligo vaccinale non servirà certo a modificare tutto questo, mentre, di fatto, viene rimesso in discussione il delicato equilibrio che deve essere garantito tra i diversi diritti costituzionali: all’ istruzione, che non può che essere in presenza e per tutti (art. 34 Cost.); alla salute, “come fondamentale diritto dell’individuo”, ma anche come “interesse della collettività” (art.32); al lavoro e ad una retribuzione che garantisca libertà e dignità (artt. 4 e 36); alla libertà personale (art.13). All’interno di un clima generale che punta sempre più sulla repressione per risolvere i problemi sociali, come è già avvenuto con le pesantissime limitazioni del diritto di manifestare. Poiché i Cobas Scuola hanno sin dall’inizio sostenuto che la vaccinazione, nella situazione determinata da decenni di tagli alla sanità, sia uno strumento fondamentale, anche se non l’unico, per combattere la pandemia, ma al contempo hanno ribadito il carattere volontario di tale scelta, chiedono che il CdM revochi immediatamente l’obbligo vaccinale, garantendo una prosecuzione serena della vita scolastica per lavoratori e studenti. Esecutivo Nazionale COBAS Scuola