ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE CONTRO IL DOCENTE, DIFESO DAI COBAS SCUOLA, CHE AVEVA ESERCITATO IL PROPRIO DIRITTO DI CRITICA

Trieste, 14 settembre 2019- In questi giorni i COBAS SCUOLA Trieste hanno ricevuto dall’Ufficio Scolastico Regionale del FVG l’informazione che il procedimento disciplinarea carico del docente, che aveva manifestato da libero cittadino la propria critica al film “Red Land – Rosso Istria”, è stato archiviato in maniera definitiva.

Ricordiamo che nei giorni seguenti all’episodio si era scatenata una canea rabbiosa da parte del mondo politico, associativo e istituzionale che aveva raggiunto i livelli di una vera e propria gogna pubblica con l’assessora comunale Brandi e associazioni di estrema destra che invocavano provvedimenti disciplinari, arrogandosi il diritto di dire che cosa può fare o non fare un docente nel suo tempo libero. Infatti, nonostante il docente avesse agito da libero cittadino esprimendo il proprio diritto di critica, senza aver denigrato qualcuno, o aver l’intento di denigrare qualcuno, c’era chi aveva la presunzione di zittire il dissenso, di imporre il pensiero unico illudendosi che manipolazioni e narrazioni pseudostoriche potessero essere immuni da critiche.

Da subito come COBAS SCUOLA avevamo rispedito al mittente questi attacchi chiaramente mirati a colpire la libertà di espressione di un cittadino, facendo leva sul suo ruolo di docente che, nella visione distorta di certa politica, avrebbe dovuto sospendere il proprio pensiero critico, piegando la schiena alla maggioranza politica di turno.

Difronte a tale protervia e arroganza I COBAS SCUOLA del FVG hanno difeso con orgoglio la dignità e la professionalità del docente così come la sua libertà di cittadino così volgarmente attaccata. Una difesa che si fa purtroppo sempre più urgente nel nostroPaese dove, ad esempio, a Monfalcone c’era chi pensava di aprire uno sportello d’ascolto per accogliere le lamentele contro professori “politicizzati” perché troppo di sinistra, o ministri che hanno punito insegnanti perché non avevano “sorvegliato” il pensiero e il lavoro dei loro studenti, come accaduto a Palermo.

Riconosciamo all’Ufficio Scolastico Regionale la capacità di aver posto correttamente nell’alveo istituzionale tale incresciosa vicenda, riconducendola al suo esito naturale, vale a dire l’archiviazione, come da noi richiesto.

Non si capisce invece perché la Dirigente Scolastica per prima non abbia avuto la fermezza di rigettare le accuse mosse contro un docente della sua scuola, accuse che alla fine si sono sgretolate come un castello di sabbia e che potevano essere affrontate con un semplice confronto.

Ciò deve servire da riflessione in un sistema scolastico dove si è deciso di abbandonare la via del confronto preferendo quella sanzionatoria o dei procedimenti disciplinari, snaturando quello che è lo spirito e il senso della scuola.

I COBAS SCUOLA di Trieste rinnovano solidarietà e apprezzamento al loro iscritto e confermano il loro impegno nel difendere la dignità professionale e la libertà di chi lavora nella scuola.

COBAS SCUOLA Trieste

Calici amari di Alessandro Palmi

Vogliamo brevemente presentare una campagna, sul tema dello Stress Lavoro Correlato (SLC) e non solo, che è iniziata a Bologna nella scorsa primavera.
La campagna ha preso spunto da un evento specifico, si è successivamente allargata e nelle nostre intenzioni dovrebbe diventare uno degli strumenti per mettere in discussione i rapporti di potere che si stanno delineando nella “nuova” scuola oltre che affrontare alcune delle grosse fonti di disagio che contribuiscono a rendere sempre più stressante il lavoro all’interno delle istituzioni scolastiche.
L’evento causale Durante l’ultima campagna RSU, una nostra iscritta, che lavora presso un istituto commerciale, decide di candidarsi come RSU. Il clima generale in questa scuola è storicamente pesante a causa della gestione e dei comportamenti del dirigente; senza ora entrare nei particolari, basti dire che nell’arco di 5/6 mesi (dalla candidatura, passando per l’elezione con il maggior numero di voti e finendo all’inizio della contrattazione) la nostra riceve ben 3 contestazioni di addebito che si chiudono con 3 sanzioni. Si tratta di contestazioni per fatti di nessuna gravità e declinati attraverso l’interpretazione insindacabile del dirigente; seguono sanzioni molto lievi (richiami e/o censure). Le sanzioni sono, come detto, lievi, ma non per questo mancano di sortire il loro vero effetto che è quello di mettere chi le riceve in uno stato di profondo disagio e di sentimento di inadeguatezza; con, tra l’altro, la prospettiva di poter fare ben poco, infatti gli avvocati generalmente sconsigliano di ricorrere in giudizio per sanzioni di questo tipo.
La nostra risposta A seguito di questa vicenda (per certi versi esemplare, ma in realtà non tanto diversa da tante situazioni che in diverse scuole riguardano i dipendenti) in sede Cobas si sviluppa una discussione e giungiamo alla conclusione che è tempo di provare ad intervenire su questa tipologia di eventi; partendo sì dal caso specifico, ma con l’intento di generalizzare la questione. Decidiamo di far partire una campagna specifica sul tema, che chiamiamo BastaStress. Il nostro proposito è che la campagna si sviluppi all’interno di quell’incerta zona grigia che si è venuta a creare nelle relazioni a scuola, zona in cui si vedono convergere gli atteggiamenti autoritari e prevaricanti dei novelli “presidi sceriffi”, (con la scorta dei pieni poteri fornito loro da numerosi interventi normativi degli ultimi 20 anni) e gli atteggiamenti aggressivi dei novelli “clienti” della scuola azienda, cioè genitori ed anche studenti e studentesse. La percezione che abbiamo è che lavorare a scuola stia diventando sempre più “difficile” in questo nuovo contesto che si va affermando; ma se da un lato esistono discussioni, analisi ed anche azioni che intervengono sugli aspetti teorici, politico-sindacali e didattici della questione, seppur con alterna fortuna e risultati; ci sembra che sia molto più scoperto il lato che dovrebbe indagare il vissuto e le condizioni concrete di lavoro di docenti ed ATA.
Far emergere il disagio Obiettivo primario di questa campagna vuole essere proprio una sorta di indagine su questi aspetti volta a favorire l’emersione del disagio (in tutte le sue forme) che sembra sempre più attanagliare i dipendenti della scuola ed i docenti in particolare. L’esperienza bolognese ha sortito buoni risultati e continuerà anche nel prossimo anno scolastico, agendo su più binari che di seguito illustriamo sinteticamente, per dar modo anche ad altre realtà di allargare la campagna:

  • Un aspetto strettamente difensivo che affronti casi specifici, attraverso ricorsi legali, mobilitazioni di scuola, attivazione di casse di resistenza per spese legali, cioè azioni che diano segnali decisi di opposizione e non accettazione di quanto sta accadendo.
  • La messa in campo di un lavoro di indagine che faccia emergere il disagio e le situazioni di stress da lavoro correlato (SLC) presente nelle scuole; su questo versante possono (e devono) avere un ruolo chiave le RSU (nostre, ma anche di altre sigle se disponibili) ed in particolare gli RLS (ruolo che le nostre RSU dovrebbero cercare di utilizzare). Questa attività si dovrà svolgere sul campo anche seguendo le linee guida nell’ambito del D.Lgs 81/2008 sulla sicurezza e tenendo presente le definizioni formali e normative legate allo SLC ed al mobbing.
  • Apertura di trattative e contenziosi con gli uffici provinciali e regionali volti a denunciare e tentare di scardinare l’attuale apparato formale e normativo che pone il dipendente in una posizione subalterna e sostanzialmente indifesa a fronte di tutto il contenzioso disciplinare. In particolare abbiamo enucleato alcuni punti che devono essere approfonditi, denunciati ed attraverso le mobilitazioni cambiati:
    1. denunciare e rendere plasticamente noto come tutto il percorso contestazione di addebito, difesa ed eventuale sanzione segua un iter tutto interno all’amministrazione e totalmente a discrezione del dirigente di turno, in nessun momento vi è l’intervento di un ente od autorità terza che possa mediare, dal primo passo all’ultimo tutto è insindacabilmente ed unilateralmente deciso dal dirigente, generando così una asimmetria di potere non tollerabile.
    2. L’assenza, per tutti i dipendenti pubblici in realtà, di qualcosa di analogo a ciò che lo statuto dei lavoratori (legge 300/70) prevede all’articolo 7 in relazione a procedimenti e sanzioni disciplinari. Assenza che non lascia altra via al sanzionato/a che ricorrere ai tribunali ordinari, con tutto ciò che ne consegue.
    3. L’uso (abuso?) da parte dei dirigenti delle sanzioni lievi; sanzioni spesso attribuite in maniera totalmente arbitraria, su questioni fumose ed estremamente generiche (sfruttando quanto detto al punto 1), che nella pratica risultano concretamente impossibili da ricorre in tribunale, ma che nondimeno hanno il potere di mettere chi le riceve in una situazione di disagio configurandosi come un forte elemento stressante quando non mobbizzante
    4. La richiesta di trasparenza ed informazioni rispetto a dati fondamentali nella gestione di una scuola quali numero di richieste di trasferimento, numero di procedimenti avviati, numero di procedimenti avviati che si concludono con sanzioni ecc…

In definitiva la campagna opera su tutti questi distinti livelli per conseguire questi obiettivi:

  1. a) far emergere il disagio diffuso;
  2. b) rompere l’isolamento in cui il sistema ti vuole obbligare e rendere consapevoli dell’esistenza di una problematica diffusa e comune che si può presentare sotto diverse forme, ma che è riconducibile ad un dato modello di scuola;
  3. c) aumentare il livello di coscienza che il nuovo modello scolastico è portatore congenito di elementi di SLC e situazioni mobbizzanti;
  4. d) comprendere quindi che non è “colpa” dell’individuo o delle circostanze, ma che tutto è semplicemente conseguenza prevedibile e connaturata al nuovo modello scolastico;
  5. e) suggerire la possibilità che, essendo la problematica comune e non personale, anche la risposta lo debba essere e quindi aumentare la disponibilità alla lotta ed alla soluzione collettiva dei problemi.

Su queste basi vogliamo continuare la campagna. Vi invitiamo a visitare i siti sotto riportati, che contengono maggiori dettagli e i materiali che abbiamo sin qui prodotto, in modo che si possa prendere visione di come si sta attualmente concretizzando questa iniziativa; ovviamente è un invito a contribuire.

https://www.facebook.com/search/top/?q=bastastress&epa=SEARCH_BOXhttp://www.cobasbologna.it/bastastresshttps://bastastress.blogspot.com/https://www.derev.com/bastastress

Perché parliamo di minori difese?

Mentre cresce il peso degli attacchi, il personale della scuola si trova sempre più isolato e con in mano strumenti di difesa deboli e confusi. Di seguito alcune delle circostanze che hanno determinato l‘attuale situazione.
1.    Cancellazione degli organi di garanzia (Consiglio di disciplina, Consiglio provinciale della pubblica istruzione)
2.    Cancellazione delle procedure di arbitrato e conciliazione, con conseguente sbilanciamento a favore di atti unilaterali della dirigenza
3.    Riduzione delle materie oggetto di contrattazione con la RSU nell’ultimo contratto
4.    Utilizzo strumentale della normativa sulla privacy per diminuire la trasparenza della contrattazione integrativa
5.    Istituzione di commissioni di ogni tipo che svuotano di fatto il potere decisionale degli organi collegiali
6.    Assenza di un collegio deliberante ATA
7.    Svuotamento della funzione sociale della scuola e del ruolo degli insegnanti nella narrazione dei mass media e nelle esternazioni dei politici
8.    Uso dei risultati dei test Invalsi (e simili) per svalutare il lavoro degli insegnanti.

Per info e integrazioni scrivi a Bastastress@cobasbologna.it

Quali attacchi per chi lavora a scuola?

 Ma a che cosa è dovuto lo stress a cui facciamo riferimento?  Molto semplice: maggiori attacchi e minori difese.

 Quali sono gli attacchi?

L’insieme del personale della scuola si trova a far fronte a sempre più ingombranti asimmetrie relazionali e di potere (accresciute durante il percorso “verso la scuola azienda” degli ultimi 20 anni tramite le misure di gerarchizzazione progressivamente imposte) esemplificabili in:

  1. strapotere del dirigente e del suo staff da una parte e abbassamento del livello di partecipazione attiva da un’altra
  2. divisione dei lavoratori sulla base di bonus premiali e incarichi discrezionali
  3. precarizzazione del personale sulla base di canali di ingresso che comportano differenze di diritti (es. durata di permanenza nella sede scelta, percorso dell’anno di prova, emarginazione da proposte didattiche che vengono deliberate all’inizio dell’anno scolastico)
  4. situazioni discriminatorie sulla base del genere o dell’orientamento sessuale
  5. manipolazioni e pressioni su voti, turni, orari
  6. ingerenza nelle scelte didattiche e metodologiche
  7. iperburocratizzazione delle procedure con conseguente sovraccarico di lavoro
  8. ampliamento delle mansioni senza adeguata remunerazione e formazione
  9. esposizione economica per far fronte ad alcune esigenze della scuola
  10. sovraccarico del lavoro degli ATA a causa del sottodimensionamento rispetto alle reali esigenze della scuola
  11. demansionamento obbligato e arbitrari cambiamenti di incarichi o luoghi di lavoro
  12. minacce, vessazioni, attacchi alla reputazione da parte di dirigenti e staff
  13. pressioni attraverso email e comunicazioni, rettifiche di impegni all’ultimo minuto e a tutte le ore
  14. pretesa, a volte implicita, di essere sempre connessi alla rete
  15. pressioni sempre più frequenti da parte di genitori che si percepiscono come “clienti” della scuola
  16. uso strumentale e arbitrario da parte dei dirigenti di qualsiasi segnalazione giunta da studenti o genitori
  17. aumento dell’aggressività da parte di genitori e/o studenti-esse

… Inviaci un’email a bastastress@cobasbologna.it per commenti /integrazioni.

Raccolta fondi per le spese legali della collega plurisanzionata

Nei mesi scorsi noi Cobas scuola di Bologna siamo intervenuti sulla vicenda dell’ITC “G. Salvemini” in cui una insegnante eletta RSU ha ricevuto ben tre sanzioni disciplinari in meno di 10 mesi, dopo venti anni di lavoro nelle scuole della provincia di Bologna senza avere mai ricevuto alcun tipo di richiamo o lamentela.


Il nostro intento era quello di denunciare una situazione a nostro avviso vessatoria e evidenziare un problema generale in atto da tempo nella scuola italiana: la crescente asimmetria nei rapporti di lavoro che trova espressione nell’utilizzo ordinario e ricorrente della sanzione disciplinare.

Di fronte al procedimento disciplinare il dipendente si trova in una oggettiva condizione di impotenza, poiché la fase istruttoria e la valutazione delle motivazioni addotte a propria difesa sono oggetto di interpretazione dello stesso dirigente che potrà comminare la sanzione, senza alcun elemento arbitrale terzo. Contro la sanzione si può ricorrere, a proprie spese, solo davanti al giudice del lavoro. Solo in questo caso il Dirigente si troverà veramente a rendere conto del proprio operato.

Ciò avviene raramente e i dirigenti lo sanno bene. Per il dipendente i costi di un ricorso al giudice del lavoro sono ingenti (alcune migliaia di euro). Tutt’altro per il Dirigente assistito dall’avvocatura di stato. I costi scoraggiano la vittima, soprattutto nel caso di sanzioni di lieve entità come il richiamo verbale o la censura, i dirigenti lo sanno e pensano di avere mano libera.

Oggi è necessario farsi promotori di una revisione delle regole che governano il procedimento disciplinare nella scuola al fine di assicurare pari dignità e diritti alle parti.

Nello specifico abbiamo deciso di sollevare il problema attraverso una situazione emblematica perché sappiamo che questo non è un caso isolato, che sempre più spesso la gestione dirigenziale ( magari con l’ausilio di qualche solerte quadro intermedio) non aiuta a creare un clima di fiducia, rispetto e collaborazione. Stare male a scuola per motivi connessi alla relazione con il superiore gerarchico, purtroppo, è un’esperienza abbastanza diffusa, accompagnata spesso dal senso di isolamento, dal silenzio, dal disagio e dall’impotenza. Per questo è altrettanto urgente sostenere concretamente questa nostra collega.


Perché dunque un CROWDFUNDING per sostenere la vertenza legale dell’ITC “G. Salvemini”?

Per uscire dalla dimensione individuale e riscoprire la forza della solidarietà tra colleghi; per affermare che la scuola pubblica non è un’azienda e non può abdicare alla dimensione collettiva e comunitaria; per denunciare che oggi è inaccettabile la disparità di potere che emerge nelle procedure sanzionatorie; perché ogni contributo, anche piccolo, contribuisce a costruire una risposta collettiva.

Il Dirigente non è solo, per lui paga lo Stato. Questa volta neanche la nostra collega. Facciamo colletta. Un esperimento in controtendenza? Sì. Proviamo a verificarlo sul campo.

Bastastress – Le ragioni di questa campagna.

Bastastress è un campagna avviata dai Cobas scuola Bologna volta a sensibilizzare e far emergere le problematiche relative allo stress e al burnout del personale scolastico, con lo scopo di elaborare soluzioni e ottenere risposte che ci consentano di riappropriarci di quella dimensione di collegialità connessa, attiva e resiliente. Lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore. Lo stress connesso al lavoro può influire negativamente sulle condizioni di salute e provocare persino infortuni (NIOSH, Stress at work, 1999). A che cosa è dovuto lo stress a cui facciamo riferimento? Molto semplice: maggiori attacchi e minori difese. Quali sono gli attacchi? Perchè parliamo di minori difese?

NOVE ANNI DOPO RINNOVO DEL CCNL: QUALCHE SPICCIOLO E ACCETTAZIONE DELLA BUONA SCUOLA

Tratto da: Giornale dei comitati di base della scuola N 4 MAGGIO/GIUGNO 2018

Il recente CCNL della scuola (annegato in una marmellata comprensiva anche dei dipendenti di università e ricerca) si è materializzato dopo oltre nove anni per la parte economica e 12 per la parte normativa. Quasi tutti d’accordo i sindacati acquiescenti (non ha sottoscritto solo lo SNALS), anche se la Gilda per firmare ha dovuto pensarci qualche settimana. Si tratta con tutta evidenza di un contratto “elettorale”, che sarebbe dovuto servire al governo a guida PD a contenere la batosta elettorale (ma così non è stato) ed ai sindacati di palazzo per salvare la faccia in vista del rinnovo delle RSU (e anche in questo caso si è sbagliato qualche calcolo). La vicinanza di queste scadenze elettorali ha indotto a sottoscrivere un contratto che rinvia le decisioni sulla parte normativa e si concentra essenzialmente su quella economica. 

LA PARTE ECONOMICA.  L’ignobile “mancetta” su cui lor signori si sono accordati dimostra l’assoluto disprezzo che governo e sindacati di comodo nutrono per docenti ed ATA, ritenuti così sottomessi al punto di dover ringraziare persino per un “aumento” medio netto mensile di 45 euro per gli ATA e di 50 per i docenti. Tutto ciò a fronte di un decennio di vuoto contrattuale in cui i lavoratori hanno perso almeno il 20% del potere di acquisto del salario (vale a dire alcune decine di migliaia di euro!) e di carichi di lavoro e responsabilità spinti a livelli di intensificazione insopportabili. La natura di “mancetta” è così evidente che per finanziarla si dovrà attingere anche dal bonus meritocratico. Gli aumenti contrattuali sono il frutto di una complessa operazione contabile che prevede aumenti lordi mensili oscillanti tra 84 e 111 euro, assicurati solo da marzo a dicembre 2018 grazie ad un meccanismo di tipo perequativo. L’ARAN ha calcolato gli aumenti contrattuali considerando una percentuale pari al 3,84% in maniera indistinta, senza cioè tenere conto della distribuzione tra il personale delle qualifiche e dell’anzianità di servizio cui corrispondono stipendi differenti. Per questo è stato pensato il meccanismo del pagamento con un elemento perequativo, dando in busta paga una voce aggiuntiva per garantire la differenza tra posizione economica di riferimento e raggiungere gli 85 euro lordi promessi. Ad un docente di scuola dell’infanzia con 0-8 anni di anzianità di servizio, ad esempio, saranno corrisposti in busta paga 19 euro come “elemento perequativo”. Per garantire gli 85 euro lordi il governo è arrivato a modificare le soglie del bonus dei famigerati 80 euro, per evitare la paradossale conseguenza dell’aumento in busta paga e la contemporanea riduzione del bonus. Se si considera il rapporto tra prezzi ed inflazione (i prezzi al consumo in Italia sono cresciuti dell’11,45% dal 2009), un aumento nominale medio di 85 euro conferma che, in termini reali, gli stipendi di docenti ed ATA restano più bassi di quelli del 2009. Di fatto, si tratta di una truffa semantica orchestrata da governo e sindacati scendiletto, che per chiudere presto la partita hanno trovato i soldi togliendoli proprio agli stessi lavoratori, visto che i cosiddetti “aumenti”, anziché decorrere dal 1° gennaio 2018, partono solo da marzo 2018. Tale operazione, ribadiamo, sarà attuata soltanto fino a dicembre 2018, come si evince all’articolo 37 e tabella D1. In concreto, se il futuro governo non dovesse trovare fondi aggiuntivi per garantire la perequazione, dal gennaio 2019 gli stipendi corrisposti a docenti ed ATA con minor anzianità di servizio torneranno a diminuire. A maggio scorso sono stati corrisposti gli arretrati gennaio 2016-maggio 2018: circa 450 euro medi netti. Nulla è stato pagato per gli anni precedenti.

BONUS MERITO.  Con questo contratto si finisce dalla padella alla brace, visto che si stabilisce che ai presunti “migliori” dovrà andare un premio superiore almeno del 30% a quello degli altri, rendendolo un obbligo contrattuale ed affidandone la gestione per lo più ai sindacati di palazzo che, grazie alle regole antidemocratiche con cui si eleggono le RSU, ne gestiscono da un ventennio gran parte delle risorse. Una parte dei 200 milioni che la L. 107 ha destinato al finanziamento del bonus meritocratico nel nuovo CCNL, dicevamo, viene destinata agli incrementi della Retribuzione Professionale Docenti: il 35% nel 2018, il 25% nel 2019 e dopo il 20%; il resto è stato prelevato dai fondi stanziati per il MOF per le scuole. Il risultato è un incremento della RPD compreso tra i 10 e i 15 euro, lordi e non computati ai fini del calcolo del TFR/TFS e della pensione. I sindacati firmatari dicono che si tratterebbe di 80 milioni sui 200 complessivi, ma all’articolo 39 bis è scritto che saranno “40 milioni a regime”. 

CONTRATTAZIONE D’ISTITUTO E “BRUNETTA”.  Viene contrattualizzata la “Brunetta” perché le grandi centrali sindacali hanno accettato di togliere dalle materie oggetto di contrattazione d’istituto le “modalità di utilizzazione del personale, i criteri riguardanti le assegnazioni del personale alle sedi, i criteri e le modalità relativi all’organizzazione del lavoro” (art. 6 del vecchio CCNL), lasciando solo la flessibilità oraria per gli Ata. Solo una parte di queste materie – fondamentali per difendere i diritti dei lavoratori rispetto allo strapotere dei DS – sono oggetto di “confronto”, un nuovo istituto che però prevede solo l’invio di informazioni e un’eventuale riunione, da cui non deve uscire un accordo, ma solo “una sintesi dei lavori e delle posizioni emerse”. In pratica, decide il DS – come voleva la Brunetta – con un po’ di fuffa di contorno! Solo chi è in malafede può far finta che “contrattazione” e “confronto” siano la stessa cosa. 

CARICHI DI LAVORO.  Resta invariato l’art. 29 del vecchio CCNL sulle attività funzionali all’insegnamento con il limite delle 40 ore + 40 per le attività collegiali, ma con la formulazione “aperta” inserita nell’art. 28 si introduce nel CCNL un altro pezzo della L. 107, poiché si prevede che tutte le attività di potenziamento dell’offerta formativa rientrino nell’orario di docenza. È prevista però un’apposita tornata contrattuale estiva per il passaggio dalle attuali 40 ore più 40 ore a 80 complessive. Inoltre, è previsto che altre attività, come le attività “obbligatorie” di formazione sulle materie e sulle metodologie privilegiate dalla “buona scuola”, possano/debbano essere svolte gratuitamente all’interno dell’orario funzionale. Tale orario non è però definito e, quindi, verrà deciso singolarmente (?!?) dalle diverse “repubbliche autonome” chiamate Istituzioni Scolastiche. Aumentano, anche i compiti del personale ATA “Il personale ATA, individuato dal dirigente scolastico […] partecipa ai lavori delle commissioni o dei comitati per le visite ed i viaggi di istruzione, per l’assistenza agli alunni con disabilità, per la sicurezza, nonché all’elaborazione del PEI ai sensi dell’articolo 7, comma 2, lett. a) del D.lgs. n. 66 del 2017”.  La mansione di tutor per le attività di Alternanza Scuola-Lavoro dovrà essere obbligatoria, “incentivata” e retribuita a parte. 

Il RESTO.  Resta per intero l’inquietante capitolo dell’incremento dei poteri dei DS nell’emanazione delle sanzioni disciplinari, temporaneamente stralciata per il solo settore Scuola dalle applicazioni della riforma della Pubblica Amministrazione Madia, ma di fatto rinviata a luglio. Per i docenti ritorna il vincolo triennale sulla mobilità, “qualora abbiano ottenuto l’istituzione scolastica richiesta volontariamente”. Il nuovo CCNL contiene anche una minacciosa dichiarazione congiunta (la n. 6) con la quale “Le parti si impegnano a prevedere una fase istruttoria che consenta di acquisire ed elaborare tutti gli elementi utili ad individuare forme e strumenti di valorizzazione nell’ottica dello sviluppo professionale dei docenti”. Ratificato, come in Francia ed in altri Paesi, “il diritto alla disconnessione, a difesa del personale dall’invasività delle comunicazioni affidate alle nuove tecnologie. È di fatto il riconoscimento dell’estensione tendenzialmente illimitata del tempo di lavoro sul tempo di vita. 

Un incoraggiante successo COBAS pur in elezioni truccate

Nella valutazione del nostro risultato in queste elezioni RSU della scuola va fatta una indispensabile premessa: l’attuale meccanismo per determinare la rappresentatività nazionale dei sindacati è un’autentica truffa. In qualsiasi sistema elettorale al mondo, politico o sindacale, per determinarla si vota su liste nazionali e qualsiasi cittadino/a o lavoratore/trice si può esprimere. E così è stato per decenni anche nella scuola italiana fino a quando, per impedire la crescita dei COBAS e del sindacalismo conflittuale, è stata imposta la votazione su liste RSU di scuola per misurare il peso nazionale dei sindacati. Cosicché un lavoratore/trice può votare per un sindacato solo se quel sindacato ha presentato in quella scuola un candidato/a disposto a fare il sindacalista di istituto. E’ come se nelle elezioni politiche si stabilisse la rappresentanza nazionale dei partiti attraverso elezioni di caseggiato: e non avendo colà un candidato del partito preferito, non si potesse votare per tale partito. L’unica misurazione vera è quella su liste nazionali e quando è stata fatta, come nelle elezioni del 2015 per il CSPI (Consiglio Superiore Pubblica Istruzione), i COBAS hanno superato agevolmente la fatidica soglia del 5%. Per giunta, la sottrazione del diritto di assemblea persino durante la campagna elettorale impedisce la ricerca dei candidati, tanto più a chi come i COBAS non ha mestieranti distaccati dal lavoro, e rende ancor più truccato il meccanismo.

E’ dunque alla luce di queste considerazioni che va valutata la positività del nostro risultato, anche in confronto alle ultime elezioni RSU del 2015. Allora presentammo 920 liste, stavolta siamo arrivati a 1190, con un incremento del 30%. Nel 2015 ottenemmo 17318 voti, oggi, con l’85% delle nostre liste di cui abbiamo i risultati, siamo a 18560 voti e quindi nel computo totale dovremmo superare agevolmente i 20 mila voti (tanto più che in una trentina di scuole le elezioni verranno ripetute) con un progresso intorno almeno al 18%, ancor più significativo dato l’aumento del numero medio di liste per scuola presentate da tutti i sindacati. Sulle 1190 scuole, che sono un abbondante “campione” nazionale, i COBAS hanno una media percentuale del 20%; ma non avendo potuto “gareggiare” nelle altre scuole, la nostra media effettiva nazionale si assesterà sul 2.5% totale, con un incremento del 15% rispetto al 2015. E a conforto di questo ragionamento, sta il dato della provincia di Pisa, ove, avendo liste in tutte le scuole, otteniamo un successo straordinario con il 37.2%, lasciando a notevole distanza Cgil (23.4%) e Cisl (15.2%). Anche per gli eletti/e RSU abbiamo avuto un lusinghiero risultato, passando dai 590 eletti/e del 2015 ad una cifra che, tenendo conto del 15% di scuole mancanti e di quelle in cui si ripeteranno le votazioni, si attesterà almeno intorno ai 650 eletti/e.

La soddisfazione per questi incrementi in voti ed eletti/e non ci fa però dimenticare che restiamo privi di diritti sindacali fondamentali. E in tal senso, rinnoveremo anche al nuovo governo (che prima o poi si farà) la forte e urgente richiesta, valida per la scuola e per ogni settore lavorativo, di elezioni su scheda nazionale per determinare la rappresentatività nazionale dei sindacati, e la restituzione dei diritti di assemblea e di propaganda anche per quei sindacati che non dovessero raggiungerla.

Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS

23 aprile 2018

Senza la base scordatevi le altezze