NASCE ANCHE A BOLOGNA LA RETE DI DOCENTI, EDUCATORI ED EDUCATRICI PER IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI IN PALESTINA: SIAMO PIU’ DI 400 E COPRIAMO OLTRE 50 SCUOLE

NASCE ANCHE A BOLOGNA LA RETE DI DOCENTI, EDUCATORI ED EDUCATRICI PER IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI IN PALESTINA: SIAMO PIU’ DI 400 E COPRIAMO OLTRE 50 SCUOLE

Pubblichiamo il comunicato della rete docenti educatrici per il rispetto dei diritti umani in Palestina e il volantino della manifestazione a Bologna

Clicca qui per l’evento facebook della manifestazione.

NASCE ANCHE A BOLOGNA LA RETE DI DOCENTI, EDUCATORI ED EDUCATRICI PER IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI IN PALESTINA:

SIAMO PIU’ DI 400 E COPRIAMO OLTRE 50 SCUOLE

Più di 200 insegnanti provenienti da oltre 50 scuole del territorio bolognese si sono riuniti in assemblea ieri sera, presso il Centro sociale Costarena, per deliberare le strategie operative mirate alla maggiore condivisione nelle scuole dell’appello nato dal gruppo “Docenti, educatori ed educatrici per il rispetto dei diritti umani in Palestina” che conta ad oggi, solo nel territorio bolognese, più di 400 adesioni fra insegnanti ed educatori.

Questo appello promosso a Brescia il 25 agosto da tre insegnanti, ad oggi è stato firmato da oltre 20.000 docenti ed educatori di tutta Italia ed è sostenuto da una rete di oltre 3.000 persone quotidianamente attive su questi temi.

Il documento denuncia il genocidio in corso in Palestina, confermato anche da recenti dichiarazioni dell’ONU e condanna la complicità di Stati come l’Italia; chiede

  • il riconoscimento dello Stato di Palestina,
  • la sospensione della vendita di armi e delle collaborazioni politiche e commerciali con un governo che viola sistematicamente il diritto internazionale,
  • l’apertura di corridoi umanitari e
  • la fine del regime di apartheid e di occupazione militare in essere da oltre 70 anni.

A Bologna e provincia la sottoscrizione del testo, proposta nei Collegi Docenti

dagli insegnanti in oltre 40 scuole del nostro territorio, ha incontrato diffuso ostruzionismo da parte dei dirigenti scolastici, i quali sostengono che questi contenuti di attualità sono estranei alla materia didattica che i collegi sono chiamati a discutere: formare le coscienze circa le gravi violazioni dei diritti umani in Palestina sarebbe, secondo loro, un atto politico che non ci deve riguardare. Solo in tre Istituti è stato possibile inserire il documento all’ordine del giorno, discuterlo e approvarlo.

Negli altri i Dirigenti hanno impedito che si procedesse con le normali procedure: in una decina di scuole il documento è stato letto, ma il confronto e la votazione ostacolati; nelle restanti è stata fermamente censurata ogni azione degli insegnanti volta a condividere i contenuti con il collegio. Come risposta, in queste scuole le e gli insegnanti stanno raccogliendo le firme, si sono autoconvocati in assemblea e stanno portando il tema nei Consigli di Istituto per condividerlo con genitori e studenti.

In aggiunta all’approvazione del documento in alcune scuole è stato proposto un minuto di silenzio per le vittime di Gaza: quattro Dirigenti hanno impedito che si procedesse persino in tal senso. In altre i Presidi hanno invece preteso che il minuto di silenzio diventasse una generica commemorazione “di tutte le guerre”, svuotandolo così del suo significato e della sua forza simbolica di denuncia.

Denunciamo come inaccettabili queste pratiche di censura all’interno delle nostre scuole.

Non siamo noi ad avere travalicato i confini del ruolo docente: sono quei dirigenti che hanno impedito la discussione e soffocato la voce della scuola ad aver tradito la democrazia scolastica e la funzione stessa dell’istituzione educativa. Non possiamo nascondere, inoltre, la preoccupazione che una simile linea di condotta sia stata dettata dall’alto, come è accaduto anche in altre regioni.

Rivendichiamo la valenza politica del documento nel senso più profondo del termine:

il mandato educativo dei docenti, coerente con il significato originario della parola politica, (πόλις), ci impone di nutrire quei valori che rendono possibili la tutela della vita e la cura della comunità umana.


Nell’assemblea del 17 settembre sono state deliberate alcune azioni concrete.

Appoggiamo tutte le iniziative contro il genocidio, ma in modo particolare ci auguriamo che lo sciopero del 22 settembre sia ampiamente partecipato e per il futuro auspichiamo uno sciopero generale che riunisca tutte le sigle sindacali.

Il 22 settembre, prima di unirci alla manifestazione, ci ritroveremo alle ore 09:00 davanti all’Ufficio Scolastico Regionale per consegnare ufficialmente il documento che ci è stato impedito di discutere nelle scuole.

Protestiamo contro una scuola che censura i docenti che desiderano agire contro una tragedia umana di così enormi proporzioni, lo facciamo anche boicottando le attività scolastiche aggiuntive:

ci impegniamo a non accettare incarichi di referenza, funzioni strumentali o altre attività che esulano dalla didattica.

Parallelamente promuoveremo iniziative didattiche utili a diffondere la cultura e la storia del Popolo Palestinese nelle scuole; passeremo in rassegna i libri di testo,

come già fatto in altre città d’Italia dai Docenti per Gaza, per assicurarci che i contenuti sulla Palestina siano corretti prima di rinnovare le adozioni: in molti casi i Territori Occupati scompaiono con la Palestina tutta dalle Carte Geografiche, le narrazioni sulla Nakba sono fuorvianti, scorrette o del tutto inesistenti.

 Elaboreremo inoltre proposte educative volte a chiarire che la critica del sionismo e dei crimini commessi dallo Stato d’Israele in questi decenni non possono in nessun modo coincidere con forme di antisemitismo: tali critiche ne sono al contrario l’antidoto.

L’Assemblea dei docenti rivolge infine un fermo invito all’amministrazione comunale di Bologna e alla Regione Emilia Romagna,

le quali il giugno scorso hanno dichiarato “l’interruzione di ogni collaborazione con tutti i soggetti riconducibili al governo Israeliano che non siano apertamente e dichiaratamente motivati dalla volontà di porre fine al massacro in corso, fino al rispetto del diritto internazionale”:

occorre al più presto individuare le figure e le misure amministrative deputate a rendere questo impegno operativo nei fatti, in caso contrario quel documento rimane una mera e vuota formalità. In particolare ci risulta che l’11 settembre 2025 tutti gli IC di Bologna siano stati invitati dal comune ad aderire al progetto “Kids Go Green” proposto dalla Fondazione Bruno Kessler

e direttamente finanziato dal comune di Bologna. Ci risulta che questa fondazione collabori attivamente da decenni con il Technion di Haifa e con il Ministero della Difesa Israeliano: se così fosse si tratta di un’operazione di greenwashing in piena regola. Chiediamo urgentemente chiarimenti.

Bologna, 18 settembre 2025

Per condividere questo articolo:

Share this content: