Archivi categoria: Precariato

Assemblea Cobas sul fondo pensione Espero:come tutelarsi dall’iscrizione tramite silenzio assenso

Assemblea del personale scolastico su fondo Espero presso IIS Majorana, via Caselle 26 San Lazzaro di Savena a cura delle RSU COBAS di San Lazzaro.

Email: jacopofrey@majoranabo.istruzioneer.it

Informativa su Fondi pensione Espero

Il 16 novembre 2023 è stato sottoscritto definitivamente l’Accordo sulla regolamentazione inerente alle modalità di espressione della volontà di adesione al Fondo pensione Espero. Anche mediante forme di silenzio-assenso, ed alla relativa disciplina di recesso da parte del personale.

L’accordo interessa non solo i/le nuov* assunt* ma anche quell* immess* in ruolo a partire dal 1 gennaio 2019.

Abbiamo precedentemente consigliato di comunicare alle scuole e al fondo Espero la propria volontà di non aderire al fondo. Come misura precauzionale e con l’intento di sensibilizzare ed allertare colleghe e colleghi sulle insidie del meccanismo del silenzio-assenso. In previsione del fatto che il contenuto dell’accordo non sarebbe  stato affatto pubblicizzato e posto al centro di un pubblico dibattito. 

Molte e molti di voi ci hanno segnalato la risposta di Espero in cui si dichiara che la comunicazione di non adesione non va indirizzata a loro. La risposta era prevedibile, noi abbiamo consigliato di farlo ugualmente per lasciare un  primo segnale tracciabile della volontà delle singole lavoratrici e dei singoli lavoratori che potrebbero ritrovarsi iscritt* al fondo senza loro espressa volontà.

Che fare ora? Quali i prossimi passaggi per chi non intende aderire a Espero?

Secondo quanto scritto nell’accordo entro il termine del 16 agosto 2024 l’amministrazione ne dovrà dare informazione personale  a tutte le persone interessate con una modalità che preveda l’accertamento della data di ricezione.

Dalla data di ricezione dell’informativa decorrono i 9 mesi entro i quali si dovrà dichiarare la volontà di non adesione all’amministrazione secondo le modalità indicate nell’informativa stessa.

Anche se avete già inviato precedentemente in via precauzionale la comunicazione alla scuola e al fondo dovrete quindi, una volta ricevuta l’informativa,  dichiarare la non adesione, secondo le modalità ed entro il limite indicato dalla stessa, per non essere iscritti al fondo Espero attraverso il meccanismo del silenzio-assenso.

In attesa di questa informativa non dovete fare nulla.

Quando la riceverete potrete procedere dichiarando autonomamente la non adesione al fondo oppure contattarci all’indirizzo cobasbol@gmail.com

Le ragioni della campagna Cobas Scuola contro il fondo Espero le trovate qui https://www.cobasbologna.org/wp-content/uploads/2023/12/TFR-Silenzio-assenso1.pdf

COBAS SCUOLA BOLOGNA

Resoconto delle richieste del coordinamento precari-e della scuola all’USP dell’incontro del 9 gennaio: “iniziamo con le ferie per il Concorso!”

Riceviamo e riportiamo il resoconto dell’incontro con l’USP dello scorso 9 gennaio, in cui il coordinamento precari -e della scuola di Bologna chiosa:”iniziamo con le ferie per il Concorso!”

Qui il video https://fb.watch/pzwEoouOYM/

Precari diritto alle ferie per il Concorso!

“Il 9 gennaio 2024, in occasione dell’ultimo giorno utile per iscriversi al prossimo concorso docenti, abbiamo manifestato i problemi che riscontriamo rispetto al precariato e al reclutamento, presentandoli simbolicamente sotto forma di pacchi natalizi. Durante il presidio organizzato presso l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna, abbiamo incontrato il Dirigente dell’Ambito Territoriale-Ufficio V, dott. Giuseppe Antonio Panzardi, le dott.sse Silvia Ciucchi e Giuseppina Agnini, e il dott. Cesare Romani, che ci hanno accolti, ancora una volta, con disponibilità e propensione al dialogo.

Nel corso dell’incontro abbiamo esposto le nostre istanze relative

  1. alla possibilità che l’Ufficio svolga un’iniziativa di sensibilizzazione verso le dirigenze scolastiche per invitarle a concedere giorni di ferie ai precari-a, anziché permessi non retribuiti, allə insegnanti a tempo determinato che parteciperanno all’imminente concorso docenti;
  2. ai numerosi casi di mancata concessione delle 150 ore di diritto allo studio;
  3. ai disagi prodotti, durante la scorsa estate, dalle procedure telematiche di attribuzione delle supplenze da GPS, che hanno lasciato moltə insegnanti senza lavoro, anche perché concomitanti con quelle di immissione in ruolo.

Per quanto riguarda il primo punto,

abbiamo fatto presente che, per partecipare al concorso, lə insegnanti a tempo determinato dovranno chiedere almeno tre giorni di permesso non retribuito, corrispondenti ad altrettanti giorni di interruzione del servizio e di mancato stipendio. Tutto ciò si aggiunge ai diritti di segreteria e, per chi supererà le prove e rientrerà nella graduatoria di assunzione, ai 2000 euro del corso abilitante. Per questo, abbiamo chiesto all’Ufficio di inviare alle dirigenze scolastiche una nota di sensibilizzazione sulla questione, sollecitandole a concedere ferie, anziché permessi non retribuiti, a chi parteciperà al concorso.

Dopo aver dichiarato di trovarsi per la prima volta di fronte a questo tipo di segnalazione, l’Ufficio ha affermato che,

pur ritenendo il permesso non retribuito preferibile alle ferie in quanto espressamente previsto dal CCNL per assentarsi dal servizio e partecipare al concorso, non vede il motivo per cui le dirigenze scolastiche dovrebbero negare le ferie in tutti i casi in cui questo non comporti oneri aggiuntivi per le sostituzioni. Rispetto alla nostra richiesta di scrivere una nota da inviare alle scuole per sensibilizzarle sulla questione, l’Ufficio ha dichiarato di non ritenerlo opportuno, ma si è impegnato a esporre il tema alle dirigenze scolastiche durante la prossima Conferenza dei Servizi (da svolgersi, per quanto ci è stato comunicato, entro i prossimi giorni). Inoltre, quando abbiamo annunciato che, come Coordinamento Precariə, ci impegneremo a raccogliere i casi di rifiuto non motivato da parte delle dirigenze, l’Ufficio si è detto disponibile a esaminare le nostre eventuali segnalazioni.

Per quanto riguarda il secondo punto, abbiamo appreso che,

per quest’anno, sono  terminate le disponibilità economiche per la concessione delle 150 ore. Questo significa che tuttə coloro che nei prossimi mesi inizieranno a svolgere l’obbligatorio e costoso percorso di formazione per l’abilitazione all’insegnamento dovranno farlo senza alcuna tutela, cioè basandosi unicamente sulle proprie forze e sulle disponibilità di tempo, arbitrarie e casuali, ricavate dai propri contesti di lavoro. Questo scenario ci allarma: già adesso in questa fase transitoria e ancor di più pensando al percorso a regime. Perché è evidente che il sistema scolastico non sostiene lə propriə insegnanti nella loro formazione, con ricadute in termini di inconciliabilità di impegni, assenze e stress. E, quindi, con effetti negativi sullə insegnanti, in primis, ma anche sullə studenti, e sulla scuola in generale.

A margine dell’incontro abbiamo manifestato il nostro disappunto per

la concomitanza, durante luglio e agosto 2023, delle procedure informatizzate per la presentazione delle domande per le supplenze da GPS e per le immissioni in ruolo dai concorsi (ordinario e straordinario-bis). Innanzitutto, abbiamo ribadito, come già fatto lo scorsa estate, che sarebbe stato opportuno non sovrapporre le procedure e diramare una nota informativa per coloro che, immessə in ruolo, avessero voluto conoscere il modo corretto per chiedere la cancellazione della domanda per le supplenze da GPS.

Relativamente alla sovrapposizione delle due procedure, ci è stato risposto che la responsabilità è dovuta unicamente a decisioni ministeriali. Sulla seconda questione, invece, siamo statə invitatə a essere comprensivə, dato che il periodo estivo è un momento difficile per l’Ufficio, perché molte persone che vi lavorano sono in ferie. Comprendiamo la giustificazione, ma fatichiamo ad accettarla, in nome dellə precariə della scuola che in luglio e agosto non sono in ferie ma in disoccupazione, come abbiamo fatto notare. 

Per quanto riguarda le questioni più generali del funzionamento e dell’utilizzo dell’algoritmo,

pur ribadendo che le decisioni in merito competono esclusivamente al Ministero e che, al momento, niente lascia pensare che si possa tornare alle convocazioni in presenza, l’Ufficio ha ammesso l’esistenza di  difficoltà e ci ha riferito che sarebbe favorevole a eventuali modifiche. In particolare, riterrebbe sensato far ripartire l’algoritmo dalla prima posizione delle graduatorie quando, dopo le prime assegnazioni, sopraggiungono nuove disponibilità di scuole. 

Come è evidente, siamo di fronte a una posizione ancora molto lontana

da quella di chi, come noi, vorrebbe tornare alle convocazioni in presenza, ma è già un’apertura rispetto all’incontro del maggio scorso. Pertanto, è fondamentale tenere alta l’attenzione sul problema, senza considerarlo una partita persa e continuando a segnalare tutti i difetti del sistema informatizzato, perché non si ripetano le situazioni più assurde  già avvenute la scorsa estate.

Per questo motivo, rilanciamo l’invito a riprenderci gli spazi di riunione, discussione e conflitto sulle questioni che riguardano lə docenti precariə, per portare, unitə, le nostre istanze agli Uffici competenti, perché solo insieme possiamo incidere veramente. 

Iniziamo con le ferie per il concorso per i/le precari!

Il nostro intervento ha fatto emergere  il problema. E l’impegno che l’Ufficio scolastico ha preso di presentare la nostra istanza presso le dirigenze alla prossima Conferenza dei Servizi è un risultato importante e da monitorare. 

Perciò, invitiamo tuttə a

  • chiedere ferie, e non permessi non retribuiti, per partecipare al concorso;
  • segnalarci immediatamente eventuali rifiuti non adeguatamente motivati dalle dirigenze;
  • partecipare alle nostre prossime riunioni in via San Carlo 42 e contattarci per ulteriori informazioni.

Coordinamento Precariə Scuola di Bologna

“Martedì 9 gennaio saremo noi a portare i pacchi all’USR!” h15

Appoggiamo e sosteniamo l’iniziativa organizzata per il 9 gennaio dal Coordinamento PrecariƏ della scuola presso l’Ufficio Scolastico alle ore 15 (evento facebook per portare i pacchi all’ufficio scolastico).

Vi invitiamo a pubblicizzarla e a partecipare.

Buon anno a tutt*!

*******

Martedì 9 gennaio è l’ultimo giorno per iscriversi al prossimo concorso per insegnanti. Possono accedere al concorso coloro che hanno almeno 3 anni di servizio nelle scuole statali oppure che hanno conseguito i 24 CFU entro il 31 ottobre 2022.  

Anche questo concorso, forse più dei precedenti, arriva con il suo carico di problemi e aspetti critici. Per esempio dovremo:

  • prendere permessi non retribuiti per partecipare (che possono essere anche più di 1);
  • pagare 2.000 euro per i corsi abilitanti da 30/36 CFU dopo aver, eventualmente, vinto il concorso;
  • per la prova scritta del concorso, studiare gli stessi argomenti oggetto del corso abilitante (da pagare!) da 30/36 CFU da seguire dopo aver vinto il concorso;
  • sostenere una prova orale stile “quiz” con domande pescate a caso, la mattina stessa della prova, sulla propria disciplina di concorso;
  • vedere svalutati i nostri anni di servizio svolti durante la valutazione dei titoli (per esempio: un assegno di ricerca vale 12,5 punti, mentre un anno di servizio a scuola vale solo 2 punti).

A tutto questo aggiungiamo anche il solito “stress precario” ovvero il continuo dover “rincorrere” norme, decreti e cambi di procedure che agita noi precari*, aumenta le nostre preoccupazioni e non ci fa lavorare e vivere serenamente.

Coordinamento PrecariƏ Scuola Bologna

Qui altri articoli che potrebbero interessarti.

https://www.facebook.com/coordinamentoprecariscuolabologna

COL SILENZIO/ASSENSO ESPERO CI VUOLE TOGLIERE IL TFR

Ulteriore truffa ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola!


Se all’inizio del 2007 la preda dei cacciatori dell’industria del risparmio gestito era stato il TFR di lavoratrici e lavoratori del settore privato, ora tocca al settore pubblico.

Dopo l’accordo di settembre 2021 sul Fondo pensione Perseo‐Sirio per i comparti pubblici extra‐scuola, il 16 novembre 2023, è stato sottoscritto definitivamente l’Accordo sulla regolamentazione inerente alle modalità di espressione della volontà di adesione al Fondo pensione Espero, anche mediante forme di silenzio-assenso, ed alla relativa disciplina di recesso del lavoratore.

Cosa prevede questo accordo?

  • Si applica al personale assunto, dopo il 1° gennaio 2019, nelle amministrazioni pubbliche destinatarie del Fondo Nazionale Pensione Complementare per i lavoratori della Scuola Fondo Pensione Espero, il fondo di previdenza complementare negoziale a cui possono aderire tutti i lavoratori della scuola e delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica.
  • Prevede sia l’adesione espressa, mediante una esplicita manifestazione di volontà dell’aderente, sia l’adesione mediante silenzio-assenso (cosiddetta “adesione tacita”)
  • Per questo secondo caso (il silenzio-assenso), l’accordo definisce modalità e regole che assicurino una puntuale ed esaustiva informazione per i neo-assunt*. Si prevede, infatti, che il lavoratore al momento dell’assunzione riceva una dettagliata informativa dalla propria amministrazione, contenente informazioni generali sulla previdenza complementare e informazioni specifiche sul Fondo Espero, anche mediante rinvio al sito web del Fondo o di siti web istituzionali, sulla possibilità di iscriversi e sul meccanismo del silenzio-assenso. Nei nove mesi successivi, il lavoratore può iscriversi espressamente o dichiarare che non vuole iscriversi (in tale ultimo caso, naturalmente, non scatta il meccanismo del silenzio-assenso). Se non fa né l’una né l’altra cosa allo scadere dei nove mesi egli è iscritto. Riceverà, quindi, una seconda comunicazione, stavolta da parte del Fondo Espero, che lo informerà dell’avvenuta iscrizione evidenziando anche che, entro un mese, potrà esercitare il diritto di recesso. Solo dopo che è trascorso questo ulteriore periodo, senza che sia stata manifestata alcuna volontà, l’iscrizione si perfeziona.

I SINDACATI CONFEDERALI, CHE HANNO FORTEMENTE VOLUTO QUESTO ACCORDO, DOVREBBERO VERGOGNARSI!

Invece di lottare per adeguare gli stipendi all’inflazione, decidono, nascondendolo ai lavoratori e con la trappola del silenzio – assenso, di utilizzare il tfr per arricchire le casse del “loro” fondo pensione, visto che in 20 anni non sono riusciti a convincere più del 10% della categoria all’adesione volontaria.

Noi non abbiamo la volontà di fare i consulenti finanziari, imbarcandoci in dimostrazioni su cosa sia vantaggioso e cosa no, e siamo coscienti che quell’1% aggiunto dallo Stato, a carico quindi della fiscalità generale, ma a beneficio unicamente di chi effettua questa scelta privatistica, possa essere allettante. Ciò non toglie che l’intera operazione sia eticamente, politicamente e sindacalmente ignobile per chi la propone al posto della tutela della previdenza pubblica, anzi, dopo aver contribuito ad affossarla. E vogliamo al proposito fare alcune considerazioni:

  • Il TFR è salario differito, cioè sono soldi del/la lavoratore/rice, messi lì da parte. Che qualcuno si arroghi il diritto di prenderseli in gestione semplicemente attraverso il silenzio del dipendente dà l’idea di un borseggio con scaltrezza. Rivendichiamo che sia il/la lavoratore/rice a poter decidere cosa fare dei propri quattrini, con una propria esplicita scelta, non veicolata dal “silenzio”.
  • Ricordiamo che aderendo ad ESPERO l’unica certezza è che non si riceverà più il TFR, cioè un accantonamento annuo che corrisponde quasi al valore di una mensilità e che ha una rivalutazione annua pari all’1,5% fisso più il 75% del tasso di inflazione (per giugno 2022 è complessivamente del 4,8%, ISTAT).
  • Nessuna garanzia di questo tipo può essere data da ESPERO e, al limite, neppure la restituzione delle somme versate, in quanto gran parte degli importi sono investiti in azioni, obbligazioni, titoli di stato. Può andar meglio che col TFR? Certo! Può andar peggio? Altrettanto certo!
  • Docenti e ATA sono esclusi da qualsivoglia controllo circa la qualità e il valore etico degli investimenti effettuati dai fondi pensione, cosa che non avviene neppure nei piani proposti dalle banche, nei quali si può decidere, ad esempio, di evitare di puntare su cose tipo armi o energie fossili… che possono far bene alle proprie tasche, ma sicuramente non al pianeta e a chi ci vive.
  • La scelta di destinare il proprio TFR ai fondi pensione è irreversibile e non ammette ripensamenti.

La previdenza integrativa è priva di difese contro l’inflazione. 

Molto meglio il Tfr

  1. Con l’inflazione i nodi vengono al pettine. I risultati di fondi pensione e piani individuali pensionistici (Pip) sono disastrosi.
  2. La questione è attuale perché è uscita la relazione annuale della Covip, organo di vigilanza. Ma come sarebbe andata si era capito già a fine 2022-inizio 2023, tanto che persino la stampa economica si era convertita. Sullo stesso Corriere della Sera, sistematicamente schierato a favore della previdenza integrativa, si scriveva infatti che “tenersi stretto il Tfr è al momento la soluzione più saggia”.
  3. I dati per il 2022 sono eclatanti. Ragioniamo sui risultati lordi, non inficiati da favori e dispetti fiscali. La rivalutazione del Tfr dei lavoratori dipendenti è stata del 10%, negativi invece i rendimenti medi della previdenza integrativa; negativi già in termini nominali: dal -9,8% al -11,5% a seconda dello strumento. Come dire? Più 10 da una parte, meno 10 dall’altra. Anche per linee cosiddette garantite dei fondi pensione è stata una batosta: una perdita reale media del 15,6%.
  4. Tutto ciò non è conseguenza di qualche evento inimmaginabile, bensì della più grave stortura della previdenza integrativa: la totale assenza di tutela del potere d’acquisto.

Non facciamoci ingannare: denunciamo l’ennesimo attacco antidemocratico portato avanti dai Sindacati Confederali ai danni dei lavoratori e delle lavoatrici. 

Teniamoci stretto il nostro TFR!!


Tradotto: per non cadere nella trappola del silenzio assenso invitiamo i e le colleghe assunte dopo il 1^ Gennaio 2019 (*) e tutti quelli che saranno assunti con le nuove tornate, di consegnare in segreteria della propria scuola e far protocollare il seguente modulo e inviarlo anche via PEC o raccomandata a ESPERO.

PERCHE’ L’ALGORITMO NON FUNZIONA

14/09/2023

Per il terzo anno abbiamo osservato e sperimentato le assegnazioni delle supplenze tramite algoritmo. Non lo credevamo possibile, eppure l’esperienza di questo settembre è risultata essere ancora peggiore di quella degli anni precedenti, in quanto oltre ai consueti problemi già registrati in passato, che abbiamo più volte denunciato e che ripercorreremo anche nel corso dell’articolo, si sono andati a sommare enormi disagi dovuti alla sovrapposizione di queste procedure con quelle per le immissioni in ruolo. Sovrapposizione che è dipesa esclusivamente dalle scadenze fissate dal Ministero, con conseguenze importanti sulla vita di precarie e precari.

L’introduzione dell’algoritmo per le supplenze era coincisa con l’altro provvedimento che ha profondamente cambiato la gestione del precariato scolastico, ovvero la costituzione delle graduatorie provinciali per le supplenze, le GPS (OM 60 10 luglio 2020).

Come funzionava prima? Le supplenze venivano attribuite dalle GAE e, in caso di esaurimento o incapienza delle stesse, in subordine si procedeva allo scorrimento delle Graduatorie d’Istituto. Tutti coloro che non erano iscritti in Gae (molti, soprattutto nel Centro e nel Nord Italia) potevano ricevere chiamate per proposte di supplenza al massimo dalle 20 scuole in cui erano inseriti nelle relative GI. L’espressione “ricevere chiamate” va intesa in senso letterale: le prime settimane dell’anno scolastico, infatti, erano segnate dall’ansia di essere contattati dalle scuole tramite mail, ma più frequentemente con telefonate. Il cellulare squillava e la chiamata non doveva essere persa e soprattutto si sperava che fosse quella della scuola desiderata, anche perché una risposta affermativa o meno era richiesta in tempi immediati. Spesso ci si trovava ad accettare la prima proposta ricevuta, nella paura di non riceverne altre, magari di una scuola a 40 km di tortuosa distanza, mentre l’istituto agognato poteva non aver ancora iniziato a cercare i propri supplenti. Perché la situazione era questa: caotica, incontrollabile e ben poco trasparente.

Per questi motivi negli ultimi anni si erano cominciate a sperimentare pratiche diverse, talvolta richieste dai precari stessi (come nel caso del Coordinamento dei precari della scuola di Bologna nel 2016) che prevedessero l’assegnazione delle supplenze tutte in unico momento, con i docenti in presenza, divisi per classi di concorso e scaglioni di punteggio. Grazie a queste assegnazioni unificate, se non sempre si guadagnò in caoticità, tuttavia i precari ottennero molto in autodeterminazione e trasparenza. Tale dispositivo aveva tuttavia bisogno di essere normato, e restava il limite di scelta delle 20 scuole.

L’istituzione delle GPS rispose ad entrambe le esigenze: definì, almeno per le supplenze annuali, un momento di assegnazione comune a tutti gli istituti, dove, con quadro delle disponibilità alla mano e “dati costantemente aggiornati per dare conto delle operazioni effettuate” i docenti avrebbero potuto scegliere il proprio incarico sulle sedi di tutto il territorio provinciale.

All’avvio dell’a.s. 2020/2021, tuttavia, questa prospettiva, salvo in pochissimi casi, non poté concretizzarsi. Nella situazione pandemica di quel momento per effettuare le assegnazioni ogni ufficio scolastico adottò modalità differenti. Molti sperimentarono piattaforme informatiche, talvolta realizzate ad hoc, rinunciando alle convocazioni in presenza (sebbene talvolta gli stessi uffici organizzassero in presenza quelle del personale ATA). Fu un punto di non ritorno.

L’anno successivo fece il suo ingresso “l’algoritmo” tramite un’unica piattaforma certificata dal MIUR e proposta per tutto il territorio italiano. E da quel momento, l’assegnazione delle supplenze è tornata ad essere caotica, incontrollabile, e ben poco trasparente.

L’algoritmo per le supplenze, ha, nei fatti, un grande difetto: premia i docenti con punteggi più bassi. Questo accade perché il sistema scorre le graduatorie fino a che, incontrando le preferenze espresse dai docenti, non riesce ad assegnare tutte le supplenze. Se un docente non ha dichiarato la sua disponibilità per lavorare in una scuola per la quale il suo punteggio gli darebbe diritto a prendere una supplenza, viene “saltato”. Una situazione analoga a quando durante le convocazioni unificate l’insegnante sceglieva di non rispondere ad una proposta di assunzione. Tuttavia, al turno di nomine successive, l’algoritmo riparte dall’ultima persona assegnataria nell’operazione precedente. La norma, che nell’ultimo anno è stata oggetto di un grande dibattito, tuttavia non è nuova ed esisteva già anche nelle vecchie modalità di assegnazioni dal vivo. E allora com’è possibile che una regola tutto sommato secondaria nelle modalità in presenza sia diventata drammaticamente significativa nell’utilizzo di una piattaforma?

Questo è avvenuto perché il sistema algoritmico, con l’espressione delle preferenze a scatola chiusa, spesso senza avere nemmeno chiaro il quadro delle disponibilità e senza la possibilità di aggiornare le proprie scelte nel corso delle operazioni al variare di esso, ha incrementato significativamente il numero delle rinunce che si vanno a verificare. E dunque le riassegnazioni più in basso nelle graduatorie.

La tendenza delle assegnazioni tramite algoritmo a produrre rinunce e dunque “salti” nelle graduatorie è emersa con evidenza in questi anni, tuttavia, coloro che chiedevano un ritorno delle assegnazioni in presenza sono stati bollati come anacronistici al limite dell’oscurantismo. E al terzo anno di applicazione, non solo il Ministero non ha proposto nessun intervento, ma è riuscito addirittura ad orchestrare una situazione che ne ha fortemente incrementato le conseguenze negative.

Con un incredibile tempismo, infatti, quest’anno le procedure per l’espressione delle disponibilità per le supplenze sono state anticipate a metà luglio e sono state fatte coincidere con quelle di immissione in ruolo da concorso ordinario prima e da straordinario bis subito a seguire. I neoimmessi, mentre sceglievano le provincie e poi, a cavallo di un weekend, gli istituti, si sono trovati a compilare, per sicurezza personale, anche la disponibilità per le GPS. Quando, qualche giorno dopo hanno ottenuto una sede per l’immissione in ruolo non tutti hanno ritirato la propria disponibilità per le supplenze. Non solo è mancato un avviso ufficiale – le informazioni sono girate grazie ad un passaparola e alle segnalazioni di alcuni uffici scolastici – ma talvolta sono intervenuti problemi tecnici sulla piattaforma, e dopo una certa data l’opzione di ritiro è stata addirittura tolta.

La situazione si è chiarificata addirittura un mese dopo, quando a fine agosto gli uffici scolastici hanno pubblicato gli esiti delle assegnazioni da GPS ed è diventato evidente il fatto che molti posti erano stati assegnati a docenti che avrebbero rifiutato in quanto destinatari di incarichi a tempo indeterminato. Sotto di loro docenti “saltati” per mancanza di disponibilità. E queste supplenze falsamente occupate a chi sono andate? A insegnanti con punteggi più bassi, incontrati dall’algoritmo al secondo o terzo turno di nomine, mentre persone che lavoravano da anni non hanno ricevuto nessun incarico.

Da un certo punto di vista l’algoritmo funziona benissimo: per strappare un titolo propagandistico sui giornali di fine agosto basta che la procedura sia partita e che per ogni supplenza ci sia un nome. Si vuol far credere di essere stati veloci, ma non è vero, perché non appena i riflettori sull’avvio dell’anno scolastico verranno girati altrove, le rinunce e i salti porteranno a procedere con decine di turni di convocazioni fino a dicembre, come accaduto negli ultimi anni. Si prendono il merito di essere stati efficienti, ma in realtà il lavoro di compilazione è tutto sulle spalle dei precari, a cui va anche la colpa di “aver sbagliato a compilare le domande”. Si vuole dare la parvenza di giustizia e trasparenza, ma la verità è che per l’algoritmo un nome vale un altro, indipendentemente da graduatorie o storie personali e lavorative, senza spazi di autodeterminazione e rispetto del proprio lavoro. Ecco perché non funziona.

Silvia Casali  COBAS Scuola Bologna

TITOLI DI ACCESSO DOCENTI

Per poter partecipare ai concorsi o iscriversi alle graduatorie scolastiche sono richiesti determinati titoli di accesso. (Qui la pagina del MIM relativa ai titoli di accesso https://www.miur.gov.it/titoli-di-accesso).

SCUOLA DELL’INFANZIA E PRIMARIA

  • Laurea in Scienze della formazione primaria (titolo abilitante all’insegnamento – art. 6, Legge 169/2008);
  • Diploma Magistrale o Diploma di Liceo Socio-Psico-Pedagogico o Diploma sperimentale a indirizzo linguistico conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002 (titolo abilitante all’insegnamento – DM 10 marzo 1997).
  • A partire dall’anno 2020 è possibile, per chi è iscritto a Scienze della Formazione Primaria inserirsi nella seconda fascia delle graduatorie provinciali delle supplenze (GPS) anche prima del conseguimento del titolo (O.M. 60/2020, riconfermata in ultimo da OM 112/2022). Nello specifico si tratta di studenti che nell’anno di composizione delle GPS (nell’anno accademico 2021/2022 per le GPS attualmente valide) risultano iscritti al terzo, quarto o al quinti anno del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, avendo assolto – rispettivamente – almeno 150, 200 e 250 CFU entro il termine di presentazione dell’istanza.

SCUOLA SECONDARIA DI I e II GRADO

I requisiti di base richiesti in tutte le procedure che riguardano la scuola secondaria sono contenuti in due tabelle pubblicate nel documenti ministeriali DPR 19/2016 e DM 259/2017. In sintesi si tratta di: 

  • Titolo di laurea (Laurea di Vecchio Ordinamento, Laurea Specialistica o Magistrale di Nuovo Ordinamento, Diploma accademico di II livello, Diploma di Conservatorio o di Accademia di Belle Arti Vecchio Ordinamento -DPR 19/2016 e DM 259/2017); non è sufficiente la Laurea triennale.
  • Congiuntamente al possesso del titolo di laurea (o analoghi) è necessario aver conseguito determinati CFU/CFA riportati nelle tabelle suddette (DPR 19/2016 e DM 259/2017)
  • Diploma di scuola superiore (DPR 19/2016 e DM 259/2017): solo per gli insegnanti tecnico-pratici.

Per alcune procedure riguardanti la scuola secondaria sono necessari ulteriori 24 CFU nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie e tecnologie didattiche. Per questi si rimanda ad una trattazione specifica.

INSEGNANTI DI SOSTEGNO

I medesimi titoli sopraelencati sono necessari anche per partecipare alle procedure specifiche riguardanti gli insegnanti di sostegno, per i quali si rimanda ad una trattazione specifica.

Come controllare il possesso dei titoli?

  • Per insegnare nella scuola dell’infanzia e primaria si dovrà pertanto verificare il possesso della laurea in Scienze della Formazione Primaria o (in alternativa) il possesso del diploma magistrale conseguito prima del 2001-2002. Esclusivamente al fine dell’assegnazione delle supplenze sono considerati anche coloro che sono iscritti al terzo, quarto o quinto anno di corso di laurea di Scienze della Formazione primaria e hanno conseguito rispettivamente 150, 200 o 250 CFU entro la data di iscrizione delle GPS attualmente in vigore (OM 60/2020, OM 112/2022).
  • Per la scuola secondaria invece la verifica del titolo risulta meno lineare perché prevede il possesso combinato di un titolo di laurea e determinati crediti riportati in due tabelle ministeriali diverse (che dovranno essere verificate entrambe). Riportiamo dunque un esempio per seguire la procedura passo passo.

Esempio: posso insegnare italiano? In quali istituti?

Per verificare il possesso dei titoli:

  1. Aprire la tabella A contenuta nel DPR 19/2016

La tabella riporta i codici e i nomi delle classi di concorso, le lauree che costituiscono titolo di accesso a quelle classi di concorso, note di chiarimento sui crediti necessari e gli indirizzi di studio scolastici a cui le classi di concorso danno accesso (ovvero quali discipline in che tipo di istituti scolastici possono essere insegnate),

  1. Cercare all’interno, nelle colonne “Requisiti di accesso classi di abilitazioni” il proprio titolo di studio. Se si hanno dei dubbi ricontrollare il proprio attestato di laurea o di diploma. 

Es. ho una laurea in lettere moderne, sul mio attestato di laurea la dicitura è LM 14 – Filologia moderna

  1. Nelle prime due colonne è indicato il codice e il numero della classe di concorso a cui il possesso del titolo permette l’accesso (es. A-12 “Discipline letterarie negli istituti di istruzione secondaria di II grado). 
  2. Nell’ultima colonna sono indicate le materie e le scuole in cui è possibile insegnare con questa classe di concorso (es. A-12: Liceo Artistico, Liceo Linguistico, Liceo Musicale e coreutico etc…)
  3. Controllare eventuali annotazioni numerate ed esplicitate nella colonna “Note”. In questo spazio vengono indicati i crediti necessari o eventuali titoli congiunti

Nel caso specifico devo guardare la nota n. 7 che descrive i crediti necessari e i settori scientifici disciplinari (SSD) relativi (es. L-FIL-LET). I CFU possono essere stati acquisiti durante il percorso universitario (laurea triennale, specialistica, magistrale, scuole di specializzazione, master universitari) o anche come singoli esami.

 I CFU sostenuti utili ai fini dell’accesso all’insegnamento sono quelli che riportano l’SSD espresso, indipendentemente dalla denominazione dell’insegnamento che talvolta cambia in base all’Ateneo.

Nelle note della Tab. A relative alle lauree di Nuovo ordinamento viene indicato il numero totale di CFU da conseguire, tutti gli SSD utili all’accesso e infine il requisito minimo di CFU per ciascun SSD o gruppo di SSD. Come esplicitato anche sulla pagina del MIM, nel caso in cui sia previsto un requisito minimo di CFU per un gruppo di SSD (separati da virgola, “e”, “o”) è possibile qualunque ripartizione fra tutti i SSD elencati nel gruppo purché la somma complessiva dei crediti non sia inferiore al totale. Tali crediti possono quindi essere conseguiti, senza limitazioni o vincoli numerici, in uno solo dei settori o parte nell’uno e parte nell’altro.

(esempio tratto da Mim https://www.miur.gov.it/titoli-di-accesso )

  1. Se la colonna “Note” presenta annotazioni introdotte da lettere, queste valgono per tutti i titoli di studio riportati.

Es. per insegnare Lingue c’è la nota (a) che vale per tutte le lauree indipendentemente dalle note numeriche.

  1. Continuare a cercare nel file (anche tramite la funzione “cerca”): spesso un titolo di studio dà accesso a più classi di concorso. Verificare i requisiti necessari per ogni classe di concorso.
  2. Ripetere la medesima ricerca nella tabella A allegata eal DM 259/2017. In caso di discrepanze tra le due tabelle si faccia riferimento prioritario a quella del 2017. 

Esempio di una modifica:

Lauree considerate valide per la cdc A11 – DPR 19/2016

Lauree considerate valide per la cdc A11 – DM 259/2017. Si può notare l’aggiunta della LM 45 Musicologia e beni culturali.

8. Queste tabelle non hanno valore retroattivo su requisiti previsti dalla precedente normativa (DD.MM. n. 39 del 30 gennaio 1998, n. 22 del 9 febbraio 2005,  per A077 DM n. 201 del 6 agosto 1999) se conseguiti entro la data del 23 febbraio 2016 per il DPR19/2016 e del 9 maggio 2017 per il DM 259/2017 [in base all’art.5 del DM 259/2017].

9. Può invece capitare che sia necessario integrare il proprio piano di studi in base ai crediti richiesti. Puntualizzazione che può essere utile: un’annualità del Vecchio Ordinamento corrisponde a 12 CFU con stessa o simile denominazione e nei corrispondenti SSD-Settori Scientifico Disciplinari previsti per le lauree di Nuovo ordinamento (SSD verificabili qua https://cercauniversita.cineca.it/php5/settori/index.php).

10. Una volta accertato il possesso dei titoli di accesso resta tuttavia da verificare il possesso di ulteriori requisiti che possono essere richieste da procedure specifiche (es. tirocini formativi, procedure concorsuali, procedure abilitanti…) come ad esempio quelle relative al sostegno o quelle che possono comprendere il possesso dei 24 CFU.

ASSEMBLEA SUL PRECARIATO NELLA SCUOLA 05/05 h 17 

L’anno scolastico sta per finire, ma restano ancora irrisolte le questioni relative al precariato al di là delle false promesse dei governi. Quest’estate ci troveremo ancora con le stesse problematiche degli ultimi anni. Nell’assemblea ci confronteremo e faremo proposte su:

  • convocazioni da GPS con l’assurdo algoritmo;
  • assunzioni insufficienti e riforme del sistema di formazione e reclutamento.

5 maggio 2023 | 17:00 -19:00

presso la Sala Consiliare del Quartiere Porto-Saragozza – via dello Scalo 21

a seguire buffet

organizzato da: gruppo precariato – Cobas Scuola Bologna

Parteciperai all’assemblea? Clicca qui  

Evento facebook – Clicca qui

RECLUTAMENTO SCOLASTICO: UN BILANCIO PRECARIO

Nonostante le 8 procedure concorsuali fatte negli ultimi tre anni, alcune delle quali non ancora concluse, a fronte di un contingente di 94.130 posti autorizzati dal MEF per le assunzioni a tempo indeterminato del personale docente, quest’anno si è riusciti a coprirne solo 42.979. Le 51.151 cattedre rimanenti non sono in realtà rimaste vuote, ma sono state assegnate, come ogni anno, a docenti precariə facendo arrivare a 217.693, secondo i dati forniti dal MIM alla data del 5 novembre 2022, il totale dei posti dati a supplenza. Ciò significa è precario che il 25% dei docenti.

Per rispettare gli impegni presi nel PNRR si dovranno adesso assumere 70 mila insegnanti entro il 2024. Ma di che cosa stiamo parlando? Se anche andassero in porto tutte le assunzioni richieste dall’Europa entro settembre, rimarrebbero scoperti i 2 / 3 delle cattedre. È evidente che i conti non tornano. 

In attesa che la legge 79/2022 (riforma Bianchi) diventi effettiva, per provare a “limitare il ricorso al precariato”, senza avanzare nessuna pretesa di risoluzione, il governo si trova adesso costretto a dover predisporre l’ennesima fase transitoria. Ancora una volta ci troviamo ad assistere alla messa in campo di misure emergenziali quando si tratta di curare una malattia cronica, per non dire strutturale.

La bozza del decreto PA approvata nel Consiglio dei Ministri lo scorso 6 aprile – di cui si aspetta la pubblicazione in GU ma che non è ancora possibile leggere su canali ufficiali – delinea le modalità con cui il governo dovrebbe riuscire a conseguire l’obiettivo di 70 mila assunzioni entro il 2024. 

Dopo l’insuccesso dei concorsi passati, per i posti comuni si prevede lo straordinario ter, che potrebbe riuscire ad essere addirittura peggiore di quelli che lo hanno preceduto. Il concorso, che sembra potrebbe riguardare anche infanzia e primaria, secondo quanto è possibile leggere sul sito del MIM infatti vede la piena equiparazione tra lo svolgimento di almeno 3 anni di servizio e il possesso dei 24 CFU, che rientrano in gioco dopo essere stati congelati alla data del 31 ottobre del 2022. Praticamente lo Stato sta affermando che aver lavorato tre anni nella scuola sia come aver acquistato un pacchetto di crediti dalle varie università. 

Per quanto riguarda il sostegno si tratterebbe poi di proseguire nelle assunzioni di specializzatə, in coda a quelle da GAE e da concorsi, dalle GPS, comprensive degli elenchi aggiuntivi che si stanno definendo in questi giorni. Se dovessero rimanere ancora posti si procederà ad una mini call veloce. Secondo le prime stime le assunzioni da Gps sostegno si aggirerebbero intorno alle 19 mila unità. C’è inoltre da sottolineare che i contratti verrebbero inizialmente stipulati a tempo determinato, almeno fino al superamento delle prove finali. Il provvedimento, ad ogni modo, costituisce un passo indietro oltre che una mancata occasione: le assunzioni ex articolo 59, infatti, verrebbero così limitate solo al sostegno, mentre fino all’anno scorso erano state previste anche per gli abilitati su posto comune. Sarebbe stato opportuno, al contrario, estenderle anche alla seconda fascia.

La varietà di procedure pensate (concorso straordinario, scorrimento GPS, ricorso alla call veloce…) conferma ancora una volta l’inefficacia di operare le assunzioni soltanto tramite concorso. Ma soprattutto non tiene conto della realtà. 

Tutte le proposte attualmente in campo non sono che toppe per tamponare la situazione problematica del reclutamento, ma in modo temporaneo e senza alcuna lungimiranza. Nonostante le assunzioni continueremo ad avere insegnanti che ogni anno riempiranno i buchi lasciati scoperti dall’inefficienza dei governi e che, con il loro lavoro, permetteranno l’apertura delle scuole a settembre.

Se il precariato è una questione strutturale servono risposte strutturali. La soluzione si chiama doppio canale di reclutamento. Le assunzioni devono avvenire:

  • 50 % tramite procedure concorsuali a cadenza regolare;
  • 50%  tramite l’istituzione di una graduatoria riservata a chi ha 3 anni di servizio nella scuola pubblica statale da mettere in coda alle GAE.

Bisogna cioè riconoscere il diritto alla stabilizzazione in relazione al servizio maturato da tutto il personale precario. Se siamo ritenuti idonei a fare le supplenze per anni, allora lo siamo anche per il ruolo. 

19 aprile 2023

Gruppo precariato – Cobas Scuola Bologna

Il nostro punto di vista sulle nomine da GPS

La diffusione del precariato a scuola ha raggiunto anche quest’anno livelli insostenibili, 217.693 supplenze secondo i dati forniti dallo stesso MIM, alla data del 5 novembre 2022. Stiamo parlando di alcune centinaia di migliaia di persone che svolgono il loro lavoro in condizioni non stabili e con contratti con meno diritti rispetto a colleghɜ di ruolo  (si pensi ai permessi non retribuiti per i concorsi e alle assenze in caso di malattia).

Accanto a questi problemi estenuanti, la recente informatizzazione delle assegnazioni delle supplenze dalle graduatorie provinciali (GPS) ha ulteriormente leso i diritti di precarɜ, creando un meccanismo punitivo per le scelte personali e aumentando la burocrazia in pieno agosto quando tutti gli uffici scolastici e le segreterie sono chiuse.

Le convocazioni informatizzate da GPS, semplicemente, non hanno funzionato.

Anziché semplificare la procedura l’informatizzazione ha prodotto nomine:

INGIUSTE: perché non si è potuto scegliere, il giorno delle nomine, in base alla migliore possibilità disponibile, ma si è trovata costretta a delegare la scelta al sistema informatizzato; questo ha prodotto lungaggini e “salti” di convocazione (per fare un esempio, nella classe A027 di Bologna, a fronte di sole 45 supplenze disponibili – spezzoni compresi – si è arrivati fino alla posizione 226 di seconda fascia). Il meccanismo delle rinunce  finisce paradossalmente per favorire le persone più in basso nelle GPS, mentre un meccanismo giusto dovrebbe mettere ogni persona nelle condizioni di ottenere il miglior contratto di lavoro possibile in base alla propria posizione.

INEFFICIENTI: malgrado la procedura informatizzata le nomine da GPS sono andate avanti fino a fine dicembre (arrivando alla 31^ convocazione nella provincia di Bologna) provando la palese inefficacia di questo meccanismo ogni volta che si sono verificate rinunce o nuove disponibilità;

RIGIDE: la scelta delle scuole a metà agosto è completamente al buio: ognuno è costretto a scegliere tutte le scuole possibili per evitare di essere “scavalcato” durante la procedura informatica. Risulta impossibile “dialogare” con il sistema per riuscire a venire incontro alle esigenze di lavoratrici e lavoratori, riducendo di fatto i diritti di chi ha già un contratto precario. Eclatante il caso del diritto al completamento, negato anche a coloro che lo avevano esplicitamente richiesto.

OPACHE: la procedura informatica si basa su un algoritmo il cui codice non è trasparente.  E’ grave che una procedura così importante per chi lavora e per chi studia, come la nomina delle e dei docenti della scuola pubblica, non possa essere condivisa pubblicamente. 

→NON SEMPRE CORRETTE: i punteggi delle GPS, espressi da una valutazione automatica della piattaforma, sono risultati essere ancora una volta pieni di errori e manca una fase dedicata alle correzioni (prevista, in passato, dalla norma: sia per le graduatorie ad esaurimento, sia per quelle di Istituto).​​​​​​​ È stato, ancora una volta, il caos. Migliaia di segnalazioni agli uffici scolastici, telefoni e caselle di posta intasate, qualche correzione apportata in autotutela dagli Uffici Scolastici Provinciali​​​​​​​, ma ciò che non si è potuto sistemare è rimasto nelle GPS ed è andato ad incidere nelle assegnazioni degli incarichi. La digitalizzazione ha aumentato gli errori e, parallelamente, le barriere nella possibilità di intervenire per correggerli. Perché questo controllo non avviene in maniera tempestiva? Non è possibile affidarlo alle segreterie con i tagli che hanno subito.​​​​​​​

Conclusione: l’assegnazione informatizzata delle supplenze è malata e non può essere sanata. Riteniamo che il sistema vada assolutamente cambiato. Subito.

L’uso dell’algoritmo ha prodotto situazioni ingiuste di cui denunciamo le contraddizioni  Ci preme, ad esempio, sottolineare che l’apice di questo meccanismo contraddittorio si trova nell’assegnazione degli spezzoni: per assecondare la procedura informatizzata è stata creata una normativa ad hoc che giustifica l’algoritmo usato, nonostante una palese violazione del sacrosanto diritto al completamento immediato dell’aspirante docente.

La procedura informatizzata per l’assegnazione delle supplenze ha, sostanzialmente, reso obbligatorio un meccanismo di delega digitale a distanza per ogni aspirante docente. Riteniamo questo inaccettabile: non vogliamo essere obbligatɜ a delegare, vogliamo ricevere delle proposte di lavoro, valutare, decidere e rispondere.

Per tutti questi motivi, CHIEDIAMO 3 SEMPLICI COSE:

  1. CONVOCAZIONI E ASSEGNAZIONI DELLE NOMINE IN PRESENZA: una procedura a scaglioni, in presenza anziché online, permette di ridurre il problema delle rinunce e fa ottenere a ogni persona il miglior contratto di lavoro possibile, senza ledere i diritti già fragili del personale precario. Resterebbe comunque la possibilità facoltativa della delega (che potrebbe anche essere digitale) per chi si trova distante o temporaneamente impossibilitatɜ a partecipare, com’è sempre stato. Infine, in tale modo sarebbe finalmente possibile ripristinare la possibilità di combinare gli spezzoni immediatamente.
  2. IL RIPRISTINO DELLE GRADUATORIE PROVVISORIE come efficace mezzo di contrasto alla massiccia presenza di errori al momento della pubblicazione delle graduatorie definitive e, in modo più preoccupante, al momento delle nomine. Il fatto che sia diventata un’autocertificazione aumenta la possibilità di errore scaricandone interamente su docenti la responsibilità.
  3. AUMENTARE L’ORGANICO DEL PERSONALE AMMINISTRATIVO: implementare gli organici è assolutamente necessario perché il lavoro non può ricadere su di noi docenti precarɜ. Deve essere un compito dell’ufficio scolastico controllare se una persona può risultare assegnataria oppure no.

In sostanza noi chiediamo che l’assegnazione dei contratti di docenza a tempo determinato, poiché appunto contratti di lavoro, sia fatta con assoluta serietà senza mettere a repentaglio diritti, equità e correttezza per ogni singola persona che partecipa alla procedura. Chiediamo una procedura che non sia una gara al ribasso, dove vince chi offre di meno e sia prontə ad accettare qualsiasi condizione lavorativa anche a svantaggio delle proprie condizioni personali di vita, famigliari, logistiche, di salute fisica e mentale. Chiediamo che il lavoro come docente supplente sia assegnato grazie a una procedura che richiede tutto il tempo necessario per permettere a tuttɜ di lavorare nel miglior modo possibile e che non sia condizionata dalla fretta o da esigenze di risparmio.

Non è certo colpa nostra se noi precarɜ costituiamo un quarto del corpo docente e i tempi sono lunghi: noi chiediamo trasparenza e serenità per il lavoro delicato che svolgiamo con dedizione e responsabilità ogni giorno in classe.
Gruppo precarɜ – Cobas Scuola Bologna

Bologna, 4 aprile 2023