CHE COSA SUCCEDE ALL’ISTITUTO COMPRENSIVO 4 DI BOLOGNA?
Clicca qui per leggere qui la lettera del 16 ottobre 2025
Un vero e proprio esodo di insegnanti ha colpito l’IC 4, dove più di 20 docenti, di cui ben 17 della scuola primaria (plessi Marsili e Mader), hanno richiesto e ottenuto il trasferimento su altra scuola. Il numero è impressionante se si tiene conto che si tratta di una scuola di piccole dimensioni e che una consistente quota del personale non poteva presentare domanda di mobilità perché assunta con contratto a tempo determinato o perché sottoposta all’obbligo di permanenza triennale nell’istituto.
Alla luce di questi dati ulteriori è possibile infatti constatare che nella scuola primaria solo una quindicina di docenti, un quarto dell’organico, ha volontariamente deciso di rimanere nella scuola.
Nella scuola secondaria l’esodo è stato invece diluito nel tempo, con una prima fuga significativa, coincidente con l’anno successivo all’arrivo dell’attuale dirigente, il 2016/17, poi dopo la sua conferma per il terzo rinnovo triennale, infine tra lo scorso anno e quello appena terminato quando in modo del tutto inatteso è stata ulteriormente confermata per la quarta volta (circa il 25% negli ultimi due anni e non tutte le domande sono state accolte). Il dato complessivo che è possibile ricostruire per la scuola secondaria rivela che anche alla scuola Panzini nell’ultimo decennio è avvenuta una fuga di docenti, tanto che il turn over dovuto ai trasferimenti ha molto spesso impedito di assicurare la stabilità dei consigli di classe.
Per quanto riguarda il personale ATA si riscontra una quota molto superiore al 50% di contratti a tempo determinato e quindi anche qui la presenza di un organico stabile estremamente ridotto.
L’ubicazione dell’IC 4 nel territorio del Comune di Bologna dovrebbe naturalmente farne una meta di assegnazione ambita, ma così non è. La richiesta è complessivamente bassa, il personale precario non torna quasi mai e i trasferimenti in entrata non coprono quelli in uscita. In particolare alla primaria dove a fronte di 17 uscite non si riscontra quasi nessuna entrata.
Si tratta di un quadro anomalo e desolante. Perché l’IC 4 si è ridotto ad essere una scuola da cui si scappa e in cui non si desidera lavorare?
Continuare ad invocare le motivazioni personali, come spesso è stato fatto e si continua a fare, risulta fuorviante e mistificante. Il punto è evidentemente un altro: docenti e ATA fuggono dall’IC 4 perché in questo Istituto si sta male e si lavora male.
Come organizzazione sindacale abbiamo raccolto segnalazioni del disagio profondo e diffuso tra chi lavora nell’istituto e del progressivo deterioramento delle relazioni all’interno della scuola, ricostruendo in parte anche quanto successo negli anni passati. Un clima di sfiducia, di diffidenza e di paura si è progressivamente diffuso nella scuola, diretta e organizzata dalla stessa dirigenza e, più o meno, dallo stesso staff da molti anni.
Sempre più persone nel corso degli anni hanno comunicato di sentirsi svalorizzate e demotivate ma anche emarginate, vessate, controllate, umiliate. Andare a lavorare ogni mattina è diventato sempre più faticoso, fonte di ansia e di crescente sofferenza. Si tratta del fenomeno riconosciuto come stress lavoro correlato che può arrivare a pregiudicare anche gravemente la salute delle persone. I fattori che determinano questo fenomeno sono riconducibili prevalentemente all’organizzazione del lavoro (distribuzione delle mansioni, orario, ecc.) e alle dinamiche relazionali, fattore di particolare rilevanza nella scuola. Le tante testimonianze che abbiamo raccolto non hanno evidenziato problemi con le famiglie, con le alunne e gli alunni, né portato alla luce criticità specifiche legate al contesto socio-ambientale.
I problemi sono invece interni.
Poche persone hanno di fatto in mano la gestione della scuola, con poteri estremamente ampi delegati dalla dirigenza, il controllo sistematico, il giudizio svalutativo, le intimidazioni, le reprimende urlate nei corridoi, davanti alle colleghe, alle bambine e ai bambini, agli stessi genitori. Figure che agiscono come un gruppo compatto, investite o autoinvestite della missione di guida e pilastro della scuola, senza riuscire ad attivare alcun meccanismo di feedback sul proprio operato, senza vedere mai incrinate le proprie certezze e senza riuscire a riconoscere i segnali di disagio e di distanza che si sono manifestate in modo sempre più evidente da parte delle docenti e dei docenti. La mancanza di partecipazione e consenso è stata al contrario colmata con atteggiamenti autoritari volti a ottenere obbedienza, nella compiaciuta convinzione che chi dissente o chi si trasferisce lo fa solo perché non ha voglia di lavorare.
L’aria è diventata sempre più irrespirabile, le relazioni sempre più “tossiche”.
Noi sappiamo quanto sia stata sofferta e travagliata la scelta delle maestre di cambiare scuola, lasciando le bambine e i bambini; ci auguravamo che alla fine riuscissero a resistere anche quest’anno, come avevano già fatto nel precedente, ma evidentemente la misura era davvero colma. Non si può chiedere a chi prova ansia e malessere tutte le volte che varca la soglia del luogo di lavoro di sopportare oltre, tanto più se ne va della propria salute, e tanto più se quel luogo è una scuola primaria in cui dovrebbe essere assicurato il massimo della serenità, dell’accoglienza e del sostegno a chi lavora quotidianamente con bambine e bambini. La scuola è lo spazio che forse più di ogni altro dovrebbe garantire le condizioni di benessere che consentano a tutte e tutti di entrare con il sorriso sulle labbra e la fiducia nella collaborazione di tutta la comunità. Assicurare questo clima relazionale positivo è uno degli obiettivi primari per chiunque diriga una istituzione scolastica; all’IC 4 questo obiettivo non è stato perseguito.
Abbiamo raccolto un significativo e corposo materiale documentale, nonostante la paura diffusa tra le docenti e gli ATA delle conseguenze a cui avrebbe potuto portare una esposizione in prima persona, e abbiamo doverosamente rappresentato la situazione, a più riprese, all’amministrazione provinciale.
Il nostro obiettivo è quello di vedere riconosciuto, seppure tardivamente, il danno inaccettabile procurato in questi anni a chi lavora nella scuola, alle bambine, ai bambini e alle loro famiglie. Confidiamo che la dirigente scolastica sia chiamata a dare spiegazioni di questo fallimento e delle conseguenze che ha prodotto.
Al tempo stesso l’esperienza desolante dell’IC 4 deve diventare un monito per tutti, noi compresi.
È necessario infatti un cambiamento culturale che coinvolga i diversi attori del mondo della scuola: deve essere riconosciuta nella sua urgenza e centralità la questione del benessere lavorativo e del contrasto alle pratiche di prevaricazione all’interno delle scuole, al fine di assicurare il diritto alla salute e alla dignità delle lavoratrici e dei lavoratori ma anche di tutelare la vivibilità e la serenità dell’ambiente scolastico nel suo complesso. L’eccesso di protagonismo, la mancanza di limiti al potere dei dirigenti e dei loro delegati, l’autoreferenzialità e l’autoritarismo, sono una fonte di danno enorme per la scuola pubblica; riconoscerlo e contrastarlo per tempo è il solo modo che abbiamo per evitare che “la vicenda IC 4” si ripeta nel tempo.
COBAS SCUOLA BOLOGNA
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