Tutti uguali, ma alcuni più uguali degli altri. Ancora sull’IC 4.

Tutti uguali, ma alcuni più uguali degli altri. Ancora sull’IC 4.

A seguito della distribuzione ad alcune famiglie del volantino con cui abbiamo dato voce al disagio diffuso all’interno dell’Istituto Comprensivo 4 di Bologna, per fornire una spiegazione plausibile dell’eccezionale numero di trasferimenti richiesto e ottenuto dalle docenti e dai docenti della scuola, si sono succedute due prese di posizione  di condanna dell’azione da noi intrapresa: una lettera aperta inviata all’attenzione dell’USR e dei sindacati dal dirigente Fulvio Buonomo per le Istituzioni scolastiche dell’Ambito Territoriale della provincia di Bologna e successivamente un comunicato della FLC CGIL inviata a tutti gli istituti scolastici.

Ribadiamo in sintesi il significato della nostra azione (il volantino è consultabile qui ):

dare voce alle persone che hanno scelto di chiedere il trasferimento in ragione del malessere vissuto all’interno della vita scolastica e che non avrebbero  altrimenti potuto esprimersi poiché tra i doveri di chi è dipendente c’è quello di non esternare pubblicamente, e quindi alle famiglie, critiche all’operato dell’amministrazione. Abbiamo deciso di assumerci consapevolmente questo onere affinché il diritto di critica fosse in qualche modo garantito;

– dare una spiegazione plausibile di un fenomeno eccezionale: il trasferimento di 21 persone (di cui una per passaggio di cattedra), ma anche il limitatissimo numero di ingressi e l’alto numero di posti assegnati a personale a tempo determinato. Alle famiglie disorientate l’unica spiegazione fornita era stata quella di motivazioni personali, anche se ufficiosamente non erano mancate allusioni al fatto che se ne andava chi non aveva voglia di lavorare. Noi abbiamo garantito un diritto all’informazione che di fatto era loro negato, anche solo per sentire, come si suol dire, un’altra campana;

– riconoscere la responsabilità del malessere diffuso nella gestione organizzativa e relazionale della scuola operata dalla dirigenza e dal ristretto staff dirigenziale con poteri di organizzazione del personale. 

    In tutti i documenti di solidarietà con la dirigenza, compresi quelli delle e dei dirigenti scolastici e della FLC CGIL, non è mai messa in discussione la veridicità dei dati forniti, né proposta una realistica e alternativa interpretazione del fenomeno che, come abbiamo evidenziato, ha origini negli anni passati, e sarebbe stato rilevabile per via amministrativa attraverso i cosiddetti “eventi sentinella”, tra cui in particolare  il numero di assenze e di trasferimenti del personale. Possibile che nessuno si sia neppure posto il problema che forse qualcosa non andava e che quantomeno fosse necessario nominare il problema? Sarebbe successa la stessa cosa se al termine dell’anno scolastico un terzo o la metà degli alunni e delle alunne di una classe si fosse trasferita in un altro istituto (in effetti più del 50% del personale docente che ne aveva facoltà ha chiesto il trasferimento dalla primaria)?  Sarebbe stata utilizzata come chiave di analisi unicamente la scelta personale delle famiglie?

    Non ci ha sorpreso la difesa corporativa delle e dei dirigenti.

    Affermano che il diritto di critica non può arrivare alla personalizzazione e alla delegittimazione del loro operato. Omettono di ricordare i passaggi che hanno accentuato gli aspetti dirigistici a scapito di quelli democratici dopo l’introduzione dell’Autonomia scolastica.

    I poteri della dirigenza infatti sono stati fortemente ampliati e la tendenza a svincolare l’operato dirigenziale dal rispetto delle indicazioni degli organi collegiali è sempre più visibile, soprattutto in materia di organizzazione e conferimento degli incarichi.

    A ciò si aggiunge la competenza nella gestione dei procedimenti disciplinari che esercitano assumendo al tempo stesso la funzione accusatoria e quella giudicante. Non esiste infatti una istituzione terza, al di sopra delle parti, a cui le lavoratrici e i lavoratori possano ricorrere, ma solo il tribunale del lavoro,  con costi a loro carico.

    Questi poteri dirigenziali possono assumere la forma intimidatoria quando diventano diffuse e pervasive le pratiche del controllo, dell’avvertimento e del richiamo, togliendo spazio alla serenità, all’autonomia e alla legittimazione del lavoro docente. Sarebbe possibile e a nostro avviso necessario definire e mettere in campo strumenti idonei a rilevare quando il clima di sfiducia e paura si infiltra in un ambiente lavorativo per prevenirne gli effetti nefasti. 

    Nella gestione della scuola le dirigenti e i dirigenti possono – se lo vogliono – imporre una politica accentratrice e autoritaria.

    Come si può dunque rifiutare la personalizzazione dello scontro senza rifiutare al tempo stesso la personalizzazione della gestione organizzativa e la deriva autoritaria che può minare il clima di benessere, serenità e collaborazione all’interno delle scuole? Vogliamo ancora continuare a negare l’esistenza di questo fenomeno e delle sue ricadute sulla qualità della scuola e sul benessere psico-fisico di chi ci lavora? 

    La comunità democratica evocata in questo documento ricorda il motto orwelliano “tutti uguali ma alcuni più uguali degli altri”. Perché qui stiamo parlando evidentemente di una situazione in cui l’equilibrio e la collaborazione sono saltati ed è rimasta una questione di potere: chi lo esercita, chi lo subisce.

    Che cosa deve fare un sindacato quando le invocate vie “normali” si dimostrano insufficienti a tutelare la dignità e il benessere delle lavoratrici e dei lavoratori? 

    Se c’è una visione semplificatoria della complessità scolastica è proprio quella dirigistica, quella dell’uomo-donna solo-sola al comando, con il suo staff di fedelissime/i, e non è certo un’esclusiva dell’IC 4 di Bologna. Insomma è difficile accettare generiche lezioni di democrazia impartite da chi il potere personale lo detiene (e lo rivendica) e in riferimento a una situazione che non è fotografata nella sua specificità. Se il nostro comunicato presentava “toni e modalità suscettibili di incidere sulla dignità professionale delle persone” questo deve valere anche per chi subisce i comportamenti dirigenziali che abbiamo denunciato, ma questa dignità evidentemente può essere del tutto ignorata se riguarda semplici docenti ordinarie/i.

    Sulla sconcertante posizione della FLC CGIL

    Sulla sconcertante posizione della FLC CGIL che ha accolto prontamente l’invito delle e dei  dirigenti a dissociarsi dai Cobas scuola c’è poco da dire. È l’espressione di un sindacato che sceglie di schierarsi dalla parte delle e dei dirigenti e di chi li sostiene abbandonando le lavoratrici e i lavoratori. Con l’aggravante che come noi conosce benissimo la situazione dell’IC 4, da anni. 

    Quando la FLC CGIL esprime solidarietà alla comunità educante a chi si rivolge?

    Certamente non a chi nella scuola ha subito vessazioni, tra cui anche iscritte/i alla stessa FLC CGIL, certamente non al personale che ha solidarizzato con loro e non ha sottoscritto documenti di sostegno alla dirigenza, ma men che meno alle famiglie che della fuga dall’IC 4 pagano le conseguenze e che non vengono neppure considerate degne di ricevere informazioni quantomeno plausibili.

    L’invito crumiresco a prendere le distanze dalle voci del disagio che abbiamo cercato semplicemente di rappresentare, purtroppo in totale solitudine, appare in tutta evidenza come una dichiarazione di collusione da parte di un sindacato che ha rinunciato a riconoscere il conflitto come terreno necessario per difendere gli interessi e la salute delle lavoratrici e dei lavoratori della scuola.

    COBAS SCUOLA BOLOGNA

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