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10 dicembre Sciopero generale della Scuola con manifestazioni locali

Come i governi precedenti, anche l’esecutivo Draghi, nonostante l’enorme disponibilità di fondi europei, prosegue, con il PNRR e la legge di bilancio, nell’attacco al diritto all’istruzione e ai lavoratori/trici della scuola, visto che i provvedimenti sono caratterizzati da:

  • proposte salariali per il rinnovo del contratto (scaduto nel 2018) ridicole e offensive, come nel caso del premio per la “dedizione al lavoro”, che ricorda le campagne del ventennio;
  • nessuna stabilizzazione del personale precario, docenti e ATA;
  • nessun investimento nell’edilizia scolastica, con conseguenti problemi per la sicurezza, cresciuti ulteriormente con la pandemia;
  • nessuna riduzione strutturale del numero degli alunni/e per classe;
  • nessuno stop ai progetti di Autonomia differenziata con i quali si vuole regionalizzare l’istruzione, che anzi vengono di nuovo allegati alla Legge di bilancio.

In questo contesto, a fronte di una stragrande maggioranza di lavoratori/trici (intorno al 95%) che ha scelto di vaccinarsi, il governo, per nascondere incapacità e inefficienza, nonostante nelle scuole si stia lavorando regolarmente, impone la vaccinazione obbligatoria, che non tutela la sicurezza sul luogo del lavoro e di cui non si comprendono le motivazioni scientifiche. Determinando, così, una situazione paradossale per cui nelle aule sarà comunque presente una maggioranza di persone, gli alunni/e, non vaccinati, né controllati (per questi ultimi, sia chiaro, non si chiede la vaccinazione obbligatoria, che violerebbe il diritto all’istruzione). Al tempo stesso, riteniamo la campagna di vaccinazione e la sospensione dei brevetti strumenti indispensabili, anche se non unici, per combattere la pandemia

Chiediamo:

  • Stipendi europei, con il recupero del 20% circa del potere d’ acquisto perso negli ultimi decenni, senza alcuna differenziazione in base al presunto “merito” o “dedizione al lavoro”
  • Un piano straordinario di assunzioni, a partire dai “precari”, docenti (3 anni di lavoro) e ATA (2 anni)
  • Conferma e stabilizzazione dell’organico Covid docente e ATA
  • Massimo 20 alunni per classe, da ridurre a 15 con studenti diversamente abili
  • Formazione e aggiornamento in orario di servizio
  • Centralità della scuola nel PNRR, innanzitutto attraverso un piano straordinario per l’edilizia scolastica e la sicurezza
  • Ritiro di qualsiasi progetto sull’Autonomia differenziata
  • Ritiro dell’obbligo vaccinale

Esecutivo nazionale COBAS Scuola

Centinaia di migliaia di lavoratori/trici in sciopero e decine di migliaia in piazza in 30 città

Sciopero delL’ 11 ottobre, Comunicato stampa

Davvero una giornata di grande soddisfazione per noi e per centinaia di migliaia di lavoratori/trici che hanno scioperato, e in particolare per le decine di migliaia di essi/e che hanno manifestato in almeno 30 città: l’unità dei COBAS e di tutto il sindacalismo di base e conflittuale ha pagato, convincendo a mobilitarsi lavoratori/trici non appartenenti a nessuna organizzazione ma attratti da questa positiva unità. E la stessa attrazione abbiamo esercitato verso settori studenteschi e giovanili, a partire dall’ambientalismo e dal climatismo. Particolarmente rilevanti i numeri delle manifestazioni di Roma e Firenze (circa 10 mila presenze in entrambe le città) ma anche quelle di Torino, Napoli, Bologna e Milano con 5 mila manifestanti, seguite da Palermo, Catania, Trieste, Cagliari, Padova e tante altre. In tutte le piazze e nei cortei si è levata la protesta contro le politiche economiche e sociali del governo Draghi e sul tentativo di far credere che la vaccinazione di massa, pur utile e necessaria (ma senza imporla di fatto come obbligatoria per tutti/e), sia sufficiente a far sparire la pandemia se tale imortante intervento vaccinale non è accompagnato dai provvedimenti che come COBAS e sindacalismo conflittuale rivendichiamo fin dall’inizio della pandemia. Soprattutto su questo si sono addensate le proteste, su quanto non è stato fatto in primo luogo nei tre settori.chiave della vita associata: la scuola, la sanità e i trasporti. Per la scuola nessuna delle richieste che avanziamo da più di un anno e mezzo é stata accolta: nè la riduzione del numero di alunni/e per classe, nè l’aumento delle aule, nè la stabilizzazione dei precari docenti ed Ata per garantire più personale per più classi, nè gli indispensabili presidi sanitari nelle scuole. La stessa inadempienza ha colpito la Sanitàò il cui personale non è affatto aumentato, così come non è cresciuta quella medicina territoriale che può garntire una medicalità che non debba finire per intasare gli ospedali, se non nelle forme davvero gravi della pandemia. E altrettanto clamorosa l’assenza degli interventi nei trasporti urbani, il cui parco vetture avrebbe dovuto essere significativamento aumentato per evitare le carrozze-“bestiame” con centinaia di persone ammassate a massimo rischio contagio: processo che andava accompagnato dalla piena ripubblicizzazione del trasporto. Ma le manifestazioni hanno espresso anche la più ferma ostilità allo sblocco dei licenziamenti, richiedendo anzi la salvaguardia dei tanti lavoratori minacciati (come nel caso Alitalia, GKN, Ilva, Stellantis e altri) di pagare le colpe di gestioni sciagurate, che hanno dilapidato cifre enormi di denaro pubblico. Si è poi ricordato come i salari del lavoro dipendente siano fermi a venti anni fa, tra i più bassi d’Europa e con un tasso di precarietà sempre crescente e insopportabile. Oltre a vari altri temi, presenti nella piattaforma dello sciopero,abbiamo espresso la nostra indignazione per l’ignobile assalto alla sede della Cgil (alla quale è stata rinnovata la piena solidarietà), evento senza precedenti nella storia repubblicana, da parte di gruppi fascisti ben noti e che però hanno potuto utilizzare almeno la tolleranza di migliaia di manifestanti che volevano protestare contro vaccini e Green pass ma che non hanno saputo scindere le loro rivendicazioni da una gestione violenta di fascisti che hanno contato anche sul comportamento inqualificabile delle “forze dell’ordine” che li hanno lasciati agire indisturbati malgrado i loro intendimenti fossero chiari assai prima dell’assalto. Infine, in particolare nella manifestazione romana, ci si è dati come prossimo impegno unitario l’organizzazione, insieme a tutte le altre forze disponibili, di una manifestazione a carattere nazionale in occasione del summit del G20 del 30 ottobre prossimo.

Piero Bernocchi, portavoce nazionale COBAS – Confederazione dei comitati di base

11 ottobre 2021

Sciopero generale: l’11 ottobre i Cobas indicono lo sciopero generale insieme a tutto il sindacalismo conflittuale

sciopero generale

I COBAS (Confederazione dei comitati di base) promuovono per l’11 ottobre, insieme a tutto il sindacalismo conflittuale e di base, lo sciopero generale nazionale di tutto il lavoRo dipendente, pubblico e privato, con manifestazioni locali in molte città, sulle quali verranno date indicazioni precise (luoghi e orari) nei prossimi giorni.

In particolare i COBAS hanno convocato per l’11 lo sciopero dei lavoratori/trici della scuola su questi obiettivi:

la riduzione del numero di studenti per classe (massimo 20; 15 in presenza di alunni diversamente abili);

–  l’assunzione di tutte e tutti i docenti con 3 anni di servizio e degli Ata con 2; l’abbandono dell’algoritmo per assunzioni e supplenze con convocazioni in presenza; la revisione dei criteri per l’organico Ata (aumento continuo delle competenze richieste agli amministrativi; spazi da gestire e numero di esonerati dalle pulizie per i collaboratori; estensione dei laboratori informatici al primo ciclo per i tecnici);

–  investimenti massicci nell’edilizia scolastica e nel trasporto pubblico, con interventi sia immediati che di lungo periodo, per garantire effettivamente la scuola in presenza e in sicurezza;

–  il rinnovo del CCNL, scaduto da 3 anni, con un significativo recupero per tutti del potere d’acquisto degli stipendi, calato del 20 % negli ultimi decenni; il ruolo unico per i docenti di ogni ordine di scuola;

–  dire NO alla didattica delle competenze addestrative (che ha prodotto solo analfabetismo cognitivo) e per una nuova scuola che punti allo sviluppo degli strumenti cognitivi;

–  dire SI alla campagna di vaccinazione volontaria e NO al green pass a scuola con sanzioni incostituzionali; chiedere tamponi salivari gratuiti e con efficacia settimanale per chi non può o non vuole vaccinarsi; presidi sanitari nelle scuole per valutare l’andamento della pandemia e tutelare la salute di lavoratori e studenti;

– dire NO ai tentativi di rendere strutturale il ricorso alla DAD e per l’uso nelle scuole di piattaforme digitali pubbliche e gratuite.

Esecutivo nazionale COBAS

11 ottobre: I COBAS, insieme a tutto il sindacalismo conflittuale, convocano lo sciopero generale e manifestazioni nelle principali città A Bologna ci vediamo in piazza dell’Unità alle ore 10.30

Nel corso della pandemia l’Unione Europea é passata da politiche restrittive a politiche espansive. Il Recovery Fund con l’emissione di Eurobond ha avviato una politica economica incentrata sulla spesa pubblica in deficit, in controtendenza rispetto alla fase dell’”austerità”. Tale svolta va resa strutturale, a partire dalla cancellazione del debito pubblico detenuto dalla BCE e dalle Banche centrali nazionali, che per l’Italia ammonta al 20% del debito complessivo. Ma il PNRR italiano e degli altri paesi non costituisce invece una svolta nell’uso pubblico e sociale dell’ingente massa di denaro. Con lo sciopero generale dell’11 ottobre i COBAS puntano ad una radicale inversione di tendenza in tale uso, rivendicando:

–   la riduzione del tempo di lavoro a parità di salario per contrastare la disoccupazione dovuta all’informatizzazione e robotizzazione della produzione;
–   un lavoro di qualità in termini di diritti, con il contratto a tempo indeterminato come regola generale, l’innalzamento dei salari reali e un salario minimo europeo, l’abolizione del Jobs Act e della riforma Fornero; parità salariale per le donne; no allo sblocco dei licenziamenti e alla sospensione del reddito per mancanza di Green pass; sì alla soppressione di appalti e subappalti, con internalizzazioni a partire dal pubblico impiego;
–   rivalutazione delle pensioni attuali e pensioni pubbliche garantite alle/ai giovani;
–   un reddito universale, esteso anche alle/ai migranti, che rafforzi il potere contrattuale dei lavoratori/trici;
–   il rafforzamento dei sistemi ispettivi e del ruolo delle RLS, per una reale sicurezza sul lavoro, maggiori sanzioni per i datori di lavoro inadempienti;
–   un’inversione di tendenza rispetto ai disastri ecologici e al cambiamento climatico provocati dal capitalismo, evitando operazioni di green washing;
–   il rilancio dello Stato sociale, tramite:

a) investimenti nella scuola pubblica, con la riduzione del numero di alunne/i per classe, l’aumento degli organici con l’assunzione delle/dei docenti con 3 anni di servizio e le/gli Ata con 2; per interventi immediati e di lungo periodo nell’edilizia scolastica e nei trasporti locali;

b) investimenti nella sanità pubblica con l’assunzione a tempo indeterminato di infermiere/i , medici e operatori socio-sanitari, potenziando la medicina sul territorio e nelle scuole, contro l’aziendalizzazione e la privatizzazione della sanità; per la sospensione dei brevetti e l’esportazione dei vaccini e della tecnologia per produrli in loco per la lotta alla pandemia;

c)  potenziamento del trasporto pubblico, invertendo la privatizzazione/aziendalizzazione degli ultimi decenni, con il ritorno alla gestione diretta da parte dei soggetti pubblici;

d)  adeguate assunzioni nel pubblico impiego per rispondere alle necessità sociali (cura anziani e disabili in casa, tutela del territorio e dell’ambiente, bisogni culturali e sportivi ecc.).

 Contro la repressione degli scioperi e delle lotte sociali, per una vera democrazia nelle aziende, contro il monopolio dei sindacati concertative sui diritti sindacali.

Con questa piattaforma, i COBAS hanno convocato, insieme a tutto il sindacalismo conflittuale, lo sciopero generale dell’11 ottobre e manifestazioni locali nelle principali città.

COBAS – Confederazione dei comitati di base

Sciopero della scuola primaria il 6 maggio. Per una moratoria immediata dei test Invalsi

Sciopero della scuola primaria il 6 maggio. Mattinata alternativa alla scuola delle crocette con maestr* bambin* e genitori in Piazza S. Francesco ore 9.30 e nelle vicinanze delle scuole della città

 Disobbedienza pedagogica ai protocolli Invalsi nelle altre giornate di “somministrazione”

Quest’anno l’Invalsi ha deciso di fare i test come se nulla fosse. Le dirigenze dell’Invalsi e del Ministero hanno deciso di chiudere gli occhi sulla realtà drammatica della società italiana e sulle traversie che giorno dopo giorno studenti, studentesse e insegnanti sopportano per provare a mantenere la continuità educativa. Probabilmente questi signori farebbero disputate i test anche dopo un terremoto, per poter dire poi che “si rileva un gap significativo con gli anni precedenti”.

Che senso può avere effettuare i test quest’anno a classi decimate, a frequenza se va bene del 50%, dopo mesi e mesi di didattica a distanza, mentre si fatica a trovare tablet e connessioni da assicurare ai bambini o alle ragazze confinati a casa, o a reperire supplenti per sostituire i docenti in quarantena? Davvero l’ottusità burocratica può arrivare a questa ostinata rivendicazione del suo potere sulla scuola reale e sulla sua sofferenza?

Noi chiediamo al Ministero di sospendere a partire da quest’anno tutte le prove Invalsi, lasciando ai docenti e agli studenti la possibilità di concentrare le esigue forze rimaste sulla didattica quotidiana, sul confronto e sullo scambio dialettico a partire dalle dure esperienza del presente, sul consolidamento delle preziose relazioni umane e pedagogiche che sono riuscite in questi due anni a far sopravvivere la scuola e le persone che la abitano. Chiediamo poi anche di aprire, a partire da questa estate, un confronto ad ampio raggio sulle modalità di valutazione nella e della scuola italiana. Il sistema messo a punto dall’Invalsi in questi anni a fronte di ingenti spese ha prodotto dati di conoscenza dalla scarsa affidabilità e utilizzabilità per migliorare la scuola nazionale a prezzo di pesanti effetti controproducenti sulla didattica e sull’organizzazione della scuola (addestramento ai quiz, sostegno del conformismo). La scuola italiana avrebbe bisogno di rimettere al centro la promozione dello spirito critico, della creatività, dell’autonomia di giudizio.

Per sostenere questa battaglia di civiltà abbiamo indetto lo sciopero della scuola primaria nella giornata del 6 maggio, prima data di somministrazione.

Vorremmo che questo sciopero fosse non solo di braccia che si incrociano ma di corpi e soggetti che si incontrano. L’Invalsi relega all’anonimato e alla passività studenti, docenti e famiglie. Per questo salutiamo con favore e appoggeremo iniziative come quella della scuola primaria Longhena dove alunni, genitori ed insegnanti si ritroveranno a Bologna in piazza San Francesco dalle 9.30 in poi per condividere una mattinata alternativa proponendo diverse attività. Sappiamo di altre iniziative, che speriamo si moltiplichino, di singole classi che si incontreranno per un momento di socialità nei parchi di diversi quartieri della città per dare corpo e visibilità ad una scuola non costruita su crocette, uniformità e presunta oggettività ma da soggettività, diversità e cooperazione. 

Per i giorni di test non coperti dallo sciopero invitiamo a presentare la dichiarazione di indisponibilità a svolgere attività di somministrazione  (vedi qui il LINK)

In alternativa è anche possibile pensare a forme di disobbedienza pedagogica. Invitiamo a non trasformarsi in esecutori passivi dei protocolli invalsi, a rivendicare la nostra autonomia, a scegliere le modalità più opportune per fare degli stessi test una occasione didattica: perché dovremmo far rispettare i tempi di svolgimento decisi dall’Invalsi e non concedere agli studenti quelli che riteniamo loro appropriati? Perché non dovremmo rispondere alle domande che ci vengono rivolte? Perché dovremmo impedire il confronto? Invitiamo quindi tutte e tutti a prendere in considerazione anche la possibilità di praticare un’azione di disobbedienza pedagogica. Come ogni atto di disobbedienza può avere conseguenze, dobbiamo mettere in conto la risposta disciplinare di qualche dirigente, un rischio che comunque potremmo consapevolmente assumerci per difendere la nostra dignità professionale. A maggior ragione durante la pandemia. Se l’Invalsi ha bisogno di “somministratori decerebrati” che li assuma e li paghi.

Cobas Scuola Bologna


Successo dello sciopero COBAS Scuola e TPL, più di 10 mila in piazza in 67 città, forte monito al governo Draghi: riaprire dal 7 aprile tutte le scuole!

26 marzo 2021

Non era per nulla facile scioperare – data la soffocante situazione pandemica – nella Scuola e nel Trasporto pubblico locale, e ancor meno portare in piazza in 67 città, di cui tante in “zona rossa”, più di 10 mila persone, nella giornata di protesta promossa dai COBAS, da Priorità alla scuola e dal Coordinamento nazionale precari e sostenuta anche dalla Società della Cura e dal Forum dei movimenti per l’Acqua: ma ci siamo riusciti! E, oltre alle piazze, è andato ben meglio del prevedibile anche lo sciopero, pur se al momento è difficile conteggiare gli scioperanti della DAD. E’ la dimostrazione che fummo facili profeti quando all’avvento di Draghi, presentato come risolutore dei drammi sanitari ed economici non risolti dal governo Conte-bis, prevedemmo che a breve ci saremmo ritrovati le stesse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni del precedente governo. Ciò che ha alimentato il nostro sciopero e le manifestazioni con la presenza di tanti lavoratori/trici, genitori, studenti, è il fatto che nessun cambiamento di rotta significativo si è visto. Sul fronte della pandemia, la sconcertante gestione della vicenda AstraZeneca ha frenato le vaccinazioni e diffuso ulteriori paure; e, insieme alle dichiarazioni che anche i vaccinati dovranno effettuare la quarantena nel caso di contatti con un “positivo” e che “non c’è sicurezza di una protezione completa rispetto alle possibili varianti del virus”, ha confermato che la vaccinazione non cancellerà la pandemia nel giro di due o tre mesi. Il che dovrebbe provocare un impegno massiccio e urgente, che non c’è, intanto per sostenere  i settori economicamente più colpiti, quelli della microimpresa, del piccolo lavoro autonomo, dell’artigianato, dello sport e dello spettacolo, del turismo e della ristorazione. E altrettanto urgente è un intervento massiccio nei tre settori-chiave della vita sociale in questa fase, scuola, sanità e trasporti, ove invece non si vedono segnali di impegni rapidi e significativi.

Particolarmente impressionante – ed è stato il motivo ricorrente delle manifestazioni odierne – è l’inerzia per quel che riguarda le scuole, chiudendo le quali, anche laddove i contagi non erano aumentati, si è di nuovo scelto la via più facile per le strutture amministrative, ma la più deleteria per studenti e famiglie, abbandonati al purgatorio della DAD. Proprio nella scuola si misura la massima distanza tra le parole e i fatti del governo Draghi, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi sicuri al 100% non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, tamponi periodici per gli studenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. possono essere comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole non può essere presentato come un obbligo quando tutte le principali attività produttive sono aperte: si tratta invece di una scelta distruttiva tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare. Attualmente le scuole in Europa sono aperte in Francia, Spagna, Svizzera, Austria, Croazia, Finlandia , Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania; aperte nella maggioranza degli istituti in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Grecia, Albania: e l’Italia è la nazione che ha tenuto la scuola chiusa per più settimane (29) insieme alla Cechia, la Slovacchia e la Macedonia. Ed è ancora più preoccupante che niente si stia facendo non solo per riportare il più rapidamente in presenza piena gli studenti ma neanche per garantire che tutto ciò non si ripeta anche nel prossimo anno scolastico.

Di conseguenza lo sciopero e le manifestazioni hanno chiesto con forza innanzitutto la riapertura di tutte le scuole dal 7 aprile, con interventi urgenti per aumentarne la sicurezza (presìdi sanitari per i tamponi periodici a studenti, docenti ed Ata; vaccinazione per tutto il personale che fa richiesta), ma anche rapide iniziative per garantire la massima regolarità del prossimo anno scolastico, utilizzando almeno la gran parte dei 20 miliardi di euro previsti dal Recovery Plan per la scuola per ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; per intervenire nell’edilizia scolastica, aumentando significativamente il numero e la qualità delle aule disponibili; e conseguentemente, per garantire la continuità didattica e la sicurezza, aumentando il numero di docenti ed Ata, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi;

Ma lo sciopero e le manifestazioni di oggi hanno coinvolto anche il TPL (Trasporto pubblico locale), l’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, per la miglior ripresa dell’attività sociale, produttiva e culturale e per la normalizzazione della vita quotidiana. L’interconnessione tra la messa in sicurezza della scuola, e dei luoghi di lavoro in genere, e quella dei bus e metro cittadini è ovviamente lampante: con pochissimi mezzi pubblici sovraffollati, con frequenza limitatissima, non solo la salute dei lavoratori del TPL è ad alto rischio, ma la diffusione del contagio si moltiplica: eppure da un anno nessun potenziamento del TPL è avvenuto in nessuna della città. Dunque, come COBAS abbiamo effettuato oggi anche lo sciopero del TPL, con risultati davvero incoraggianti e buona partecipazione alle manifestazioni insieme alla scuola, pur se costretti dalla Commissione di garanzia a ridurlo dall’intera giornata a quattro ore. Per tale settore abbiamo chiesto lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ri-pubblicizzazione; la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi.

Piero Bernocchi   portavoce dei COBAS – Confederazione dei Comitati di base

Album foto manifestazione a Bologna

26 marzo 2021 Sciopero nazionale della scuola

Manifestazione a Bologna P.zza Nettuno ore 10.00

Durante la pandemia sono tragicamente emersi i problemi che affliggono la scuola da molto tempo: precarietà, inefficienze e disorganizzazioni, conseguenze del processo di aziendalizzazione avviato negli anni Novanta. Pessimi segnali dal nuovo governo ci arrivano sulle intenzioni di proseguire su questa strada imponendoci la formazione obbligatoria sulla DAD, la reintroduzione dei meccanismi premiali, l’allungamento del calendario scolastico e l’ingresso del settore privato nelle scuole attraverso i patti di comunità.

Per questo è urgente porre all’ordine del giorno una visione diversa ed alternativa alla gestione pre-Covid: oggi i soldi ci sono e sono molti, non possiamo permettere che i fondi previsti per la scuola nel Recovery Plan siano destinati in via quasi esclusiva alla digitalizzazione e al legame con l’impresa, perché ciò rischia di allontanarla definitivamente dal modello di scuola pubblica previsto dalla Costituzione, che dovrebbe puntare alla formazione del cittadino dotato di strumenti cognitivi e spirito critico, e di trasformarla in una mera agenzia per l’addestramento al lavoro.   Occorre urgentemente invertire la rotta, con un intervento di risarcimento per i tagli decennali subiti e per un rilancio che poggi su tre obiettivi strutturali che oggi non sono solo possibili, ma anche improrogabili: 
1) ridurre a 20 il numero massimo di alunn* per classe e a 15 in presenza di alunn* diversamente abili;
2) aumentare gli organici e assumere tutte le precarie e tutti i precari con concorsi per soli titoli, a partire da* docenti con 3 anni scolastici di servizio e dagli Ata con 24 mesi;
3) intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.  

Tre obiettivi su cui è possibile costruire un’ampia convergenza dentro e fuori dalle scuole. Il 26 Marzo è uno sciopero non solo sindacale ma anche politico e sociale per un diverso modello di scuola. I COBAS hanno condiviso questo percorso a livello nazionale con il movimento di Priorità alla scuola e con il Coordinamento nazionale dei precari scuola per promuovere nel maggior numero di città mobilitazioni che coinvolgano tutto il popolo della scuola pubblica: docenti, Ata, studenti, genitori e, in generale, cittadini democratici.

A Bologna saremo in piazza con il Coordinamento precari/ie scuola di Bologna e Modena

e con Pas, l’appuntamento è per tutt* in Piazza Nettuno alle ore 10.00

Ricordiamo che ai sensi del DPCM del 2 marzo (art. 34 e 39) e circ. del Ministero dell’Interno del 6 marzo è consentito lo spostamento per partecipare a manifestazioni.

26 MARZO SCIOPERO NAZIONALE SCUOLA E TRASPORTO PUBBLICO LOCALE CON MANIFESTAZIONI CITTADINE (a Bologna ore 10 in p.zza Nettuno)

Cobas Scuola

18/03/2021

Siamo stati facili profeti quando, all’avvento in pompa magna del “sovrano” Draghi, presentato come il risolutore di tutti i drammi sanitari ed economici non risolti dal precedente governo Conte-bis, prevedemmo che la sua “luna di miele” sarebbe durata poco e che a breve ci saremmo ritrovati, malgrado il Recovery Plan metta a disposizione ingenti risorse, di fronte alle stesse precarietà, inefficienze e disorganizzazioni del precedente governo.

A tutt’oggi nessun cambiamento di rotta significativo si è visto. Sul fronte della pandemia, la sconcertante gestione europea nella vicenda AstraZeneca sta non solo frenando le vaccinazioni ma diffondendo paure che non scompariranno presto; e, insieme all’annuncio che anche i vaccinati dovranno effettuare la quarantena nel caso di contatti con un “positivo” perché “non c’è sicurezza di una protezione completa rispetto alle possibili varianti del virus”, conferma che il tentativo di risolvere tutti i problemi con la vaccinazione di massa non porterà comunque alla risoluzione della pandemia nel giro di pochi mesi. Il ché dovrebbe provocare un impegno massiccio e urgente, che non c’è, intanto per sostenere  i settori economicamente più colpiti, quelli della microimpresa, del piccolo lavoro autonomo, dell’artigianato, dello sport e dello spettacolo, del turismo e della ristorazione. E altrettanto urgente è un intervento massiccio nei tre settori-chiave della vita sociale in questa fase, scuola, sanità e trasporti, ove invece non si vede il minimo accenno a impegni rapidi e significativi.

Particolarmente impressionante è l’inerzia per quel che riguarda le scuole, chiudendo le quali in gran parte delle province, anche laddove i contagi non erano aumentati, si è di nuovo scelto la via più facile per le strutture amministrative, ma la più deleteria per studenti, soprattutto i più piccoli, e famiglie, abbandonati al purgatorio della DAD. Proprio nella scuola stiamo misurando la massima distanza tra le parole e i fatti di questo governo, che ha imposto le chiusure sostenendo che “non c’erano alternative”. Ma, fermo restando che luoghi del tutto sicuri oggi non ne esistono, comunque le scuole, con le protezioni possibili, con docenti ed Ata vaccinati, controlli permanenti, personale sanitario a disposizione, efficaci distanziamenti ecc. sarebbero comunque luoghi più sicuri di tante fabbriche e uffici, o dei bus ridotti all’osso o dei supermercati, soprattutto per chi ci lavora. Insomma, chiudere le scuole potrebbe essere presentato come un obbligo se si chiudesse davvero tutto. Ma quando invece tutte le principali attività produttive sono aperte, si tratta di una scelta: la scelta tra quello che si ritiene indispensabile e quello che appare un “optional” a cui si può rinunciare. Questa settimana le scuole in Europa sono totalmente aperte in Francia (il ministro dell’Istruzione Jean Michel Blanquer ha detto: “la scuola va chiusa solo quando avremo provato tutto il resto e non sarà risultato abbastanza”; insomma il whatever it takes applicato alla scuola), Spagna, Svizzera, Austria, Croazia, Finlandia , Bielorussia, Ucraina, Moldavia, Romania; aperte nella maggioranza degli istituti in Gran Bretagna, Paesi Bassi, Polonia, Ungheria, Grecia, Albania: e l’Italia è la nazione che ha tenuto la scuola chiusa per più settimane (29) insieme alla Cechia, la Slovacchia e la Macedonia. Ed è ancora più preoccupante che niente si stia facendo non solo per riportare il più rapidamente in presenza piena gli studenti ma neanche per garantire che tutto ciò non si ripeta anche nel prossimo anno scolastico. Per tutte queste ragioni, pur consapevoli delle difficoltà in questo periodo,  confermiamo, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento nazionale precari scuola, lo sciopero nazionale della scuola del 26 marzo, affinché almeno la gran parte dei 20 miliardi di euro già previsti dal Recovery Plan per la scuola siano destinati a ridurre a 20 il numero massimo di alunni per classe e a 15 in presenza di alunni diversamente abili; a garantire la continuità didattica e la sicurezza, assumendo con concorsi per soli titoli i docenti con 3 anni scolastici di servizio e gli Ata con 24 mesi; ad intervenire massicciamente nell’edilizia scolastica per avere spazi idonei ad una scuola in presenza e in sicurezza.

E nulla è stato fatto neanche nell’altro settore-chiave, insieme alla Sanità, e cioè il Trasporto pubblico locale (TPL). Perciò, abbiamo convocato come COBAS per il 26 pure lo sciopero del TPL, anche se la Commissione di garanzia ha ridotto il nostro sciopero dell’intera giornata a quattro ore. Per tale settore chiediamo lo stop alle privatizzazioni e esternalizzazioni delle aziende, attivandone la ri-pubblicizzazione; la fine delle gare per l’affidamento del trasporto, passando all’affidamento diretto; il potenziamento mediante assunzioni di personale viaggiante e rinnovo/aumento dei mezzi. Nella giornata del 26 i COBAS della scuola e del TPL manifesteranno, insieme a Priorità alla Scuola e al Coordinamento Nazionale Precari Scuola, a Roma (davanti al Parlamento, P. Montecitorio, ore 10), Bologna, Lucca, Firenze, Pisa, Milano, Genova, Catania, Palermo, Massa, La Spezia, Trieste, Padova, Venezia, Reggio Emilia, Pistoia, Ancona, Perugia, Terni, Napoli, Salerno, Bari, Potenza e in varie altre città che verranno comunicate entro fine  settimana. La partecipazione a manifestazioni autorizza spostamenti, anche fuori dal proprio Comune e Provincia nel caso non ve ne siano nei propri.

Piero Bernocchi   portavoce COBAS – Confederazione dei Comitati di base

18 marzo 2021