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Sull’Invalsi nel curriculum dellə studente

Il Decreto Legge 19 (Ulteriori  disposizioni  urgenti  per  l’attuazione  del  Piano nazionale di ripresa e resilienza), pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 marzo 2024, prevede che gli esiti delle prove Invalsi facciano parte del curriculum dello studente, curriculum che, dal DL 62 del 13 aprile 2017, deve essere allegato al diploma. 

Sull'Invalsi nel curriculum dellə studente

Purtroppo quest’ultimo tassello era prevedibile sin dalla nascita, con la riforma Berlinguer del 1999, dell’Istituto Nazionale per la Valutazione del Sistema d’Istruzione ed è per questo che, come Cobas, vi ci siamo sempre opposti.

Alla trasformazione della scuola-azienda, infatti, hanno concorso tutti i governi che si sono succeduti a prescindere dal colore politico mentre oggi, a completare la creazione della scuola neoliberista, interviene massicciamente il PNRR, del tutto estraneo alle reali necessità della comunità educante ma determinante per far accettare, attraverso enormi somme di denaro, il cambiamento.

Quali ricadute ?

Il triste destino di Cassandra, però, non ci impedisce di continuare a ricordare quali saranno le ricadute sul nostro lavoro, su* nostr* studenti e sulla nostra società:

  1. I/le docenti delle materie interessate dall’INVALSI saranno spinti ad allenare gli/le studenti ai test, visto che il risultato di quest’ultimi potrebbe influire – considerato l’inserimento nel curriculum – sulla loro vita futura. 
  2. Dirigenti, genitori e studenti, per la medesima ragione, daranno sempre più importanza ai risultati dei test e, di conseguenza, subiremo sempre più pressioni affinché la nostra didattica sia finalizzata al raggiungimento di un risultato standardizzato e non alla formazione dell’individuo. 
  3. L’introduzione dei risultati dei test all’interno del curriculum concorre alla considerazione de* maturand* come “capitale umano” e alla visione della scuola come mero ente certificatore, ignorando – oltre lo sviluppo della persona – le differenze sociali di partenza e le difficoltà strutturali che alcune zone d’Italia presentano. 
  4. Il punto precedente consente alla politica, in piena ottica neoliberista, di deresponsabilizzare se stessa e di colpevolizzare invece i singoli individui dei propri insuccessi, ignorando ancora una volta l’art. 3 della Costituzione.
  5. Ne è una dimostrazione il fatto che l’INVALSI, grazie all’obiettivo del PNRR di “ridurre i divari”, dal 2022 schedi gli/le studenti apponendo il bollino di “fragile” a chi consegue pessimi risultati, bollino che annulla totalmente il soggetto e le sue complessità, così come previsto dalla tanto osannata “valutazione oggettiva”. 
  6. In quest’ottica, presto o tardi, verrà sostenuta la piena inutilità dell’Esame di Stato e del valore legale del titolo di studio ed esso sarà sostituito dai risultati INVALSI utilizzati come certificati di competenze. A questo punto la Scuola sarà definitivamente risucchiata dal mercato, il quale venderà – a seconda di quanto ci si può permettere – pacchetti di competenze atti a cristallizzare la disuguaglianza di partenza. 

Per tutte queste ragioni

abbiamo sottoscritto insieme ad altri sindacati e associazioni il reclamo al garante della privacy promosso da Roars per denunciare la schedatura non consensuale delle alunne e degli alunni valutat* come fragili sulla base di metodologie docimologiche automatizzate e non trasparenti. Sosteniamo quindi l’opposizione di famiglie, studenti e docenti alla conversione in legge di questa modifica della normativa introdotta per decreto, partecipando a tutte le iniziative che saranno proposte a tal fine, incluso lo sciopero di maggio contro le prove INVALSI alla scuola primaria. 

Non rimaniamo indifferenti, non diciamo che tutto è inutile, non facciamoci vincere dall’impotenza: reagiamo. 

8 marzo: SOSTENIAMO LO SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA 

  • contro ogni discriminazione e violenza di genere, contro  l’omolesbobitransfobia, per una scuola sicura per chi ci lavora (in particolare donne e soggettività LGBTQI+) e per chi ci studia, per il diritto ad un ambiente accogliente con educazione di genere, all’affettività, alla sessualità; contro le ingerenze esterne e i condizionamenti da parte di organizzazioni fondamentaliste e clerico- fasciste; 
  • per la difesa della Legge 194 e del diritto all’autodeterminazione, della rete nazionale dei consultori pubblici e privi di obiettori; 
  • contro la retorica dell’insegnamento come lavoro di cura e occupazione contigua al lavoro domestico-familiare e, per questo, scarsamente retribuita; contro ogni ingerenza del privato nella scuola pubblica statale che deve essere laica e gratuita per tutt*; 
  • contro l’uso sistemico del precariato che tiene in piedi la scuola italiana in una logica di sfruttamento che colpisce soprattutto la componente femminile; contro la divisione sessuale del lavoro nel lavoro produttivo e riproduttivo; per la difesa e il potenziamento delle case rifugio, dei centri antiviolenza e l’adozione di misure di fuoriuscita dalla violenza; 
  • contro la violenza economica, la disparità salariale, i part time involontari e i licenziamenti; contro ogni forma di discriminazione, molestia e ricatto sessuale nell’accesso e sui luoghi di lavoro; 
  • contro lo smantellamento e la privatizzazione dello Stato Sociale e le politiche familiste del governo, per la redistribuzione della ricchezza, la giustizia sociale e ambientale; 
  • per aumenti salariali che garantiscano il recupero del potere d’acquisto sulla base dell’inflazione reale a fronte del forte aumento dei costi energetici e del carovita; 
  • per il diritto ai servizi pubblici gratuiti e accessibili, al reddito, al salario minimo per legge, alla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, alla casa, all’educazione scolastica, alla sanità e ai trasporti pubblici; contro l’abolizione del Reddito di Cittadinanza come misura di contrasto alla povertà, anche lavorativa; 
  • per la tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro; 
  • contro il progetto di autonomia differenziata che aumenta e cristallizza le disuguaglianze territoriali; 
  • contro il genocidio del popolo palestinese da parte di Israele e per un cessate il fuoco immediato e permanente; 
  • contro le spese militari, la militarizzazione della società e della scuola; per la difesa del diritto di sciopero. 

INVITIAMO TUTT* ALLA MANIFESTAZIONE E ALLE ALTRE INIZIATIVE PREVISTE NELLA GIORNATA

8 marzo: SOSTENIAMO LO SCIOPERO FEMMINISTA E TRANSFEMMINISTA 

volantino 8 marzo - 9

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Generi Plurali: un convegno del CESP pieno di entusiasmo e riscontri positivi

Ieri 22 febbraio 2024, presso l’istituto Belluzzi-Fioravanti di Bologna, si è tenuto il convegno nazionale CESP di formazione per il personale scolastico Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola, che ha visto la partecipazione di 250 persone, 190 delle quali si sono trattenute anche per i laboratori pomeridiani.

CONVEGNO CESP GENERI PLURALI

Oltre alla ovvia soddisfazione per i numeri raggiunti, che costituiscono la risposta più chiara ed efficace agli attacchi che Pro Vita & C. hanno voluto per l’ennesima volta riservarci nelle settimane immediatamente precedenti il convegno, vogliamo condividere la gioia per una giornata perfettamente riuscita da tutti i punti di vista, per i sorrisi di docenti, educatori/rici, studenti, attivistǝ, per i tanti riscontri positivi che a voce o per iscritto ci sono pervenuti. 

Non è stato semplice gestire poco meno del doppio delle presenze che mediamente registriamo alle nostre iniziative, ma grazie all’impegno collettivo ce l’abbiamo fatta. Ci fa particolarmente piacere aver raggiunto l’obiettivo di garantire la partecipazione ai laboratori pomeridiani a tuttǝ coloro che ne avevano fatto richiesta. Per farlo abbiamo dovuto organizzare e aggiungere in corsa (nelle ultime due settimane) due laboratori in più rispetto ai quattro che avevamo inizialmente previsto: fondamentale, a questo proposito, anche la disponibilità delle compagnǝ di NUDM a sdoppiare il proprio (occupandosi in pratica di due laboratori invece di uno). 

Qui trovate il programma del convegno.

Qui un esempio degli attacchi di Pro Vita e qui la risposta del Cesp 

Alcune foto.

Generi plurali - 1

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Di seguito un articolo uscito oggi sul Manifesto

Generi plurali: un convegno dei Cobas scuola per educare alla sessualità e all’affettività 

– Giuditta Pellegrini, 23.02.2024 

Educazione 

È uno dei primi tentativi concreti di proporre al personale scolastico uno spazio di elaborazione comune nel contrasto al fenomeno della violenza maschile sulle donne e di genere quello del convegno nazionale Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola che si è tenuto ieri a Bologna presso l’istituto Belluzzi- Fioravanti.

Come ha riferito il gruppo organizzatore del CESP, il Centro studi accreditato per la formazione presso il Ministero dell’istruzione e nato all’interno di Cobas scuola, l’incontro nasce dalla necessità di affrontare l’educazione all’affettività e alla sessualità in maniera plurale, senza appiattire la complessità che caratterizza naturalmente l’ambiente scolastico, a partire dalle istanze delle realtà che da tempo si occupano di questi temi.

Quelle che l’attuale ministro dell’Istruzione Valditara non ha chiamato in causa al momento di redigere il progetto Educazione alle relazioni, di cui mettono in risalto i punti critici.

Per esempio l’affidamento della formazione agli insegnanti a personale non qualificato sulla specificità del problema, come i Centri Anti Violenza, che lavorano sul campo quotidianamente, consapevoli di come esso vada inserito in un contesto culturale ampio di cui bisogna scardinare gli stereotipi. Su questi ha lavorato anche la rete Educare alle differenze, redigendo un manuale pratico dal titolo “che fare” scaricabile dal sito.

“La violenza assume diverse forme, a volte la chiamiamo bullismo, cyberbullismo, stalking, revenge porn, diffusione di video e foto senza consenso. Le iniziative che la scuola assume per contrastarla non tengono mai conto della prospettiva di genere. Il bullismo esercitato su un ragazzo che indossa una felpa rosa, su una ragazza che ti ha lasciato, su una persona transessuale ha connotazioni diverse delle quali bisogna tener conto per essere efficaci nell’intervenire, seppure tutte abbiano la stessa radice nel sistema patriarcale. Perché la violenza non è fine a se stessa, ma impone una norma sociale che punisce chiunque se ne ponga al di fuori”.

Lo ha spiegato Teresa Rossano, insegnante del Cesp di Bologna e fra le organizzatrici del convegno, mettendo in luce l’inefficacia di parlare di relazioni con gli adolescenti senza considerare la sessualità o la scoperta di se attraverso il corpo, che nelle linee guida del progetto governativo sono omesse già a partire dal nome.

È da questo punto che si è espresso anche il Movimento Identità Trans attraverso la voce di Mazen Masoud, che ha ricordato la necessità del diritto di riconoscere l’identità delle persone trans e non binarie all’interno dell’istituzione scolastica, in parte assolta dall‘introduzione delle carriere Alias, pur con dei limiti, e del sostegno del corpo insegnante laddove spesso manca quello famigliare. “L’inclusione non è qualcosa che si aspetta, ma qualcosa che viene raggiunta con la lotta”, ha ricordato Masoud.

A contestare gli aspetti del piano Valditara è anche il movimento transfemminista Non Una Di Meno, presente al tavolo del convegno, che nel suo intervento ha denunciato la pericolosità di linee guida che puntano a impaurire sulle conseguenze di atti impropri e non a portare consapevolezza di un senso di giustizia più profondo e sul consenso.

“Dopo il femminicidio di Giulia Cecchettin molte persone si sono appellate alla scuola come luogo per una sana educazione sessuo-affettiva, ma da allora poco è cambiato” hanno evidenziato le attiviste, elencando i punti che saranno parte delle rivendicazioni dello sciopero indetto per l’8 marzo: un’educazione che riconosca i desideri senza stigma o tabù, non soggetta alla privatizzazione che crea divario tra le classi, che dia spazio anche alle persone trans e alle libere soggettività con carriere alias di difficile attivazione e che superi la precarizzazione del personale.

“I nostri silenzi non ci hanno mai salvato” hanno concluso le attiviste citando la poetessa afroamericana Audre Lorde, alludendo all’attacco che il tavolo ha ricevuto da parte delle associazioni provita negli scorsi giorni: “non staremo zitte proprio ora”.

 © 2024 il manifesto

COMUNICATO STAMPA – Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola

Pubblichiamo il comunicato stampa del CESP relativo al convegno Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola.

Convegno cesp generi plurali

Il giorno 22 febbraio 2024 si terrà presso l’istituto Belluzzi- Fioravanti di Bologna il convegno nazionale Generi plurali: educare alla sessualità e all’affettività a scuola, organizzato dal CESP- Centro studi scuola pubblica (ente accreditato per la formazione del personale della scuola presso il Ministero dell’istruzione).

Il CESP da molti anni si occupa di formazione, intercettando i bisogni e le richieste del personale scolastico in merito a tematiche culturali e sociali che hanno rilevanza e ricaduta sulla vita scolastica e sulla didattica.

Questo convegno nasce dalla necessità di proporre uno spazio di elaborazione comune per far fronte al fenomeno della violenza maschile sulle donne e di genere.
Per questo motivo ci confrontiamo con realtà attive e presenti sul territorio che rappresentano un punto di riferimento per istituzioni e società civile, realtà con cui da tempo il CESP collabora proficuamente.

Una vera e propria propaganda ideologica vorrebbe impedire ad altri di parlare e pretende di cancellare la complessità delle soggettività e dei modi di essere che nella società esistono, complessità che non può essere costretta in rigidi ruoli e modelli che si vorrebbe imporre a tutti.

Riteniamo che educare all’affettività e alla sessualità sia un compito che la scuola debba affrontare in modo plurale, dando cittadinanza a chiunque la attraversi, proponendo un approccio che metta in discussione il modello eteropatriarcale, gerarchicamente organizzato, che produce violenza.

Proprio su tali presupposti il CESP continuerà a svolgere il proprio impegno educativo e formativo come ha sempre fatto.

CESP – Centro Studi per la Scuola Pubblica
8 febbraio 2024

La mostra “Porrajmos, lo sterminio dimenticato dei romanì” Bologna

Apertura al pubblico della mostra “Porrajmos, lo sterminio dimenticato dei romanì” il 26/01/2024 dalle 17-19 alle scuole medie Besta in viale Aldo Moro, 31, Bologna.

La mostra, curata dal Cesp di Bologna, sarà presentata dalle e dagli studenti delle classi terze dell’Istituto.

Per approfondire:

Resoconto delle richieste del coordinamento precari-e della scuola all’USP dell’incontro del 9 gennaio: “iniziamo con le ferie per il Concorso!”

Riceviamo e riportiamo il resoconto dell’incontro con l’USP dello scorso 9 gennaio, in cui il coordinamento precari -e della scuola di Bologna chiosa:”iniziamo con le ferie per il Concorso!”

Qui il video https://fb.watch/pzwEoouOYM/

Precari diritto alle ferie per il Concorso!

“Il 9 gennaio 2024, in occasione dell’ultimo giorno utile per iscriversi al prossimo concorso docenti, abbiamo manifestato i problemi che riscontriamo rispetto al precariato e al reclutamento, presentandoli simbolicamente sotto forma di pacchi natalizi. Durante il presidio organizzato presso l’Ufficio Scolastico Provinciale di Bologna, abbiamo incontrato il Dirigente dell’Ambito Territoriale-Ufficio V, dott. Giuseppe Antonio Panzardi, le dott.sse Silvia Ciucchi e Giuseppina Agnini, e il dott. Cesare Romani, che ci hanno accolti, ancora una volta, con disponibilità e propensione al dialogo.

Nel corso dell’incontro abbiamo esposto le nostre istanze relative

  1. alla possibilità che l’Ufficio svolga un’iniziativa di sensibilizzazione verso le dirigenze scolastiche per invitarle a concedere giorni di ferie ai precari-a, anziché permessi non retribuiti, allə insegnanti a tempo determinato che parteciperanno all’imminente concorso docenti;
  2. ai numerosi casi di mancata concessione delle 150 ore di diritto allo studio;
  3. ai disagi prodotti, durante la scorsa estate, dalle procedure telematiche di attribuzione delle supplenze da GPS, che hanno lasciato moltə insegnanti senza lavoro, anche perché concomitanti con quelle di immissione in ruolo.

Per quanto riguarda il primo punto,

abbiamo fatto presente che, per partecipare al concorso, lə insegnanti a tempo determinato dovranno chiedere almeno tre giorni di permesso non retribuito, corrispondenti ad altrettanti giorni di interruzione del servizio e di mancato stipendio. Tutto ciò si aggiunge ai diritti di segreteria e, per chi supererà le prove e rientrerà nella graduatoria di assunzione, ai 2000 euro del corso abilitante. Per questo, abbiamo chiesto all’Ufficio di inviare alle dirigenze scolastiche una nota di sensibilizzazione sulla questione, sollecitandole a concedere ferie, anziché permessi non retribuiti, a chi parteciperà al concorso.

Dopo aver dichiarato di trovarsi per la prima volta di fronte a questo tipo di segnalazione, l’Ufficio ha affermato che,

pur ritenendo il permesso non retribuito preferibile alle ferie in quanto espressamente previsto dal CCNL per assentarsi dal servizio e partecipare al concorso, non vede il motivo per cui le dirigenze scolastiche dovrebbero negare le ferie in tutti i casi in cui questo non comporti oneri aggiuntivi per le sostituzioni. Rispetto alla nostra richiesta di scrivere una nota da inviare alle scuole per sensibilizzarle sulla questione, l’Ufficio ha dichiarato di non ritenerlo opportuno, ma si è impegnato a esporre il tema alle dirigenze scolastiche durante la prossima Conferenza dei Servizi (da svolgersi, per quanto ci è stato comunicato, entro i prossimi giorni). Inoltre, quando abbiamo annunciato che, come Coordinamento Precariə, ci impegneremo a raccogliere i casi di rifiuto non motivato da parte delle dirigenze, l’Ufficio si è detto disponibile a esaminare le nostre eventuali segnalazioni.

Per quanto riguarda il secondo punto, abbiamo appreso che,

per quest’anno, sono  terminate le disponibilità economiche per la concessione delle 150 ore. Questo significa che tuttə coloro che nei prossimi mesi inizieranno a svolgere l’obbligatorio e costoso percorso di formazione per l’abilitazione all’insegnamento dovranno farlo senza alcuna tutela, cioè basandosi unicamente sulle proprie forze e sulle disponibilità di tempo, arbitrarie e casuali, ricavate dai propri contesti di lavoro. Questo scenario ci allarma: già adesso in questa fase transitoria e ancor di più pensando al percorso a regime. Perché è evidente che il sistema scolastico non sostiene lə propriə insegnanti nella loro formazione, con ricadute in termini di inconciliabilità di impegni, assenze e stress. E, quindi, con effetti negativi sullə insegnanti, in primis, ma anche sullə studenti, e sulla scuola in generale.

A margine dell’incontro abbiamo manifestato il nostro disappunto per

la concomitanza, durante luglio e agosto 2023, delle procedure informatizzate per la presentazione delle domande per le supplenze da GPS e per le immissioni in ruolo dai concorsi (ordinario e straordinario-bis). Innanzitutto, abbiamo ribadito, come già fatto lo scorsa estate, che sarebbe stato opportuno non sovrapporre le procedure e diramare una nota informativa per coloro che, immessə in ruolo, avessero voluto conoscere il modo corretto per chiedere la cancellazione della domanda per le supplenze da GPS.

Relativamente alla sovrapposizione delle due procedure, ci è stato risposto che la responsabilità è dovuta unicamente a decisioni ministeriali. Sulla seconda questione, invece, siamo statə invitatə a essere comprensivə, dato che il periodo estivo è un momento difficile per l’Ufficio, perché molte persone che vi lavorano sono in ferie. Comprendiamo la giustificazione, ma fatichiamo ad accettarla, in nome dellə precariə della scuola che in luglio e agosto non sono in ferie ma in disoccupazione, come abbiamo fatto notare. 

Per quanto riguarda le questioni più generali del funzionamento e dell’utilizzo dell’algoritmo,

pur ribadendo che le decisioni in merito competono esclusivamente al Ministero e che, al momento, niente lascia pensare che si possa tornare alle convocazioni in presenza, l’Ufficio ha ammesso l’esistenza di  difficoltà e ci ha riferito che sarebbe favorevole a eventuali modifiche. In particolare, riterrebbe sensato far ripartire l’algoritmo dalla prima posizione delle graduatorie quando, dopo le prime assegnazioni, sopraggiungono nuove disponibilità di scuole. 

Come è evidente, siamo di fronte a una posizione ancora molto lontana

da quella di chi, come noi, vorrebbe tornare alle convocazioni in presenza, ma è già un’apertura rispetto all’incontro del maggio scorso. Pertanto, è fondamentale tenere alta l’attenzione sul problema, senza considerarlo una partita persa e continuando a segnalare tutti i difetti del sistema informatizzato, perché non si ripetano le situazioni più assurde  già avvenute la scorsa estate.

Per questo motivo, rilanciamo l’invito a riprenderci gli spazi di riunione, discussione e conflitto sulle questioni che riguardano lə docenti precariə, per portare, unitə, le nostre istanze agli Uffici competenti, perché solo insieme possiamo incidere veramente. 

Iniziamo con le ferie per il concorso per i/le precari!

Il nostro intervento ha fatto emergere  il problema. E l’impegno che l’Ufficio scolastico ha preso di presentare la nostra istanza presso le dirigenze alla prossima Conferenza dei Servizi è un risultato importante e da monitorare. 

Perciò, invitiamo tuttə a

  • chiedere ferie, e non permessi non retribuiti, per partecipare al concorso;
  • segnalarci immediatamente eventuali rifiuti non adeguatamente motivati dalle dirigenze;
  • partecipare alle nostre prossime riunioni in via San Carlo 42 e contattarci per ulteriori informazioni.

Coordinamento Precariə Scuola di Bologna

IL COLLEGIO DOCENTI DEL POLO FERMI-GIORGI BOCCIA LA SPERIMENTAZIONE QUADRIENNALE

UN’ALTRA PRESA DI POSIZIONE IMPORTANTE DA PARTE DEGLI INSEGNANTI LUCCHESI

Nei giorni precedenti le feste di Natale si è chiuso un “autunno caldo” che ha visto i/le insegnanti di diverse scuole lucchesi assumere posizioni molto significative contro le iniziative più impattanti sulla scuola pubblica intraprese dal Governo.

Il Collegio Docenti del 21 dicembre del Polo Fermi-Giorgi ha infatti bocciato sonoramente la proposta di sperimentazione quadriennale agli Istituti Tecnico e Professionale con una delibera che ha visto una maggioranza schiacciante di voti contrari.

Le altre scuole?

Questa bocciatura, che si aggiunge a quelle di diverse altre scuole liguri, emiliane e toscane come il Galilei di Livorno, assume particolare importanza visto che è arrivata nel polo scolastico che con oltre 2.500 alunni/e iscritti/e risulta il più grande della Toscana, oltre ad avere una lunga tradizione nella formazione tecnica e professionale e un corpo docente altamente qualificato in questi ambiti, e viene rafforzata dalla netta presa di posizione di tutti i dipartimenti che già in precedenza si erano espressi contrariamente.

Una proposta calata dall’alto

L’ennesima proposta calata dall’alto che viene rispedita al mittente da docenti che la scuola la vivono tutti i giorni e già da anni osservano da vicino gli effetti devastanti della riforma Gelmini del 2008-10, che a sua volta non fece altro che comprimere il tempo scuola riducendo le ore di lezione settimanali andando a tagliare in particolare le ore delle discipline laboratoriali con il solo fine di risparmiare 8 miliardi di euro in tre anni.

Quali virtuù in questo modello?

Il Governo, inoltre, vorrebbe estendere il modello introdotto nel 2017 con la Riforma dei Professionali a tutto il sistema dell’istruzione tecnica e professionale senza considerare gli effetti negativi di quella trasformazione e persino gli ultimi risultati degli Ocse Pisa che ne dimostrano il fallimento: complessivamente, negli istituti professionali e nella formazione professionale il 60% di studenti non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura.

A scuola si parla di filiera!

Il DDL 924 del 2023 istituisce la filiera formativa tecnologico professionale, la quale – già dai termini – nulla ha a che vedere con principi educativi e pedagogici che dovrebbero essere alla base di qualunque percorso di istruzione e non è altro che l’ennesimo tentativo per separare la formazione pensata per il lavoro dall’istruzione tout court, asservendo ancora una volta il sistema scolastico alle aziende.

Il DDL prevede anche che gli Istituti Tecnici e Professionali abbiano durata quadriennale con la possibilità di muoversi “orizzontalmente e verticalmente” tra tutte le istituzioni della filiera e con le 1.056 ore del quinto anno spalmate nei quattro precedenti, con lezioni che potrebbero essere svolte allungando il calendario scolastico nei mesi estivi oppure prolungando con rientri pomeridiani l’orario settimanale.

Queste ore potrebbero essere appaltate agli altri soggetti della rete, con l’utilizzo massiccio degli esperti esterni, e si potrebbero realizzare anche accordi di partenariato con i privati che prevedano la possibilità di assolvere all’obbligo scolastico tramite degli stage in azienda a partire dai 15 anni.

Inoltre, per permettere tutto questo gli/le insegnanti dovrebbero predisporre percorsi flessibili, personalizzati e certificati attraverso le Unità di Apprendimento (UDA).

Tradotto: ti iscrivi a un tecnico o a un professionale, puoi frequentare “pacchetti formativi” a scuola o presso gli altri componenti istituiti nella tua Regione, gli/le insegnanti saranno sommersi dall’inutile burocrazia delle UDA, gli esperti esterni ti faranno lezioni e, una volta compiuti 15 anni, potresti entrare in azienda sottopagato/a e privato/a di una cultura generale che, nella vita, aiuta a non essere manipolato/a.

Reagire è agire

Ma la votazione del Collegio Docenti del Polo Fermi-Giorgi sulla sperimentazione del percorso quadriennale segue quelle altrettanto significative di altri Istituti scolastici lucchesi.

.. contro gli accorpamenti

Particolarmente attivo, infatti, è stato negli ultimi mesi il Collegio Docenti dell’Istituto Don Lazzeri-Stagi di Pietrasanta, che nella seduta del 12 dicembre ha approvato a larga maggioranza un documento in cui si esprime profonda preoccupazione e forte contrarietà all’accorpamento ad un altro Istituto scolastico della Versilia, operazione rientrante nel complessivo taglio di 15 Istituti scolastici nella Regione Toscana in applicazione al piano di ridimensionamento scolastico voluto dal Governo che impone appunto l’accorpamento tra Istituti in modo da garantire una media di 900 alunni/e per Istituto. Documento che invita quindi la Regione Toscana, i rappresentanti della Provincia di Lucca, l’Ufficio Scolastico Regionale e l’Ufficio Scolastico Provinciale a tener conto delle considerazioni del Collegio stesso e a rivedere scelte nefaste che, in ultima analisi, sarebbero soprattutto gli studenti a pagare.

.. contro le nuove figure di docente tutor e orientatore

Sempre il Collegio Docenti del Don Lazzeri-Stagi nella seduta del 20 settembre aveva dato il via a una serie di delibere che respingevano in diverse scuole superiori lucchesi la proposta di istituire le nuove figure di docente tutor e docente orientatore che anche in questo caso, nelle intenzioni del Ministero, aveva lo scopo di affrontare la dispersione scolastica. Un’altra scelta calata dall’alto e dettata più da scopi propagandistici che dall’intenzione di affrontare seriamente il problema dell’abbandono scolastico, dimenticando gli interventi realmente necessari che da anni chiede il mondo della scuola: liberazione da una burocratizzazione soffocante, ingenti investimenti nelle infrastrutture spesso inadeguate e per un corpo docente stabilizzato e formato (e magari ben pagato) e, soprattutto, eliminazione delle classi pollaio limitando il numero di alunni/e per classe, in modo da potersi prendere cura di tutti e tutte.

Delibera che è stata poi seguita da quelle dei Collegi Docenti dell’ISI Barga, del Liceo Artistico e Musicale Passaglia e del Chini-Michelangelo che a ottobre hanno respinto a larghissima maggioranza la nomina dei tutor e dell’orientatore mandando un chiaro segnale politico, ribadendo la necessità del controllo e della legittimazione democratica dei ruoli e dei compiti all’interno della comunità scolastica e riaffermando l’importanza dell’unità del corpo docente con disapprovazione per l’ennesimo tentativo di ledere dignità e centralità della professione docente.

Matteo Masini

Esecutivo provinciale dei Cobas scuola di Lucca

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NO alla sperimentazione dei Tecnici e Professionali di 4 anni

NO alla sperimentazione dei Tecnici e Professionali .

Il 7 dicembre il governo, scavalcando l’iter parlamentare, ha emanato un decreto con carattere di urgenza  per la riforma degli Istituti Tecnici e professionali, riforma che è stata avviata con il DDL 144 del 2022 e che, nel quasi silenzio generale, stravolge ulteriormente il fine Costituzionale della Scuola, ovvero contribuire a rimuovere “gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”(art 3). 

Il Governo infatti vorrebbe estendere il modello introdotto nel 2017 con la Riforma dei Professionali a tutto il sistema dell’istruzione tecnica e professionale.
Evidentemente gli effetti di quella trasformazione non sono considerati negativi, mentre persino gli ultimi risultati degli Ocse Pisa ne dimostrano il fallimento: complessivamente, negli istituti professionali e nella formazione professionale il 60% di studenti non raggiunge le competenze minime in matematica e in lettura. 

Con il DDL 924 nasce la filiera formativa tecnologico professionale, la quale – già dai termini – nulla ha a che vedere con principi educativi e pedagogici che dovrebbero essere alla base di qualunque percorso di istruzione.

Foto di Johnny Gutierrez da Pixabay

Cosa sono?

Sono l’ennesimo tentativo per separare la formazione pensata per il lavoro dall’istruzione tout court, asservendo il Sistema scolastico, ancora una volta, alle aziende.

Infatti crea percorsi sperimentali che dovrebbero realizzare gli obiettivi del “Piano nazionale “Industria 4.0”, a cui le Regioni possono aderire in base alle “esigenze specifiche del territorio” ovvero, in base agli interessi dei soggetti privati che ne condizionano le decisioni politiche.

Si prevede di istituire reti (chiamate retoricamente campus) costituite da:

  • gli attuali istituti tecnici e istituti professionali statali;
  • la formazione professionale (IeFP);
  • i percorsi di istruzione e formazione tecnica superiore (IFTS);
  • gli ITS Academy;
  • “altre istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado” (i Licei, se interessati, in particolare il liceo del “Made in Italy”);
  • le Università e le Accademie ed eventuali enti pubblici e privati presenti sul territorio (città metropolitane, comuni, imprese, fondazioni, onlus, istituti bancari ecc.).
  • Inoltre, la sperimentazione prevede l’obbligo di attivare percorsi didattici tenuti direttamente dalle aziende. 

Tradotto:

la scuola pubblica si fonde con gli interessi privati affinché anche l’istruzione tecnica e professionale siano esclusivamente volte a formare lavoratori e lavoratrici utili alle aziende specifiche di quel territorio.

Come?

Gli Istituti Tecnici e Professionali avranno durata quadriennale e chi li frequenterà potrà muoversi, “orizzontalmente e verticalmente”, tra tutte le istituzioni del campus (vedi sopra). Le 1056 ore del quinto anno verranno spalmate nei quattro precedenti con lezioni che potrebbero essere svolte allungando il calendario scolastico nei mesi estivi oppure prolungando, nel pomeriggio, l’orario settimanale. Queste ore potranno anche essere appaltate agli altri soggetti della rete, con l’utilizzo massiccio degli esperti esterni e sono previsti accordi di partenariato con i privati che prevedono la possibilità di assolvere all’obbligo scolastico tramite degli stage in azienda a partire dai 15 anni. Inoltre, per permettere tutto questo gli/le insegnanti dovranno predisporre percorsi flessibili, personalizzati e certificati attraverso le Unità di Apprendimento (UDA).

Tradotto:

ti iscrivi a un tecnico o a un professionale, puoi frequentare “pacchetti formativi” a scuola o presso gli altri componenti istituiti della tua Regione, gli/le insegnanti saranno sommersi dall’inutile burocrazia delle UDA, gli esperti esterni ti faranno lezioni e una volta compiuti 15 anni, potresti entrare in azienda sottopagat* e privat* di una cultura generale che, nella vita, aiuta a non essere manipolat*. Se poi sei iscritto/a alla formazione professionale (IeFP), sarà l’INVALSI a valutare se hai raggiunto le competenze previste per accedere agli ITS Accademy o – senza esame preliminare – all’Esame di Stato. Cogliete l’aberrazione? Una cosa è, come era in passato, fare un breve stage aziendale, altra cosa è  essere formati solo ed esclusivamente per e dalle aziende. Ciò significa da un lato che si acquisiscono solo competenze specifiche richieste dalle imprese di quel territorio, dall’altro che quella parte che la Costituzione chiama “sviluppo della persona umana”, viene lasciata solo a chi frequenta i Licei.

  • Innanzitutto il nostro orario di lavoro verrà rivoluzionato (art 1 c. 2). La relazione tecnica su questo è chiarissima: la riduzione di un anno nella durata del corso di studi è controbilanciata da:
    a) un maggiore numero di ore settimanali di lezione da realizzare nel pomeriggio;
    b) oppure, un maggiore numero annuale di giorni di lezione da fare durante l’estate. 
  • La burocrazia aumenta vertiginosamente a causa del sistema delle certificazioni che riguarderà sia tutte le unità di apprendimento (UDA) sia la personalizzazione delle 1056 ore che gli /le studenti dovranno svolgere all’interno dei percorsi offerti dalla filiera tecnologico-professionale. 
  • Nonostante il DDL specifichi che questi cambiamenti non andranno a intaccare i posti degli/delle insegnanti di ruolo, possiamo già prevedere che ci sarà un calo drastico dei posti in organico di fatto
    : che ne sarà di quelle migliaia di precari/e che hanno permesso, ogni anno, il funzionamento della scuola?
  • Il tutto avviene ovviamente senza ulteriore oneri per la finanza pubblica quindi ci pagheranno sempre la stessa miseria.

SÌ, DOBBIAMO.
Questo decreto (e il Decreto Legge in discussione in Senato) prevede la delibera di adesione da parte dei collegi entro il 30 dicembre . Se, quando ci verrà proposto, diremo di no a qualsiasi sua articolazione, allora avremo contribuito a fermare questa deriva.

Ma ATTENZIONE.
I grimaldelli che i DS useranno saranno allettanti.
Ci diranno che le scuole aderenti alla sperimentazione acquisiscono prestigio; 
Ci diranno di non preoccuparci,
che ci sarà da fare qualche ora in più, massimo un paio di settimane a giugno o a settembre;
Ci diranno che poi non possiamo lamentarci se gli italiani pensano che non lavoriamo mai e abbiamo tre mesi di vacanze pagate;
E infine ci diranno che lo dobbiamo fare per il bene dei/delle nostri/e studenti.

Lo faremo ancora?
Accetteremo la degradazione del nostro lavoro e la rovina della scuola pubblica? 

FERMIAMO LA SPERIMENTAZIONE ALL’INTERNO DEI NOSTRI COLLEGI DOCENTI E RIPRENDIAMOCI LA DIGNITÀ PROFESSIONALE CHE LA COSTITUZIONE CI HA DATO. 

NO alla sperimentazione dei Tecnici e Professionali .

Cobas Scuola Bologna

COL SILENZIO/ASSENSO ESPERO CI VUOLE TOGLIERE IL TFR

Ulteriore truffa ai danni dei lavoratori e delle lavoratrici della scuola!


Se all’inizio del 2007 la preda dei cacciatori dell’industria del risparmio gestito era stato il TFR di lavoratrici e lavoratori del settore privato, ora tocca al settore pubblico.

Dopo l’accordo di settembre 2021 sul Fondo pensione Perseo‐Sirio per i comparti pubblici extra‐scuola, il 16 novembre 2023, è stato sottoscritto definitivamente l’Accordo sulla regolamentazione inerente alle modalità di espressione della volontà di adesione al Fondo pensione Espero, anche mediante forme di silenzio-assenso, ed alla relativa disciplina di recesso del lavoratore.

Cosa prevede questo accordo?

  • Si applica al personale assunto, dopo il 1° gennaio 2019, nelle amministrazioni pubbliche destinatarie del Fondo Nazionale Pensione Complementare per i lavoratori della Scuola Fondo Pensione Espero, il fondo di previdenza complementare negoziale a cui possono aderire tutti i lavoratori della scuola e delle Istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica.
  • Prevede sia l’adesione espressa, mediante una esplicita manifestazione di volontà dell’aderente, sia l’adesione mediante silenzio-assenso (cosiddetta “adesione tacita”)
  • Per questo secondo caso (il silenzio-assenso), l’accordo definisce modalità e regole che assicurino una puntuale ed esaustiva informazione per i neo-assunt*. Si prevede, infatti, che il lavoratore al momento dell’assunzione riceva una dettagliata informativa dalla propria amministrazione, contenente informazioni generali sulla previdenza complementare e informazioni specifiche sul Fondo Espero, anche mediante rinvio al sito web del Fondo o di siti web istituzionali, sulla possibilità di iscriversi e sul meccanismo del silenzio-assenso. Nei nove mesi successivi, il lavoratore può iscriversi espressamente o dichiarare che non vuole iscriversi (in tale ultimo caso, naturalmente, non scatta il meccanismo del silenzio-assenso). Se non fa né l’una né l’altra cosa allo scadere dei nove mesi egli è iscritto. Riceverà, quindi, una seconda comunicazione, stavolta da parte del Fondo Espero, che lo informerà dell’avvenuta iscrizione evidenziando anche che, entro un mese, potrà esercitare il diritto di recesso. Solo dopo che è trascorso questo ulteriore periodo, senza che sia stata manifestata alcuna volontà, l’iscrizione si perfeziona.

I SINDACATI CONFEDERALI, CHE HANNO FORTEMENTE VOLUTO QUESTO ACCORDO, DOVREBBERO VERGOGNARSI!

Invece di lottare per adeguare gli stipendi all’inflazione, decidono, nascondendolo ai lavoratori e con la trappola del silenzio – assenso, di utilizzare il tfr per arricchire le casse del “loro” fondo pensione, visto che in 20 anni non sono riusciti a convincere più del 10% della categoria all’adesione volontaria.

Noi non abbiamo la volontà di fare i consulenti finanziari, imbarcandoci in dimostrazioni su cosa sia vantaggioso e cosa no, e siamo coscienti che quell’1% aggiunto dallo Stato, a carico quindi della fiscalità generale, ma a beneficio unicamente di chi effettua questa scelta privatistica, possa essere allettante. Ciò non toglie che l’intera operazione sia eticamente, politicamente e sindacalmente ignobile per chi la propone al posto della tutela della previdenza pubblica, anzi, dopo aver contribuito ad affossarla. E vogliamo al proposito fare alcune considerazioni:

  • Il TFR è salario differito, cioè sono soldi del/la lavoratore/rice, messi lì da parte. Che qualcuno si arroghi il diritto di prenderseli in gestione semplicemente attraverso il silenzio del dipendente dà l’idea di un borseggio con scaltrezza. Rivendichiamo che sia il/la lavoratore/rice a poter decidere cosa fare dei propri quattrini, con una propria esplicita scelta, non veicolata dal “silenzio”.
  • Ricordiamo che aderendo ad ESPERO l’unica certezza è che non si riceverà più il TFR, cioè un accantonamento annuo che corrisponde quasi al valore di una mensilità e che ha una rivalutazione annua pari all’1,5% fisso più il 75% del tasso di inflazione (per giugno 2022 è complessivamente del 4,8%, ISTAT).
  • Nessuna garanzia di questo tipo può essere data da ESPERO e, al limite, neppure la restituzione delle somme versate, in quanto gran parte degli importi sono investiti in azioni, obbligazioni, titoli di stato. Può andar meglio che col TFR? Certo! Può andar peggio? Altrettanto certo!
  • Docenti e ATA sono esclusi da qualsivoglia controllo circa la qualità e il valore etico degli investimenti effettuati dai fondi pensione, cosa che non avviene neppure nei piani proposti dalle banche, nei quali si può decidere, ad esempio, di evitare di puntare su cose tipo armi o energie fossili… che possono far bene alle proprie tasche, ma sicuramente non al pianeta e a chi ci vive.
  • La scelta di destinare il proprio TFR ai fondi pensione è irreversibile e non ammette ripensamenti.

La previdenza integrativa è priva di difese contro l’inflazione. 

Molto meglio il Tfr

  1. Con l’inflazione i nodi vengono al pettine. I risultati di fondi pensione e piani individuali pensionistici (Pip) sono disastrosi.
  2. La questione è attuale perché è uscita la relazione annuale della Covip, organo di vigilanza. Ma come sarebbe andata si era capito già a fine 2022-inizio 2023, tanto che persino la stampa economica si era convertita. Sullo stesso Corriere della Sera, sistematicamente schierato a favore della previdenza integrativa, si scriveva infatti che “tenersi stretto il Tfr è al momento la soluzione più saggia”.
  3. I dati per il 2022 sono eclatanti. Ragioniamo sui risultati lordi, non inficiati da favori e dispetti fiscali. La rivalutazione del Tfr dei lavoratori dipendenti è stata del 10%, negativi invece i rendimenti medi della previdenza integrativa; negativi già in termini nominali: dal -9,8% al -11,5% a seconda dello strumento. Come dire? Più 10 da una parte, meno 10 dall’altra. Anche per linee cosiddette garantite dei fondi pensione è stata una batosta: una perdita reale media del 15,6%.
  4. Tutto ciò non è conseguenza di qualche evento inimmaginabile, bensì della più grave stortura della previdenza integrativa: la totale assenza di tutela del potere d’acquisto.

Non facciamoci ingannare: denunciamo l’ennesimo attacco antidemocratico portato avanti dai Sindacati Confederali ai danni dei lavoratori e delle lavoatrici. 

Teniamoci stretto il nostro TFR!!


Tradotto: per non cadere nella trappola del silenzio assenso invitiamo i e le colleghe assunte dopo il 1^ Gennaio 2019 (*) e tutti quelli che saranno assunti con le nuove tornate, di consegnare in segreteria della propria scuola e far protocollare il seguente modulo e inviarlo anche via PEC o raccomandata a ESPERO.

Comunicato sul silenzio per Giulia Cecchettin

Bologna, 21 novembre 2023

Oggi è stato chiesto alle scuole di osservare un minuto di silenzio, ma noi non vogliamo stare in silenzio. Al contrario, vogliamo fare rumore. Vogliamo prendere la parola per parlare di ciò che è accaduto a Giulia e che accade tutti i giorni sotto i nostri occhi, nelle nostre vite e anche nelle nostre classi. Siamo consapevoli di avere delle responsabilità. Come insegnanti sappiamo quanto sia importante trovare le parole per dirlo. Le parole per denunciare, le parole per capire, le parole per esprimere e per condividere. Per questo non accettiamo oggi di stare in silenzio.

Vogliamo partire dalle parole di Elena,

la sorella di Giulia, che pensiamo debbano essere lette in tutte le classi, soprattutto dagli uomini. Contro la violenza non è più il momento del silenzio, è necessario prendere parola. Invitiamo tutti e tutte a leggerle, discutere nelle classi e a fare in modo che questo ennesimo terribile femminicidio e che il prossimo 25 novembre diventino un’occasione per interrogarsi, un’occasione di cittadinanza attiva nelle classi.

Queste le parole di Elena che leggeremo e discuteremo con gli alunni e le alunne:

“Turetta viene spesso definito come mostro, invece mostro non è. Un mostro è un’eccezione, una persona esterna alla società, una persona della quale la società non deve prendersi la responsabilità. E invece la responsabilità c’è. I «mostri» non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling. Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura. 

Viene spesso detto «non tutti gli uomini». Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto. È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentano il minimo accenno di violenza sessista. Ditelo a quell’amico che controlla la propria ragazza, ditelo a quel collega che fa catcalling alle passanti, rendetevi ostili a comportamenti del genere accettati dalla società, che non sono altro che il preludio del femminicidio. 

Il femminicidio è un omicidio di Stato,

perché lo Stato non ci tutela, perché non ci protegge. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere. Serve un’educazione sessuale e affettiva capillare, serve insegnare che l’ amore non è possesso. Bisogna finanziare i centri antiviolenza e bisogna dare la possibilità di chiedere aiuto a chi ne ha bisogno. Per Giulia non fate un minuto di silenzio, per Giulia bruciate tutto.” Elena Cecchettin

COBAS SCUOLA BOLOGNA